La prima lettera ai veneti, l’imitazione di Borghezio, la solidarietà epistolare di Boso ai separatisti di Maldiventre
“Fratello padano ti scrivo”. Esercizi politico-letterari leghisti
Roma. Com’è padana Venezia, per la Lega di governo e di scrittura che trasforma la frontiera ‘mitica’ del federalismo in una missiva. Leggiamo: dalla prima lettera del ministro per la Semplificazione e padre della bozza per la riforma che porta il suo cognome, onorevole Roberto Calderoli, ai padani.

Roma. Com’è padana Venezia, per la Lega di governo e di scrittura che trasforma la frontiera ‘mitica’ del federalismo in una missiva. Leggiamo: dalla prima lettera del ministro per la Semplificazione e padre della bozza per la riforma che porta il suo cognome, onorevole Roberto Calderoli, ai padani. “Cari Fratelli, ci avviciniamo al consueto appuntamento di Venezia dove, il prossimo 14 settembre, celebreremo la Festa dei Popoli Padani, sulla Riva degli Schiavoni: un appuntamento, quello di Venezia, che quest’anno coincide politicamente con la fase più delicata del percorso che il Federalismo Fiscale (ndr, si sottolinea la doppia F maiuscola) dovrà affrontare per poter diventare legge entro la fine dell’anno. Nelle prossime settimane, infatti, i rappresentanti del popolo padano saranno impegnati in Parlamento per ottenere l’approvazione di uno dei punti cardine del nostro programma ed allo stesso tempo uno dei motivi dell’esistenza stessa del nostro Movimento”.
C’è un che di Totò, Peppino e la Malafemmina (che per i leghisti, va da sé, incarna l’Italia), in questo vezzo nordista di prendere carta e penna e scrivere al popolo del Settentrione, alla vigilia del rito dell’ampolla dell’acqua nel Po, e nella forma epistolare che fu cara a Ugo Foscolo (italiano convinto ma è un dettaglio). Perché se Calderoli redige e modera pure i termini lessicali, fermandosi a un “c’è da difendere – così annota nella lettera – le nostre conquiste, quando siamo ad un passo dal portare a casa quello che i padani da sempre chiedono. Facciamo quindi sentire alta la nostra voce”, l’eurodeputato Mario Borghezio non la usa la bilancia linguistica.
Così gli capita di vergare in libertà, e senza essere un poeta futurista, di Giuseppe Garibaldi che – dice il Borghezio – “altro che eroe, Garibaldi a noi padani fa venire l’orticaria!”. Perché – spiega lui – i fatti che seguirono l’Unità d’Italia “rappresentano una sconfitta storica per il Nord, emarginato politicamente, omologato culturalmente al peggio dello statalismo romanocentrico. In sostanza Garibaldi fu politicamente un coglione, come peraltro per molto tempo noi del Nord”. Ecco, in questo autocoglionarsi di Borghezio, seppur rivolto al passato, affonda il revisionismo leghista che trasforma una goccia d’acqua in una scintilla. Ci ha provato, a inizio settembre, sempre lui, con l’aiuto dell’amico padano e onorevole europeo, Erminio Boso.
L’occasione era ghiottissima: la lotta degli indipendentisti del Paris (acronimo di Partidu indipendentista sardu) che hanno proclamato la Repubblica di Malu Entu nell’isola di Maldiventre, al largo delle coste oristanesi, in Sardegna, segnalando la loro vicenda all’Onu e all’Unione europea. Un vero putsch ma pacifico e autonomista, tanto che i due eurodeputati leghisti hanno preso carta e penna e inviato una missiva al neopresidente della Repubblica di Malu Entu, Salvatore Meloni. Nel testo, tra le altre cose, si legge: “Esprimiamo solidarietà piena e convinta alla lotta democratica per l’autodeterminazione della vostra terra secondo quanto garantisce l’ordinamento giuridico internazionale. Garantiamo un impegno pieno nelle competenti sedi istituzionali europee a sostenere e difendere la vostra libertà”. Perché i padani – come direbbe il Borghezio – non sono più quelli dei tempi di Giuseppe Garibaldi, cioè dei coglioni, e oggi all’Unità d’Italia preferiscono battersi per l’autonomia di Maldiventre, che non è un mal di pancia da curare scrivendo lettere, lettere e lettere leghiste.
C’è un che di Totò, Peppino e la Malafemmina (che per i leghisti, va da sé, incarna l’Italia), in questo vezzo nordista di prendere carta e penna e scrivere al popolo del Settentrione, alla vigilia del rito dell’ampolla dell’acqua nel Po, e nella forma epistolare che fu cara a Ugo Foscolo (italiano convinto ma è un dettaglio). Perché se Calderoli redige e modera pure i termini lessicali, fermandosi a un “c’è da difendere – così annota nella lettera – le nostre conquiste, quando siamo ad un passo dal portare a casa quello che i padani da sempre chiedono. Facciamo quindi sentire alta la nostra voce”, l’eurodeputato Mario Borghezio non la usa la bilancia linguistica.
Così gli capita di vergare in libertà, e senza essere un poeta futurista, di Giuseppe Garibaldi che – dice il Borghezio – “altro che eroe, Garibaldi a noi padani fa venire l’orticaria!”. Perché – spiega lui – i fatti che seguirono l’Unità d’Italia “rappresentano una sconfitta storica per il Nord, emarginato politicamente, omologato culturalmente al peggio dello statalismo romanocentrico. In sostanza Garibaldi fu politicamente un coglione, come peraltro per molto tempo noi del Nord”. Ecco, in questo autocoglionarsi di Borghezio, seppur rivolto al passato, affonda il revisionismo leghista che trasforma una goccia d’acqua in una scintilla. Ci ha provato, a inizio settembre, sempre lui, con l’aiuto dell’amico padano e onorevole europeo, Erminio Boso.
L’occasione era ghiottissima: la lotta degli indipendentisti del Paris (acronimo di Partidu indipendentista sardu) che hanno proclamato la Repubblica di Malu Entu nell’isola di Maldiventre, al largo delle coste oristanesi, in Sardegna, segnalando la loro vicenda all’Onu e all’Unione europea. Un vero putsch ma pacifico e autonomista, tanto che i due eurodeputati leghisti hanno preso carta e penna e inviato una missiva al neopresidente della Repubblica di Malu Entu, Salvatore Meloni. Nel testo, tra le altre cose, si legge: “Esprimiamo solidarietà piena e convinta alla lotta democratica per l’autodeterminazione della vostra terra secondo quanto garantisce l’ordinamento giuridico internazionale. Garantiamo un impegno pieno nelle competenti sedi istituzionali europee a sostenere e difendere la vostra libertà”. Perché i padani – come direbbe il Borghezio – non sono più quelli dei tempi di Giuseppe Garibaldi, cioè dei coglioni, e oggi all’Unità d’Italia preferiscono battersi per l’autonomia di Maldiventre, che non è un mal di pancia da curare scrivendo lettere, lettere e lettere leghiste.