Riformare in deficit

La riforma dell’università è urgente e necessaria, e di questo pare ormai siano convinte tutte le principali forze politiche. Vale quindi la pena di verificare, con la pazienza e la disponibilità al confronto necessarie, se esistono le condizioni per una riforma condivisa, a condizione che questo non si trasformi un una pura manovra dilatoria.
6 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 20:56 | 3 AGO 20
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La riforma dell’università è urgente e necessaria, e di questo pare ormai siano convinte tutte le principali forze politiche. Vale quindi la pena di verificare, con la pazienza e la disponibilità al confronto necessarie, se esistono le condizioni per una riforma condivisa, a condizione che questo non si trasformi un una pura manovra dilatoria. Bloccando per decreto le assunzioni e i concorsi, cioè l’attuale meccanismo di autoriproduzione spesso clientelare e talora persino nepotistica degli assetti di potere conservatori, si rende indispensable anche tecnicamente il successivo intervento di trasformazione e innovazione. Chi dall’opposizione obietta che, in questo modo, si impedisce di immettere nuove forze fresche e preparate esprime una preoccupazione fondata, ma non può dimenticare che con gli attuali meccanismi si perpetuerebbe il rischio di una selezione al contrario. Realizzare un nuovo sistema di reclutamento e di selezione del personale universitario, basato su di una verifica di professionalità e di produttività, che è quel che tutti chiedono, richede che si blocchi temporaneamente il funzionamento di quello in atto, che ha prodotto in molti casi risultati perversi.
E’ vero che in questo modo si può determinare un blocco del ricambio anche in quegli atenei che non sono affetti (o lo sono meno di altri) dal virus della cooptazione accademica che contraddice l’elementare principio meritocratico che è alla base di ogni processo di promozione sociale. D’altra parte la scarsità delle risorse richiede di allocare nel modo migliore quelle che ci sono e non è detto che un confronto serio sui cardini di una riforma sistemica debba portare a un rinvio alle calende greche. L’apertura del governo, il superamento della presunzione dell’autosufficienza, il confronto senza pregiudiziali con altre ipotesi riformiste, può produrre risultati solo se anche da parte delle opposizioni si rinuncia a sostenere gli aspetti conservatori che si annidano al fondo di un’agitazione piuttosto confusa.