Bagnasco e la proposta sulla legge di fine vita

Come leggere l’auspicio di una legge sul fine vita espresso dal cardinal Bagnasco al consiglio permanente della Cei? Questo giornale ha parlato di “risposta intimidita e confusa” alla cultura relativista postmoderna, ma il filosofo della politica Vittorio Possenti, docente a Venezia, dice di non vedere, “nelle parole di Bagnasco, alcuna apertura all’idea di una piena disponibilità nei confronti della vita, anche della propria. Leggi Eminenza, qui la cosa non funziona, l'editoriale di Giuliano Ferrara - Leggi il discorso di Bagnasco - Leggi l'editoriale di Avvenire - Leggi Qualcosa è cambiato di Riccardo Piol
24 SET 08
Ultimo aggiornamento: 21:50 | 11 AGO 20
Immagine di Bagnasco e la proposta sulla legge di fine vita
Avvenire risponde oggi con un editoriale firmato da Francesco Ognibene (Clicca qui e leggi) all'editoriale del Foglio di ieri, martedì 23 settembre, "Eminenza, qui la cosa non funziona". "I vescovi non mollano alcuna posizione – si legge sul quotidiano cattolico – Per tutti è una situazione nuova, tenerne conto è solo saggezza". Anche il Corriere della Sera riprende l'editoriale del Foglio, e nell'articolo di Maria Antonietta Calabrò parla di "nessuna particolare reazione" nei corridoi della Cei e raccontando il "dibattito" con Avvenire termina dicendo che l'editoriale "pretende di far lezione a un porporato sul nocciolo della questione umana".
Come leggere l’auspicio di una legge sul fine vita espresso dal cardinal Bagnasco al consiglio permanente della Cei? Questo giornale ha parlato di “risposta intimidita e confusa” alla cultura relativista postmoderna, ma il filosofo della politica Vittorio Possenti, docente a Venezia, dice di non vedere, “nelle parole di Bagnasco, alcuna apertura all’idea di una piena disponibilità nei confronti della vita, anche della propria. Il cardinale, infatti, non parla di testamento biologico, idea che riduce la vita a bene patrimoniale di cui disporre”.
Secondo Possenti, tolto di mezzo quell’equivoco, “la vera domanda da farsi riguarda il dovere e non il diritto: esiste un dovere assoluto di essere curato e di curarsi a qualsiasi costo? Io rispondo di no, e qui affrontiamo il problema dell’accanimento terapeutico, al quale tutti dicono di opporsi, salvo dividersi puntualmente su che cosa sia in concreto. Una legge sul fine vita è quindi opportuna a certe condizioni. Non va confusa con una legge sul testamento biologico o sull’eutanasia, attiva o passiva. Non deve entrare nei dettagli di una casistica infinita, ma lasciare margini di discrezionalità al dialogo tra paziente e medico, che non sarà un esecutore passivo e deciderà in scienza e coscienza, come ha ribadito il cardinal Bagnasco”. Così, conclude Possenti, “non si rinuncia a nessun principio fondamentale. Credo che ci sia più di un elemento per non bocciare a priori l’idea di una legge sulle questioni di fine vita, in rapporto alla rinuncia consapevole al trattamento medico, già riconosciuta nell’ordinamento. Anche di questo discuteremo nella riunione di venerdì al Comitato nazionale di bioetica”.
Benedetto Ippolito, docente di Filosofia medievale alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma, si dice “del tutto in sintonia con l’editoriale del Foglio, quando parla dei diritti innati della persona come asse del diritto naturale e della concezione stessa dell’umanità, e ne ricava che non si possa stabilire per legge la facoltà di lasciarsi morire. D’accordo anche sul fatto che ciò andrebbe condiviso dai non credenti, perché attiene alla razionalità della natura. La tutela della vita non è contraria alla libertà, ma è qualcosa che la rende possibile. La capacità di scegliere non può quindi riguardare la vita naturale della persona, la sua trascendenza e inviolabilità. Devo dire, tuttavia, che nell’intervento di Bagnasco non vedo cedimenti. Il cardinale ribadisce che la vita umana rimane sempre inviolabile e indisponibile”. Secondo Ippolito, “la presunta apertura sul testamento biologico riguarda piuttosto il carattere problematico che ha assunto la questione del termine della vita, anche per come la tecnologia interviene sulle sue modalità. In Bagnasco non vedo la volontà di aprire un discorso legale sulla vita, quanto piuttosto il riconoscere che è importante anche la volontà della singola persona nello stabilire il modo in cui l’assistenza e la tutela della vita si attuano. E si ribadisce che nutrizione e idratazione debbano essere riconosciute come sostegni legali alla vita”.
Ippolito dice di non essere “contrario alla legislazione sulla vita. Sono semmai contrario a una legislazione che contempli la libertà sulla vita. Vorrei che a livello costituzionale fosse addirittura riconosciuta la trascendenza della persona umana e la vita nella sua inviolabilità. Quello che mi lascia perplesso è il voler introdurre un elemento di discrezionalità soggettiva sul destino ultimo della vita personale, perché temo che certe sottili disquisizioni finiscano per essere poco comprensibili nella vita reale”. Le parole del presidente della Cei non aprono spiragli di ambiguità “anche se il compito istuzionale della chiesa non è pronunciarsi su questioni come questa, ma annunciare la buona novella e difendere la verità di fede. Detto questo, sono assolutamente contrario sia al testamento biologico sia a forme larvate di indicazioni o istruzioni sfalsate nel tempo, che fatalmente finirebbero per indicare ‘troppo’. Ma trovo interessante che sia stata messa a tema una discussione di livello politico su tali questioni”.
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