Sarkozy tira fuori dall’arsenale anti crisi lo stato imprenditore

Ventisei miliardi di euro per uscire da una crisi che “non è passeggera”. A tanto ammonta “l’arsenale” che Nicolas Sarkozy, presidente di Francia, ha annunciato ieri a Douai, a due passi da uno stabilimento della Renault. Perché non è “una crisi congiunturale, ma strutturale e trasformerà per lungo tempo l’economia, la società, la politica” e soprattutto l’equilibrio tra “stato e mercato.
4 DIC 08
Ultimo aggiornamento: 22:38 | 17 AGO 20
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Certo, lo stato avrà un ruolo forte: 100 mila alloggi sociali in più; le autorità locali costruiranno asili, ospedali e ospizi; 200 euro una tantum alle 3,8 milioni di famiglie più povere. Non mancano gli aiuti alle case automobilistiche, con mille euro di ecoincentivi per la rottamazione. I colossi pubblici – i giganti energetici Edf e Gdf-Suez, la metropolitana di Parigi, la Posta e le Ferrovie – saranno finanziariamente mobilitati sul fronte infrastrutture. Quattro nuove linee di Tgv saranno costruite contemporaneamente tra il 2010 e il 2014. Una prima “nella storia di Francia”, ha spiegato Sarkozy. Un nuovo ministro sarà incaricato di seguire l’attuazione del piano. La rottura con il passato sta nello “stato imprenditore” e “investitore”. “Abbiamo scelto di non sacrificare il futuro al presente”, ha spiegato Sarkozy. “L’investimento è il solo modo per preparare i posti di lavoro di domani”, mentre finora si è speso troppo per il “funzionamento” dello stato.
Così, le imprese potranno beneficiare di 11 miliardi di rimborsi anticipati, che dovrebbero alleviare gli effetti della stretta bancaria sul credito almeno nel primo trimestre del prossimo anno. Le società con meno di dieci dipendenti, inoltre, non dovranno pagare i contributi per i nuovi assunti nel 2009. Per fare in modo che i grandi investimenti infrastrutturali favoriscano innanzitutto il privato, Sarkozy vuole “finirla con lo stato burocratico” e rendere più flessibili le regole per gli appalti. Infine, più di dieci miliardi di euro saranno spesi per la rivoluzione digitale, le tecnologie ecocompatibili e la crescita pulita, al fine di rilanciare la competitività francese.
Secondo Sarkozy, governare in deficit non soltanto si può, ma è una necessità. In seguito a questo piano, il disavanzo pubblico della Francia nel 2009 passerà dal 3,1 previsto al quattro per cento, ben al di sopra dei limiti imposti da Maastricht e degli sforamenti consentiti dalla Commissione europea anche in queste circostanze eccezionali. Nella Sarkonomics è “fuori discussione subire” la crisi: “Non fare niente ci costerebbe molto di più”.