Così governo, rettori e Pd iniziano il dialogo sull'università

Il convegno pubblico organizzato ieri nell’aula magna dell'Università Statale di Milano dimostra innanzitutto che laddove non ci si trastulla giocando allo sfascio sui tagli del ministro Gelmini, gli studenti rispondono, eccome. Una moltitudine silenziosa affolla l’aula con ordine. Leggi Più tasse ai fuoricorso: l'idea piace anche agli studenti di Marianna Rizzini
11 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 15:04 | 14 AGO 20
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Sul palco, i senatori Nicola Rossi (Pd) e Giuseppe Valditara (Pdl) rappresentano da sponde opposte un riformismo ragionevole in merito all’università. Al centro del tavolo siedono Enrico Decleva, rettore dell’università degli studi di Milano e direttore della conferenza dei rettori delle università italiane, e Stefano Verzillo, presidente del Coordinamento liste per il diritto allo studio, che insieme a Obiettivo Studenti e Lista Aperta ha organizzato l’appuntamento. Alla faccia della retorica verbosa diffusa nell’etere da un mese a questa parte, si parte dai dati. “Questo incontro vuole essere l’inizio di un lavoro nel merito”, spiega Verzillo mentre illustra a termini di legge il cuore del problema. Turnover, differimento degli scatti, divieto di bandire nuovi concorsi per gli atenei che spendono più del novanta per cento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli stipendi: di questo si parla.
Decleva fa un passo indietro: “Da sempre è più facile andare a protestare in viale Trastevere piuttosto che imparare a gestire le risorse”. Una logica viziosa esasperata dal passaggio al nuovo ordinamento che ha moltiplicato le spese”. Certo, per qualche anno la malattia è stata sopportabile, ma con il passare del tempo e lo scattare degli stipendi (mentre l’Ffo rimaneva uguale a se stesso) la maggior parte degli atenei si è trovata con una spesa fuori controllo. “Ora che il sistema non può sopportare i tagli occorre aprire una fase in cui si discutano i problemi di fondo dell’università”.
Per il senatore Rossi il problema di fondo si chiama merito, una parola che fino a poco tempo fa “non si poteva pronunciare in pubblico”. “L’idea – continua Rossi - è che non esiste merito senza diversità, ma l’università ha imposto a se stessa l’uniformità come valore supremo”. Molto è stato detto sul tema della governance dell’università, soprattutto riguardo al famigerato articolo 16 della legge 133 che permette alle università di gestirsi tramite fondazioni, contrabbandato in modo dozzinale come estrema unzione dell’università pubblica. “Intanto – spiega Rossi – non si può essere contro una cosa che non è obbligatoria ma volontaria. In secondo luogo, il meccanismo delle fondazioni potrebbe generare una competizione fra modelli di gestione”.
Giuseppe Valditara è il padre del patto di stabilità in materia di istruzione: gli atenei stipulano un accordo di rientro delle spese con il ministero e chi non lo rispetta avrà un taglio dei fondi l’anno successivo. L’idea si intona con le idee del senatore Rossi in una specie di armonia che rievoca quel dialogo di cui molto si è detto e poco (o nulla) si è fatto. Valditara cammina guardingo sui tagli: “Il governo ha dato segnali di apertura per una eventuale revisione”. Gli interventi dello stato dovrebbero concentrarsi in due momenti: “A monte – spiega Valditara – bisogna selezionare i docenti; infine, occorre valutare e distribuire le risorse in base ai risultati”. Un circolo virtuoso fra responsabilità e valutazione a cui dovrebbe adeguarsi anche la governance delle università, fino al punto di diversificare le retribuzioni dei docenti in base alla produzione.