Il libero arbitrio e le panchine per gli anziani
Divieto di giocare a palla, divieto di mangiare in prossimità della spiaggia, divieto di ascoltare la radio anche a basso volume, divieto di fare il bagno in prossimità dei porti, divieto di andare in bicicletta sui pontili. di Aldo Vitale

Divieto di giocare a palla, divieto di mangiare in prossimità della spiaggia, divieto di ascoltare la radio anche a basso volume, divieto di fare il bagno in prossimità dei porti, divieto di andare in bicicletta sui pontili, divieto di andare in giro in bikini o a torso nudo, divieto di giocare coi i racchettoni in spiaggia, divieto di fare castelli di sabbia, o tagliare l'erba di pomeriggio. Lo stesso quotidiano britannico Independent ha avvertito i cittadini inglesi che in Italia, ormai, a suon di ordinanze dei Comuni, è tutto vietato; e se tra le singole assurde prescrizioni un sorriso prova ad insinuarsi, la serietà, o la preoccupazione, addirittura, s'impongono guardando all'insieme di questo febbrile corpus normativo in continua crescita. Preoccupazione per cosa? Un fondato motivo di apprensione causato dalla concreta possibilità che con queste e simili disposizioni insieme al buon senso sia vietato non solo un principio cardine dello stato di diritto, cioè la libertà personale, ma una intera dimensione che, per quanto dispiaccia agli anti-cattolici, è ineludibilmente fondativa dell'intero sistema occidentale: cioè il libero arbitrio. Stabilire adesso la differenza tra la libertà costituzionalmente garantita ed il libero arbitrio esulerebbe dai tempi e dagli spazi qui concessi, ma indubbiamente si può considerare la prima come il riflesso secolarizzato e positivizzato del secondo. Insomma, se la natura dello stato di diritto, affinché questo sia davvero tale, deve essere strutturata sul principio della libertà è perché, per diritto naturale, come afferma il cattolicesimo, la natura dell'uomo è costruita sul libero arbitrio, cioè sullo spazio dell'esistenza umana che Dio ha concesso all'uomo non solo per comprendere il bene e il male, ma per decidere se far l'uno o l'altro. Concetti ormai troppo desueti nel mondo della famiglia e ancor di più della laica scuola pubblica, ma un tempo tramandati non per un ottuso conservatorismo filo-ecclesiastico, ma perché fondamentali per l'educazione e la crescita del bambino, dell'uomo, del cittadino. Proprio l'abbandono di tali categorie, infatti, ha condotto nel tempo ad una mancanza di disciplina, di educazione, di quella che una volta si chiamava la "buona creanza", poiché perdendo la distinzione ontologica e naturalmente preordinata tra bene e male l'unico metro di giudizio diventa la propria volontà: per cui faccio ciò che voglio e se disturbo o ledo il prossimo, "fascistamente", me ne frego! E proprio questa mancanza di educazione, questo menefreghismo, questo distendersi dei modi del relazionarsi, hanno condotto le pubbliche amministrazioni comunali, per lo più di sinistra, ad adottare i provvedimenti di cui sopra; tuttavia la cura rischia di essere più dolorosa della malattia. In questo modo ci si è pericolosamente incamminati verso la direzione dello stato totalitario: cioè, come diceva Sturzo, verso il superamento dei limiti dello stato. In definitiva: lo stato, se si pretende stato di diritto, non può imporre l'educazione che la famiglia o la scuola non hanno impartito, in quanto violerebbe la libertà del soggetto, la libertà perfino ad essere maleducato. Come controprova non si dimentichi quanto fondamentali siano stati i processi di educazione e di rieducazione di cui si è abbondato nei regimi totalitari, neri e rossi, del XX secolo. Gli Italiani sappiano, insomma, che quella libertà che loro è stata donata per grazia di Dio in persona, dal severo e rigoroso sindaco di "vattellapesca" è stata loro sottratta. Dopo l'ultimo divieto, cioè vietato non solo sedersi sulle panchine riservate agli anziani, ma sedersi anche in modo scomposto, si attende con ansia che vietino anche di pensare, o, ancor meglio, prescrivano le modalità del non-pensare: magari abbandonandosi a immaginare divieti assurdi! E' palese, oramai, che si vive in un paese dai contorni socio-politici quanto meno grotteschi, in cui la libertà di essere maleducati o solo distratti, o di divertirsi in spiaggia è requisita, mentre quella di "farsi una canna", come si dice, è garantita: e considerando che in spiaggia non si può fare più nulla, l'unica alternativa rimane guardare colui che si canna o, meglio, almeno per ora, andare in montagna.
di Aldo Vitale