Alzati e combatti

Grazie, grazie infinite a voi tutti. Questa sera ho un privilegio accordato a pochi americani: il privilegio di accettare la nomination del nostro partito a presidente degli Stati Uniti d’America. L’accetto con gratitudine, umiltà e fiducia
8 SET 08
Ultimo aggiornamento: 11:43 | 6 AGO 20
Immagine di Alzati e combatti
Pubblichiamo ampi stralci del discorso che il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha pronunciato giovedì sera alla convention a St. Paul.

Grazie, grazie infinite a voi tutti. Questa sera ho un privilegio accordato a pochi americani: il privilegio di accettare la nomination del nostro partito a presidente degli Stati Uniti d’America. L’accetto con gratitudine, umiltà e fiducia (…). Un grazie di cuore a tutti voi, per avermi aiutato a ottenere questa nomination, e per essermi stati vicino quando il traguardo sembrava irraggiungibile. Non vi deluderò. Due parole per il senatore Obama e i suoi sostenitori. Ci scontreremo duramente nei due mesi a venire. Ma egli ha la mia stima e il mio rispetto. Nonostante le diversità, sono molte di più le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono. Siamo cittadini americani, e quest’elemento in comune conta per me più di qualsiasi altro. Crediamo fermamente nell’idea che tutti gli uomini siano stati creati uguali, e siano dotati dal loro Creatore di diritti inalienabili. Nessun paese si è mai dato un ideale più grande di questo. E non sarei un americano degno di tal nome, se non rendessi onore al senatore Obama e ai suoi sostenitori per il risultato da essi raggiunto.
Ma sgombriamo il campo da ogni dubbio, cari amici: saremo noi a vincere quest’elezione. E, dopo aver vinto, tenderemo la mano agli animi patriottici e volenterosi, rimetteremo il governo nuovamente al vostro servizio, e riporteremo questo paese sulla via della pace e della prosperità (…). Ho trovato la persona che meglio di chiunque altro potrà aiutarmi a dare una scossa a Washington: Sarah Palin, governatrice dell’Alaska. E’ una donna che vanta esperienza in un ruolo di comando, nonché una carriera fatta di risultati concreti. Ha fronteggiato problemi spinosi, come l’autonomia energetica e la corruzione. Ha riportato in pareggio i conti di bilancio, tagliato le tasse e sfidato gli interessi di parte. Ha adottato un approccio trasversale e chiesto a repubblicani, democratici e indipendenti di prendere parte al suo governo. E’ madre di cinque figli. Ha contribuito alla gestione di una piccola impresa, ha lavorato con le sue mani e sa che cosa voglia dire stare in ansia per il mutuo da pagare, per l’assistenza sanitaria a caro prezzo e per il costo della benzina e del cibo. Sa da dove viene, e sa per chi lavora. Sta dalla parte del giusto, e non permette a nessuno di pestarle i piedi. Per me è un grande onore presentare il prossimo vicepresidente alla nazione. Ma non vedo l’ora della presentazione a Washington.
Permettetemi di lanciare un avvertimento alla vecchia congrega di scialacquatori e nullafacenti convinti che “prima vengo io, poi il paese” di Washington: il cambiamento è in arrivo. Non è mia abitudine, né del governatore Palin, tradire le promesse fatte al paese. Vantiamo la forza, l’esperienza, la capacità di giudizio e la spina dorsale per mantenere la parola data. Vengo spesso definito, come ben sapete, un maverick; una persona, cioè, che ama agire di testa propria. In qualche caso ciò è inteso come un complimento, in altri no. La verità, tuttavia, è che io so benissimo per chi lavoro. Non lavoro per un partito. Non lavoro per un interesse di parte. Non lavoro per me stesso. Lavoro per voi. Ho lottato contro la corruzione, che i colpevoli fossero democratici o repubblicani (…). Ho lottato per la giusta strategia e l’aumento delle truppe in Iraq, anche quando era la scelta meno popolare. E quando intellettuali e commentatori di punta hanno dichiarato che la mia campagna era ormai spacciata, ho detto che avrei preferito una sconfitta elettorale anziché consegnare il mio paese a una sconfitta in guerra.
Grazie alla guida di un brillante generale, David Petraeus, e ai valorosi soldati e soldatesse che egli ha l’onore di comandare, tale strategia si è rivelata vincente. Davanti a una nobile battaglia non mi tiro indietro. Per ragioni che solo Dio sa, ne ho sperimentate parecchie e ben ardue nel corso della mia vita. Ma ho anche appreso, cammin facendo, un’importante lezione. L’essenziale, in fin dei conti, non è tanto la disponibilità a lottare. A fare la differenza è ciò per cui si combatte. Io lotto per gli americani. Lotto per voi. Lotto per Bill e Sue Nebe di Farmington Hills, nel Michigan, che hanno perso tutti i loro soldi investiti nel mercato immobiliare ad alto rischio. Bill ha trovato un lavoro a tempo determinato dopo essere rimasto disoccupato per sette mesi. Sue fa tre lavori diversi per contribuire al pagamento delle bollette. Lotto per Jake e Toni Wimmer di Franklin County, in Pennsylvania. Jake lavora in un magazzino come addetto al carico, allena una squadra juniores di baseball e raccoglie fondi per disabili fisici e mentali. Toni fa l’insegnante, e spera di conseguire presto il diploma di specializzazione. Hanno due figli: il più piccolo, Luke, soffre di autismo. Chi otterrà il voto di queste persone, dovrà tenere a cuore le loro vite. Io le tengo a cuore. Mi batto per la famiglia di Matthew Stanley di Wolfboro, nel New Hampshire, caduto mentre serviva il nostro paese in Iraq. Porto sempre il suo braccialetto al polso, e penso a lui ogni giorno (…).
Lotto per recuperare l’orgoglio e i principi del nostro partito. Siamo stati eletti per cambiare Washington, e abbiamo permesso che Washington cambiasse noi. Abbiamo perso la fiducia del popolo americano quando diversi esponenti repubblicani hanno ceduto alle sirene della corruzione. Abbiamo perso la loro fiducia quando anziché riformare la macchina di governo, entrambi i partiti l’hanno resa più ingombrante. Abbiamo perso la loro fiducia quando invece di affrancarci da una pericolosa dipendenza dalle importazioni di petrolio, entrambi i partiti, tra cui il senatore Obama, hanno approvato nuove misure a tutela delle compagnie petrolifere. Abbiamo perso la loro fiducia quando abbiamo dato più valore al nostro potere che ai nostri principi. Abbiamo intenzione di riconquistare la fiducia dei cittadini schierandoci nuovamente a favore dei valori che per cui gli americani nutrono ammirazione. Il partito di Lincoln, Roosevelt e Reagan riscoprirà le sue radici. Crediamo che ognuno possa dare un proprio contributo e meriti l’opportunità di esprimere il potenziale che Dio gli ha concesso, dal ragazzo i cui antenati arrivarono sulla Mayflower alla ragazza sudamericana figlia di lavoratori immigrati. Siamo tutti figli di Dio, e siamo tutti americani.
Crediamo che sia giusto ridurre le tasse, razionalizzare la spesa e aprire i mercati. Crediamo che sia giusto premiare chi lavora sodo e corre seri rischi, e far sì che la gente raccolga i frutti del proprio lavoro. Crediamo in una difesa forte, nel lavoro, nella fede, nel servizio, nella cultura della vita, nella responsabilità dell’individuo, nel principio di legalità, e in giudici che facciano giustizia in modo imparziale e non dettino la propria legge. Crediamo nei valori della famiglia, del buon vicinato e della comunità. Crediamo in un governo che consenta la libera espressione della creatività e dello spirito d’iniziativa, che non decida al vostro posto, ma che si impegni per garantire a tutti maggiori possibilità di scelta. Io manterrò bassa la pressione fiscale, e laddove possibile la ridurrò. Il mio avversario farà di tutto per alzarla. Io mi impegnerò per l’apertura di nuovi mercati per i nostri beni e servizi. Il mio avversario farà di tutto per chiuderli. Io taglierò la spesa pubblica. Il mio avversario farà di tutto per aumentarla. I miei tagli alle tasse creeranno posti di lavoro. I suoi aumenti delle tasse li cancelleranno. Il mio piano per la sanità renderà semplice per più americani trovare e mantenere un’assicurazione sanitaria. Il suo piano costringerà le piccole imprese a tagliare i posti di lavoro, ridurre i salari, e spingerà le famiglie in un sistema sanitario regolato dal governo dove tra voi e il dottore ci sarà un burocrate.
Mantenere basse le tasse aiuta le piccole imprese a crescere e a creare occupazione. Tagliare la seconda più alta aliquota d’imposta commerciale del mondo aiuterà le aziende americane a competere e a non dislocare l’occupazione oltreoceano. Raddoppiare l’esenzione dalle tasse per figli da 3.500 dollari a 7.000 migliorerà le vite di milioni di famiglie americane. Ridurre la spesa dell’Amministrazione statale e disfarsi dei programmi falliti permetterà di lasciarvi più soldi da mettere da parte, spendere e investire come più preferite. Aprire nuovi mercati e preparare i lavoratori a competere all’interno dell’economia mondiale è essenziale per la nostra prosperità futura.
(…) L’assistenza statale per i disoccupati era pensata per l’economia degli anni Cinquanta. Questo con me cambierà. Il mio avversario promette di riottenere i vecchi posti di lavoro ignorando l’economia globale. Aiuteremo i lavoratori che hanno perso un posto che non gli verrà restituito a trovarne uno nuovo che non perderanno. Li prepareremo per le professionalità di oggi (…). L’istruzione è il tema dei diritti civili di questo secolo. E’ stato raggiunto l’accesso equo all’istruzione. Ma quanto vale l’accesso a una scuola fallimentare?
Dobbiamo dare uno scossone alle burocrazie attraverso la competizione, dare ai genitori il potere della scelta, rimuovere le barriere ai docenti qualificati, attrarre e premiare i buoni insegnanti e aiutare i cattivi insegnati a trovare un’altra linea di lavoro (…).
Quando sarò presidente, ci imbarcheremo nel più ambizioso progetto nazionale da decenni a questa parte. Smetteremo di inviare 700 miliardi di dollari l’anno a paesi a cui non piacciamo poi molto. Produrremo più energia in patria. Trivelleremo nuovi giacimenti in mare aperto, e lo faremo ora. Costruiremo più impianti per l’energia nucleare. Svilupperemo la tecnologia del carbone pulito. Accresceremo l’utilizzo del vento, delle maree, dell’energia solare e dei gas naturali. Obama pensa che potremo raggiungere l’indipendenza energetica senza nuove trivellazioni e senza altra energia nucleare. Ma gli americani ne sanno più di lui. Dobbiamo sfruttare tutte le risorse e sviluppare tutte le tecnologie necessarie a salvare la nostra economia dal danno causato dall’aumento del prezzo del petrolio e ristabilire la salute del nostro pianeta (…). Questa grande causa nazionale creerà milioni di nuovi posti di lavoro, molti nelle industrie, che saranno il motore della nostra futura ricchezza; i posti di lavoro che ci saranno quando i nostri figli entreranno a far parte della forza lavoro.
Oggi la prospettiva di un mondo migliore resta a portata di mano. Ma dobbiamo avere chiare le minacce del nostro tempo alla pace e alla libertà e affrontarle, come hanno fatto gli americani che ci hanno preceduto, con fiducia, saggezza e risolutezza. Abbiamo dato un serio colpo ad al Qaida negli ultimi anni. Ma non è sconfitta, e ci colpirà ancora se potrà. L’Iran rimane lo stato che più sponsorizza il terrorismo ed è indirizzata ad acquisire armi nucleari. I leader russi, ricchi del benessere derivante dal petrolio e corrotti dal potere, hanno respinto gli ideali democratici e i doveri di una potenza responsabile. Hanno invaso un piccolo stato democratico per ottenere più controllo sulle forniture mondiali di petrolio, intimidire gli altri stati confinanti e portare avanti le loro ambizioni di riformare l’impero russo. E il coraggioso popolo georgiano ha bisogno della nostra solidarietà e delle nostre preghiere. Come presidente lavorerò per stabilire buone relazioni con la Russia così che non dovremo temere un ritorno della Guerra fredda. Ma non possiamo chiudere un occhio su un’aggressione e una mancanza di diritto internazionale che minaccia la pace e la stabilità del mondo e la sicurezza del popolo americano.
Affrontiamo molte minacce in questo mondo pericoloso, ma io non ne ho paura. Sono preparato ad affrontarle. So come funziona l’esercito, so cosa può fare, cosa potrebbe fare meglio e cosa non dovrebbe fare. So come funziona il mondo. Conosco il bene e il male che racchiude. So come lavorare assieme ai leader che condividono il nostro sogno di un mondo più libero, più sicuro e più prospero, e come affrontare coloro che non lo fanno. Io so come assicurare la pace (…). Io odio la guerra. E’ terribile oltre ogni immaginazione. Mi candido come presidente per tenere al sicuro il paese che amo, ed evitare ad altre famiglie di rischiare la vita dei loro cari in guerra come è successo alla mia famiglia. Attingerò a tutta la mia esperienza sul mondo e sui suoi leader, e a tutti gli strumenti a nostra disposizione – diplomatici, economici, militari e il potere dei nostri ideali – per costruire le fondamenta per una pace stabile e duratura.
In America cambiamo le cose che devono essere cambiate. Ogni generazione dà il suo contributo alla nostra grandezza. Dobbiamo cambiare il modo in cui l’Amministrazione statale fa quasi tutto (…). Il costante rancore di parte che ci impedisce di risolvere questi problemi non è una causa, è un sintomo. E’ ciò che accade quando le persone vanno a Washington a lavorare per loro stessi e non per voi. Molte volte ho lavorato con membri di entrambi i partiti per risolvere dei problemi che andavano risolti. Così governerò da presidente. Allungherò la mano verso chiunque voglia aiutarmi a far ripartire questo paese (…). Chiederò ai democratici e agli indipendenti di lavorare per me. E la mia Amministrazione stabilirà un nuovo standard di trasparenza e affidabilità.
Sono stato un imperfetto servitore del mio paese per molti anni. Ma sono stato al suo servizio all’inizio, alla fine e sempre. Molto tempo fa mi è accaduto qualcosa di insolito che mi ha insegnato la lezione di maggiore valore della mia vita. Sono stato benedetto dalla sfortuna. Sono stato benedetto perché ho prestato servizio nella compagnia degli eroi, e sono stato testimone di migliaia di atti di coraggio, compassione e amore. In una mattina di ottobre, nel Golfo di Tonkin, mi preparavo per la mia ventitreesima missione nel Vietnam settentrionale (…). Non pensavo che esistesse una causa più importante di me stesso. Poi mi sono trovato a cadere verso il centro di un piccolo lago nella città di Hanoi, con una gamba e due braccia rotte, e una folla arrabbiata che aspettava di farmi la festa. Fui gettato in una cella buia, e lasciato lì a morire. Non mi sentivo più così tosto (…). Ero in cella di isolamento quando i miei carcerieri si offrirono di rilasciarmi (…). Ma rifiutai. A molti prigionieri andò peggio che a me. Ma dopo aver rifiutato la loro offerta, mi picchiarono con più forza di quanto avessero mai fatto prima. E mi spezzarono. Quando mi riportarono nella mia cella, provavo dolore e vergogna. Il buon uomo della cella a fianco, il mio amico Bob Craner, mi salvò. Nessun uomo può farcela da solo. E poi mi disse di rialzarmi e combattere ancora per il nostro paese e per gli uomini con cui avevo l’onore di prestare servizio. Perché ogni giorno loro combattevano per me. Mi innamorai del mio paese quando ero prigioniero in quello di qualcun altro. Lo amai per la sua rispettabilità, per la sua fede nella saggezza, nella giustizia e nella bontà del suo popolo. Lo amai perché non era soltanto un luogo, ma un’idea, una causa per cui valeva la pena di combattere. Non sono mai più stato lo stesso. Non ero più di mia proprietà. Ero del mio paese.
Il mio paese mi ha salvato e non posso dimenticarlo. E combatterò per lui fin quando avrò respiro, che Dio mi aiuti. Se trovate dei difetti nel vostro paese, rendetelo migliore. Se siete delusi dagli errori del governo, entrate nei suoi ranghi e lavorate per correggerli. Arruolatevi nelle nostre forze armate. Diventate insegnanti. Abbracciate il sacerdozio. Candidatevi per posti statali. Date da mangiare a un bambino affamato. Insegnate a un adulto analfabeta a leggere. Difendete i diritti degli oppressi. Il nostro paese sarà migliore, e voi sarete più felici. Perché nulla porta maggiore felicità nella vita che servire una causa più grande di noi stessi.
Combatterò per la mia causa ogni giorno come vostro presidente. Combatterò per essere sicuro che ogni americano abbia ogni ragione per ringraziare Dio, come io Lo ringrazio: perché sono americano, un cittadino orgoglioso del più grande paese della terra, e con un duro lavoro, una fede forte e un po’ di coraggio, le cose grandi sono sempre alla nostra portata. Combattete con me. Combattete con me. Combattete per quello che è giusto per il nostro paese. Combattete per gli ideali e il carattere delle persone libere. Combattete per il futuro dei nostri figli. Combattete per la giustizia e le opportunità per tutti. Alzatevi in piedi per difendere il nostro paese dai suoi nemici. Alzatevi in piedi gli uni per gli altri, per la bella, benedetta, generosa America. Alzatevi, alzatevi, alzatevi e combattete. Nulla è inevitabile qui. Siamo americani e non ci arrendiamo mai. Non molliamo mai. Non ci nascondiamo mai dalla storia. Noi facciamo la storia.
(traduzione di Enrico del Sero e di Valentina Fizzotti)