Il disastro aereo sospetto a Città del Messico
Il Messico non è un paese per vecchi e nemmeno per ministri antidroga
Non è sabotaggio dirà il governo, però il Learjet con a bordo il ministro dell’Interno messicano, Juan Camillo Mourino, 37 anni ma sembrava più giovane, confidente di Felipe Calderon dall’anno scorso, da quando il presidente ha deciso di fare la guerra sul serio ai cartelli della droga, viene giù dal cielo come un meteorite sulle strade intasate di traffico della capitale.

Non è sabotaggio dirà il governo, però quando ritrovano la scatola nera ed esaminano i nastri non scoprono nulla. Nessun guasto, piloti tranquilli. Soltanto comunicazioni di routine con la torre di controllo, altitudine, frequenze radio, l’aereo si stava preparando ad atterrare. Poi basta. Il volo sparisce dai radar e passa di competenza ai vigili del fuoco. Due investigatori della Federal Aviation Administration americani che erano in Messico per altri affari sono stati spostati sul caso. Un’altra squadra di tre americani è arrivata per aiutare le indagini. La Gran Bretagna ha mandato altri tre esperti, e anche Learjet ha inviato il proprio gruppo di investigatori. Il governo ha chiuso per controlli l’aeroporto di San Luis Potosì, da dove l’aereo è partito (viaggio ufficiale, previsto con ampio anticipo). Attorno alla zona del disastro il cordone di agenti della Policia federal, l’equivalente messicano dell’Fbi, non lascia passare nessuno. Gli analisti dicono che il governo non ammetterà mai quello che pensano tutti, ma che si dovranno tenere d’occhio questi segni indicatori: grossi spostamenti di truppe, chiusure improvvise d’aeroporti. Ieri hanno fatto scendere tutti i passeggeri da due voli in aeroporti diversi per due falsi allarmi bomba.
Non è sabotaggio dirà il governo, però il narcotraffico quando vuole sa colpire con attentati complessi. A maggio il capo della Polizia federale, Edgar Millan Gomes, uno degli uomini più protetti del paese, è tornato dal lavoro alle due del mattino assieme alle sue guardie del corpo. Ha aperto la porta di casa, i killer erano dentro, al buio, con guanti di lattice, pistole con i silenziatori, un fucile d’assalto. Lui è stato ammazzato, il decimo alto funzionario della polizia federale a morire in due mesi, le guardie del corpo sono state ferite.
Il Messico è diventato un romanzaccio hard boiled al limite della verosimiglianza. Paperback da stazione riversati in cronache sulle pagine dei giornali. Il gruppo di fuoco attende il capo della polizia nazionale stravaccato sui divani della sua casa. I giudici della Corte nazionale scoperti a incassare bustarelle da quattrocentomila dollari al mese. I sicari si travestono da agenti federali, arrivano a bordo di furgoni della Policia federal davanti a un bar di Chihuahua, scendono, entrano e ammazzano undici persone. I poliziotti feriti si trascinano spesso oltre la frontiera per farsi ricoverare negli ospedali americani, perché sanno che in quelli nazionali è morte sicura. Gli incursori della marina messicana si calano dagli elicotteri con funi sul dorso di un piccolo sottomarino privato da dieci metri, avvistato a pelo d’acqua duecento chilometri al largo di Oaxaca. Appartiene ai narcos, dentro trovano sei tonnellate di cocaina.
Da una parte c’è il cartello del Golfo meridionale, che ha assoldato un esercito privato fatto da ex paracadutisti messicani, ormai diventati famosi come “los zetas”, gli zeta. Dall’altra c’è il cartello di Sinaloa, con la propria armata di sicari. Contro tutti, i soldati e gli agenti del governo. In questa saga truculenta, la maggioranza dei messicani dice che l’aereo del ministro e del suo aiutante antidroga non è caduto per cause non intenzionali. Alla notizia, la Borsa ha perso quattro punti. Non è sabotaggio dirà il governo, però aerei e aeroporti in Messico non sono immuni dalla piaga che devasta il paese, anzi. L’aeroporto internazionale della capitale è un centro del narcotraffico, e Millán Gómez è stato ammazzato proprio perché stava scoperchiando il covo. Il suo successore Gerardo Garay si è dimesso sette giorni fa perché i suoi, agenti di alto livello ma corrotti assegnati all’aeroporto, aiutavano i trafficanti anziché arrestarli.