La furia di Al Qaida infiamma l'India

Hanno usato la tattica dei juramentados, i fanatici islamici filippini che nell’Ottocento attaccavano le città occupate dagli spagnoli con scorrerie suicide a piedi. Colpivano tutti quelli a tiro, prima di essere freddati. Almeno ottanta persone sono morte ieri a Mumbai, la capitale economica dell’India, in una serie di attentati.
27 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 09:42 | 19 AGO 20
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Una donna italiana che alloggia con la figlia di sei mesi all’Oberoi, un altro albergo a cinque stelle colpito dai terroristi nella zona di Narima Point, è riuscita a contattare il consolato di Mumbai: secondo l’agenzia di stampa AdnKronos, alla donna è stato chiesto di non lasciare la propria camera. Nel momento in cui il Foglio va in stampa, nella zona è in corso un’operazione delle teste di cuoio. La Farnesina non esclude che altri italiani siano coinvolti. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto in serata di essere “fortemente proccupato" per la situazione. E’ il peggiore attentato nel subcontinente dallo scorso giugno, quando nove bombe nascoste in un mercato di Jaipur hanno fatto più di sessanta vittime. Allora, le esplosioni furono rivendicate dai Mujaheddin dell’India, un gruppo di estresmisti islamici che ha contatti in Pakistan e in Afghanistan.
Le stime ufficiali parlano di ottanta morti e almeno duecentocinquanta feriti, ma secondo il quotidiano Times of India il bilancio è decisamente più grave. I feriti, dice il sito Web del giornale di Nuova Delhi, sarebbero almeno duecentocinquanta. Fra loro c’è un deputato europeo, lo spagnolo Ignasi Guardans, in visita in India con una delegazione dell’Europarlamento. Nell’elenco delle vittime c’è Hemant Karkare, capo dell’antiterrorismo di Mumbai. La strategia è la stessa usata dai Mujhaiddin a Jaipur e in altre occasioni: attacchi rapidi, uno dietro l’altro, in punti diversi della città.
Questa volta i terroristi hanno preso di mira il terminal ferroviario di Chhatrapati Shivaji, dove alcuni uomini hanno sparato colpi di kalashnikov sulla folla uccidendo almeno dieci persone e ferendone una trentina. Una granata ha centrato l’esclusivo hotel Oberoi, la tv indiana ha mostrato le immigini delle fiamme nella hall del Taj Mahal, dove tre impiegati hanno perso la vita. Fra i locali colpiti dai terroristi ci sono anche il Trident, uno degli hotel prefiriti dai turisti italiani, e il Café Leopold. Le sparatorie sono proseguite per più di un’ora. Anche una pompa di benzina è esplosa nel quartiere Colaba. La polizia avrebbe già arrestato tre degli attentatori, mentre due sarebbero stati uccisi nel corso di una sparatoria avvenuta nei pressi del Parlamento. Sulla scena degli attacchi sono intervenute anche le unità d’emergenza delle forze armate. Non è la prima volta che Mumbai è colpita dai terroristi. Nel 2006, sette esplosioni coordinate hanno fatto 209 morti e hanno raffreddato i rapporti con il Pakistan.
Nuova Delhi sospetta che i servizi segreti di Islamabad siano coinvolti negli attacchi degli ultimi anni contro gli obiettivi in indiani. I Mujaheddin dell’India, un’organizzazione clandestia legata al Movimento indiano degli studenti islamici, avrebbe amicizie che contano sulle montagne fra il Pakistan e l’Afghanistan, il rifugio scelto da al Qaida e dai guerriglieri talebani. Il 2008 è stato un anno tragico per l’India. A giugno i terroristi avevano colpito Jaipur, a luglio è stata la volta di Bangalore, il centro tecnologico del paese, dove sono morte venti persone in un giorno soltanto. Ora il terrore ritorna a Mumbai. Dall’inizio dell’anno sono duecento le persone morte in attacchi degli estremisti islamici. Anche Johnny Joseph, rappresentante del governo dello stato di Maharashtra, di cui Mumbai è capitale, dice che il numero delle vittime è destinato a salire.