Canada a occhi chiusi

Se Stéphane Dion aveva qualche speranza di diventare premier deve averla accantonata quando, giovedì sera, Ctv ha trasmesso la sua ultima intervista televisiva senza tagli. Il leader dei liberal canadesi, originario del Québec, è stato incapace di cogliere il senso di una domanda sulla crisi.
14 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 19:48 | 7 AGO 20
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Se Stéphane Dion aveva qualche speranza di diventare premier deve averla accantonata quando, giovedì sera, Ctv ha trasmesso la sua ultima intervista televisiva senza tagli. Il leader dei liberal canadesi, originario del Québec, è stato incapace di cogliere il senso di una domanda sulla crisi. “Cosa avrebbe fatto, che il premier Harper non ha fatto, se lei fosse al suo posto?”, gli ha chiesto il giornalista. “Se fossi premier quando, due anni e mezzo fa o martedì prossimo?”, ha ripetuto Dion fino a quando un assistente non gli ha tradotto il quesito in francese. L’intervista è servita a Harper per dire che “Dion non comprende lo stato della nostra economia”, senza aggiungere che non sembra comprendere nemmeno l’inglese.
Oggi i canadesi si recano alle urne, più che per scegliere se confermare il Partito conservatore di Harper, per decidere in che misura farlo. La destra tornerà quasi certamente al governo, ma con un altro esecutivo privo di una maggioranza stabile. Quando ha deciso di chiedere nuove elezioni, il premier sperava di conquistare una maggioranza parlamentare in grado di farlo governare senza patemi. Stando ai sondaggi (15 punti di vantaggio) ce l’avrebbe fatta. L’esplosione della crisi a Wall Street ha però cambiato lo scenario.
Nonostante l’economia canadese sia in buona salute e la vigilanza sul sistema bancario abbia finora funzionato perfettamente, la percezione è che il governo non abbia fatto abbastanza per rispondere a una crisi che, di fatto, non c’è. Secondo l’Economist quelle canadesi saranno “le prime elezioni del credit crunch” e conteranno le paure degli elettori. Anche se queste difficilmente saranno sufficienti a spodestare Harper. Secondo i sondaggi, in tema di politiche economiche i canadesi si fidano più dei conservatori che dei liberal. Dion ha promesso una nuova tassa sulle emissioni inquinanti che, in clima di incertezza per l’economia, non è una proposta che brilli per tempismo. Per Dion probabilmente arriverà il tempo delle contestazioni interne al partito. Per Harper, l’uomo che non teme la crisi, sarà forse il momento di porre le basi per la nuova alternativa conservatrice in Nordamerica.