Guarda il video dell'ultimo dibattito tra i candidati
Il mistero dei fan all’estero che ingrassa e imbarazza Obama
Al di là dell’ideologia, dello sfottò, degli strascichi torbidi della vita personale, nelle ore della crisi finanziaria anche i protagonisti della campagna elettorale americana ritornano sullo stesso tema, i soldi. Il Republican National Committee ha presentato una protesta formale alla Fec, l’agenzia che controlla, valuta e pubblica tutte le donazioni inviate ai candidati alla Casa Bianca. Guarda il video del dibattito tra McCain e Obama su politica estera ed economia

Al di là dell’ideologia, dello sfottò, degli strascichi torbidi della vita personale, nelle ore della crisi finanziaria anche i protagonisti della campagna elettorale americana ritornano sullo stesso tema, i soldi. Dopo il vociare suscitato dall’articolo di Newsweek in cui si riportavano alcune donazioni illecite giunte al candidato democratico, Barack Obama, il Republican National Committee ha presentato una protesta formale alla Fec, l’agenzia che controlla, valuta e pubblica tutte le donazioni inviate ai candidati alla Casa Bianca. La pietra dello scandalo sarebbero alcune donazioni private provenienti dall’estero che eccedono il limite di 2300 dollari imposto ai donatori privati e una lista di nomi fasulli che hanno passato a Obama cifre significative. Recentemente la Fec ha drizzato le antenne rispetto ad alcuni dati sospetti e ha intimato al team di Obama di restituire i soldi ricevuti da strani individui che di nome fanno ad esempio “Good Will”, che dichiarano di esercitare la professione di “amante” e alla richiesta di indicare le proprie mansioni rispondono: “You”.
Newsweek mette in luce alcuni casi curiosi che da mesi sono il punto di attacco di una campagna sotterranea promossa da Pamela Geller, direttore del blog Atlas Shrugs, secondo la quale Obama avrebbe ricevuto in modo illecito grandi quantità di denaro. Geller ha citato il caso dei 33mila dollari donati da due fratelli palestinesi residenti in un campo profughi di Gaza, che hanno usato la sigla “Ga”, quella dello stato della Georgia. In quel caso, la Fec aveva imposto ai manager di Obama di restituire il denaro ai fratelli palestinesi e, secondo Newsweek, la riparazione è stata eseguita. Il team di Atlas Shrugs non è persuaso e anzi, dopo mesi di ispezioni fra i record della Fec e meticolosi controlli incrociati, sostiene che quei soldi, così come molti altri guadagnati in modo analogo, siano ancora nelle casse di Obama.
Oltre a quelli che superano il limite federale, esiste un’altra categoria di donatori bizzarri, quelli che versano cifre inferiori ai 2300 dollari ma quando devono indicare il proprio nome premono tasti a caso sulla tastiera. I 1077,23 dollari pagati dal signor Hbkjb jkbkj, residente nella città di Jkbjnj, impiegato presso la Kuman Bank con la carica di Balanon Jalalan non sono la prova schiacciante di un gioco di prestigio per far passare Obama come quello che catalizza il denaro di piccoli risparmiatori eccitati, ma almeno sono un buon indizio. Sono circa 500 mila i dollari che provengono da donatori poco, molto poco referenziati. Al momento, Obama ha messo insieme 454 milioni di dollari, di cui circa 200 grazie a piccoli contributi di privati cittadini.
E i democratici vanno forte con le piccole donazioni: il repubblicano John McCain ha raggranellato soltanto 210 milioni, meno di Hillary Clinton, arrivata a quota 220. Oltre alla superiorità sul rivale McCain in termini strettamente finanziari, Obama si avvale del fattore economico per esasperare il carattere popolare e comunitario del suo bacino elettorale. Il ricorso dei repubblicani rischia di mettere in luce una condotta poco edificante a livello generale, e fallimentare nello specifico del personaggio Obama. Uno dopo l’altro, i portavoce di Obama hanno improvvisato sullo stesso tema: tutto è stato fatto in modo trasparente, il denaro sospetto è stato restituito e semmai è John McCain, finanziato dalle lobby, a dover rendere conto di un milione e duecentomila dollari ottenuti in modo eterodosso. Sul terreno della trasparenza John McCain è un avversario complicato da abbattere. Negli ultimi mesi alcuni gruppi di consumatori hanno chiesto ai candidati di aumentare i controlli sulle piccole donazioni. McCain ha accettato, Obama no.
Qualche problema lo dà anche la carta di credito. Alcune carte ricaricabili vengono rifiutate dal sistema di donazioni dei repubblicani, perché sono piuttosto facili da ottenere e non offrono garanzie sull’identità del donatore. La stessa carta viene accettata senza problemi dalle casse di Obama. Inoltre, si moltiplicano i misteriosi casi di carte di credito bloccate in seguito a piccoli versamenti nelle tasche del candidato democratico. In tempi di vacche magre, quando i soldi dominano le preoccupazioni degli americani, probabilmente Obama tutto avrebbe voluto tranne un contenzioso sulle donazioni. Per affrontarlo sta cambiando le sue armi, smettendo il fioretto per passare alla clava.