Così De Benedetti (ri)scarica Veltroni
L’editore del gruppo l’Espresso ieri ha di nuovo attaccato il Pd ponendolo, per il suo metro di giudizio, al di sotto della qualità del governo: “Il governo è contraddittorio e non ha prospettiva politica. Queste sono cose che si combattono con l’opposizione in Parlamento, ma l’opposizione non c’è”.

De Benedetti (ri)scarica Veltroni. L’editore del gruppo l’Espresso ieri ha di nuovo attaccato il Pd ponendolo, per il suo metro di giudizio, al di sotto della qualità del governo: “Il governo è contraddittorio e non ha prospettiva politica. Queste sono cose che si combattono con l’opposizione in Parlamento, ma l’opposizione non c’è”. E’ passato un secolo da quando, il 14 ottobre del 2007, con in tasca la metaforica “tessera numero 1” del Pd, CDB si era messo diligentemente in fila al gazebo delle primarie e aveva votato per Walter Veltroni: “E’ il migliore”. Il divorzio sarebbe cominciato all’indomani della sconfitta alle elezioni nazionali del 13 e 14 aprile e alle comunali di Roma. Oggetto di critica la troika veltroni-Rutelli-Franceschini: “I candidati vanno scelti meglio”.
Di recente era arrivato lo sfregio: “Non ho mai avuto nessuna tessera numero 1”. E persino la smentita del ritornello antiberlusconiano: “Il regime non esiste”. Ora, isolato e un po’ rancoroso, De Benedetti è frenato dalle banche nel progetto di scindere il proprio gruppo. Naturale che il Pd non lo appasioni più, comprensibile che abbia mosso la sua Repubblica all’inseguimento di altri poteri, per esempio l’Unicredit di Alessandro Profumo (non proprio in forma). “L’Italia all’estero non conta più nulla – aveva annunciato poche settimane fa – Diventerò cittadino svizzero”. Quasi come il germanizzante Profumo, ma più lontano di lui dal Pd.