Il prossimo obiettivo dell’opa dalemiana sul Pd si chiama Chiamparino

C’è grande attesa, dentro il Partito democratico, in vista della direzione convocata per il 19 di questo mese. C’è attesa non tanto per quel che dirà Massimo D’Alema, piuttosto, cercherà di mettere dei paletti sulla linea politica del Pd, come ha anticipato lui stesso a qualche compagno di corrente.
2 DIC 08
Ultimo aggiornamento: 22:37 | 17 AGO 20
Immagine di Il prossimo obiettivo dell’opa dalemiana sul Pd si chiama Chiamparino
Walter uno e bino. C’è grande attesa, dentro il Partito democratico, in vista della direzione convocata per il 19 di questo mese. C’è attesa non tanto per quel che dirà Massimo D’Alema, visto che l’ex ministro degli Esteri ha fatto chiaramente capire che non sferrerà nessun attacco frontale al segretario – piuttosto, cercherà di mettere dei paletti sulla linea politica del Pd, come ha anticipato lui stesso a qualche compagno di corrente. E allora che cosa si attende veramente? Quel che si attende è il discorso di Walter Veltroni. Quel che il leader del Partito democratico ha in animo di dire non si sa ancora perché tra i suoi si stanno affrontando due anime e due scuole di pensiero. Da una parte c’è chi non vorrebbe che Veltroni andasse alla guerra, come, per esempio, il suo vice Dario Franceschini. Chi, cioè, suggerisce al segretario di non fare una relazione di fronte alla quale i dalemiani potrebbero votare contro o quanto meno astenersi. Una relazione, insomma, che dica chiaramente che il Pd non può essere per il sistema tedesco e che la sua collocazione europea non può essere quella del Pse. Di fronte a una piattaforma di questo tipo è ovvio che D’Alema e i suoi non potrebbero votare a favore. Chi sostiene la linea della prudenza spiega a Veltroni che di fronte a una linea condivisa, e votata da tutti in direzione, sarà poi più difficile ai dalemiani sfilarsi dopo il voto delle elezioni europee nel caso il Pd vada male. Il ragionamento, in poche parole, è questo: come potrebbe D’Alema, che ha votato la tua relazione poi criticarti e addossarti gli errori politici? Ma c’è un’altra anima nel Pd targato Veltroni, quella rappresentata da Goffredo Bettini e Beppe Fioroni, che invece vorrebbe un chiarimento vero. C’è chi ritiene che tanto D’Alema proverà lo stesso a fare le scarpe al segretario e allora tanto vale stanarlo subito ora che è in minoranza. Chissà cosa deciderà Walter Veltroni: nel Pd chi lo conosce bene è convinto che alla fine si consulterà e consiglierà solo col fido Walter Verini.

La coppia che scoppia/ 1. Un tempo, nella Margherita Rosy Bindi ed Enrico Letta, per quanto assai diversi per carattere e modi, giocavano un gioco abbastanza simile: erano entrambi prodiani non acritici e non parisiani. Ora i due sono assai distanti. La Bindi segue sempre con sospetto i movimenti del giovane Letta. Tant’è vero che pur essendo molto critica nei confronti di Walter Veltroni non riesce a spostarsi nelle file dei dalemiani perché sa che l’ex ministro degli Esteri non esclude di appoggiare la candidatura di Letta alla guida del Partito democratico.

La coppia che scoppia/ 2. Come sono complicati e delicati i rapporti tra Massimo D’Alema e Piero Fassino. Dopo la freddezza seguita alla candidatura da parte dell’ex ministro degli Esteri di Veltroni alla leadership del Pd, Fassino si era riavvicinato a D’Alema. Ora invece se ne è prontamente allontanato. Perché mai? Fonti molto autorevoli ma altrettanto maliziose sostengono che l’ex segretario Ds contenda a D’Alema la poltrona di presidente del Parlamento europeo che in questa prima parte della legislatura spetterà a un esponente del Pse. Per questa ragione entrambi caldeggiano l’ingresso del Pd nel gruppo socialista di Strasburgo, e per questa ragione i due sono diventati improvvisamente avversari.

Un po’ Pd, un po’ lumbard e molto dalemiano. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha lanciato la formula del partito del nord. Un partito, cioè, che sia federato al Pd nazionale, ma niente di più. Il termine partito del nord per la verità non è nuovo. Ogni volta che il centrosinistra è in difficoltà nel settentrione – e cioè molto spesso – qualcuno se ne esce con questa ipotesi. Il primo fu Veltroni, che quando fu segretario dei Ds affidò la pratica a Pietro Folena e tutti sanno come andò a finire. Ora Chiamparino, che ha già caldeggiato anche in passato questa soluzione, rilancia l’idea. Una reazione normale per un uomo del nord che vede il suo partito proprio da quelle parti in apnea costante. Ma allora chissà perché molti veltroniani (si veda il “no” secco a questa ipotesi che Fioroni consegna al Corriere della Sera) ricordando i vecchi e ottimi rapporti tra i due, sono convinti che Chiamparino si muova per dare fastidio al segretario, di conserva con Massimo D’Alema. Già, chissà perché.