Obamiamoci e partite
L’adesione incondizionata di Walter Veltroni alle scelte, per ora imperscrutabili, del nuovo presidente americano, sommate all’ovvia fedeltà del centrodestra all’alleanza occidentale, prefigurano uno schema nel quale l’adesione dell’Italia alle scelte della Casa Bianca non saranno più un campo di battaglia.

L’invocata logica “multipolare” ha i suoi prezzi e Obama è nelle migliori condizioni per esigerli. Una piena convinzione della centralità dell’alleanza con l’America, condivisa dalle principali forze politiche, è d’altra parte una delle condizioni necessarie perché il bipolarismo italiano assuma i connotati tipici di tutte le grandi democrazie occidentali. Uno degli effetti secondari è la conferma della separazione strategica tra la sinistra democratica e quella antagonista che, Obama o non Obama, resterà ancorata al suo pregiudizio “antimperialista”, cioè antiamericano.
Walter Veltroni, che si sta impegnando in una paradossale competizione con il centrodestra su chi è più amico dell’America, sembra aver capito prima degli altri quale sarà il futuro scenario, e si prepara a costruire l’inedita immagine di una sinistra filoamericana. Se questa mutazione avrà successo, se cioè sarà possibile trasferirla dal terreno della propaganda e dell’ideologia a quello della politica, l’Italia uscirà dalla sua peculiare condizione di ultimo erede della Guerra fredda. Tutte le esasperazioni propagandistiche dell’obamismo veltroniano saranno giustificate a posteriori se porteranno a quell’esito, saranno invece un formidabile boomerang in caso contrario.