Un soldato a Wall Street. L'appello di Bush - Leggi il testo e guarda il video
McCain choc. Sospende la campagna elettorale per affrontare la crisi
Con una mossa azzardata, John McCain ha sospeso la campagna elettorale presidenziale e ha chiesto al suo avversario Barack Obama di fare lo stesso, in modo da correre a Washington e provare a costruire un consenso bipartisan sulla proposta di salvataggio pubblico di Wall Street elaborata dall’Amministrazione Bush. Leggi il discorso di George W. Bush sulla crisi economica - Guarda il video - Leggi What should a free market believer think about the plan for a government bailout of the US mortgage market? di David Frum

Ieri notte da George W. Bush (nella foto) è arrivato un appello alla nazione (Leggi qui il testo - Guarda qui il video) per spiegare l’urgenza dell’attuazione del piano da 700 miliardi voluto dal ministro del Tesoro, Henry Paulson, per salvare il sistema finanziario. Come ha spiegato la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, l’iniezione di fondi, “un pacchetto legislativo ingente”, è necessaria ma complicata, e quindi gli americani devono sapere bene di che cosa si tratta. L’Amministrazione Bush sta cercando di salvare una situazione rovente prendendo in carico i principali istituti finanziari; intervento mortalmente nemico della scuola liberista, ma efficace per sbrogliare una crisi che rischia di abbattersi direttamente sui risparmiatori.
Fa eco il capo della Federal Reserve, Ben Bernanke (nella foto), che ieri alla commissione economica del Congresso ha dato un doppio segnale: da una parte, ha ammesso l’enorme entità della crisi, “uno stress straordinario per il sistema finanziario”; dall’altra, ha cercato di infondere fiducia nella soluzione: “Se il piano aiuterà a sostenere la ripresa dell’economia, siamo pronti ad alzare i tassi”. Il pragmatismo di Paulson non entusiasma i repubblicani, che sono passati a un contrattacco con argomenti eterogenei e che, come spiegava ieri anche il Wall Street Journal, temono una ripercussione diretta nelle urne a novembre. Il moltiplicatore della crisi è la serie di inchieste aperte dall’Fbi sulle frodi commesse da 26 compagnie di Wall Street. In cima alla lista ci sono i soliti nomi: Fannie Mae e Freddie Mac, Lehman Brothers, Aig.
Il senatore dell’Alabama Richard Shelby, capo dei repubblicani alla commissione per gli Affari bancari, è l’avamposto della falange di critici. Dopo l’opera congiunta di moral suasion di Paulson e Bernanke, proprio di fronte alla commissione, Shelby è stato chiaro: “Non c’è nessuna certezza che il piano funzioni. Voglio valutare tutte le alternative”. Non è dal pulpito della dottrina liberista che Shelby predica il suo scetticismo, semplicemente sostiene che non è alzando il tappeto e spazzando un po’ di polvere che si risana un sistema in affanno. Non sono mancati tra i membri del Gop vesti lacerate e anatemi contro Bush (il senatore Jim Bunning ha parlato di “socialismo finanziario” e di principi “anti americani”), ma il clima dominante fra gli scettici è dettato da Shelby.
Il migliore alleato di Paulson è il deputato democratico del Massachusetts Barney Frank. E’ il capo della commissione finanziaria alla Camera, l’uomo incaricato dallo speaker Nancy Pelosi di trattare con l’Amministrazione sul piano. A dispetto delle liti furibonde degli anni scorsi, proprio sui due giganti Freddy e Fanny, Frank si sta mostrando docile con Paulson e guida la cordata dei “realisti”.