Mr distacco contro Mr indecisione
La crisi di Wall Street ha cambiato la campagna elettorale per la Casa Bianca. A 33 giorni dal voto, la partita non è più sull’Iraq, sui valori o sulla sanità, ma si gioca sulla credibilità di John McCain o Barack Obama a gestire la complessità dei mercati globali. Leggi No al “socialismo in un solo paese” di Giuliano Ferrara

La crisi di Wall Street ha cambiato la campagna elettorale per la Casa Bianca. A 33 giorni dal voto, la partita non è più sull’Iraq, sui valori o sulla sanità, ma si gioca sulla credibilità di John McCain o Barack Obama a gestire la complessità dei mercati globali. McCain e Obama hanno un approccio diverso alla crisi, anche se le loro posizioni sono più o meno identiche. Nessuno dei due ha mostrato grandi capacità di leadership. McCain è sembrato indeciso. Obama si è tenuto alla larga, non ha mai perso il suo leggendario distacco e si è rifugiato dietro la soluzione di establishment, elaborata dagli ex banchieri d’affari dell’Amministrazione Bush (il segretario del Tesoro Henry Paulson e il capo dello staff Joshua Bolten) e sostenuta dai suoi consiglieri economici con solidi legami a Wall Street (Robert Rubin). Obama non s’è sporcato le mani a convincere i deputati democratici (95) che si sono opposti al piano, anzi ha ridicolizzato il tentativo di McCain di sospendere la campagna elettorale per volare a Washington e dare una mano.
McCain ha invitato Bush a usare gli strumenti già a disposizione del Tesoro, senza aspettare una nuova legge, ma non riesce a sparigliare e a presentarsi come il nuovo Reagan. Resta a metà strada tra la consapevolezza che l’intervento pubblico sia necessario e l’istinto populista e libertario di abbracciare la rivolta contro il piano.
Le condizioni ci sarebbero: Wall Street ieri ha guadagnato punti e i sondaggi mostrano che solo il 45 per cento degli americani è favorevole al bailout. Lou Dobbs, sulla Cnn, ha aperto il suo show con il titolo: “Questa è una grande vittoria per il popolo americano”. 166 professori universitari si sono opposti a Paulson. Jeffrey Miron, di Harvard, ha scritto che la soluzione migliore è la bancarotta. Newt Gingrich ha chiesto le dimissioni di Paulson e alla Camera il no è stato bipartisan e motivato non solo da posizioni ideologiche, ma soprattutto dalla preoccupazione di quei deputati i cui seggi sono in bilico.