Nove colonne
Contrordine terzisti
Contrordine terzisti: è finito il dialogo, il Cavaliere è ritornato a essere cattivo. Aveva ragione Giovanni Sartori. Urge prepararsi alla fase tre: revisione del revisionismo.

Dal Foglio del 21 giugno 2008
Contrordine terzisti: è finito il dialogo, il Cavaliere è ritornato a essere cattivo. Aveva ragione Giovanni Sartori. Urge prepararsi alla fase tre: revisione del revisionismo. Tutti i giornali si preparano ad affrontare il Berlusconi della peggior specie. La democrazia è in pericolo ma siccome il giornalismo è sorpresa questa volta la cosa è proprio inaspettata. Tutte le testate più autorevoli vanno di contropiede. Il Cavaliere è ritornato cattivo e i giornali cattivi peggio di lui.
Contrordine terzisti: avrà pure ragione Sartori ma manco Berlusconi ha torto. Comincia la campagna d’appoggio al peggior Caimano. Perfino il Corriere della Sera, da par suo, si schiera. Con un editoriale firmato dal suo direttore – il prim’ancora storico che giornalista Paolo Mieli – il giornale di via Solferino coglie l’occasione per consegnare agli annali un più che endorsement: “Lodiamo – scrive prim’ancora da storico che da giornalista, Mieli – la smagliante grinta mostrata dal Berlusconi che più ci piace, quello così cattivo di questi giorni perché, diciamolo francamente: l’Italia può continuare la sua luna di miele col governo solo con robusti drizzoni”.
Contrordine terzisti: il Cavaliere dello sfracello sembra a tutti molto più bello. E’ così ben visto il drizzone dalle parti di via Solferino che sempre lo stesso Mieli (in veste di giornalista questa volta, più che di storico) nello stesso editoriale si produce con un post scriptum indirizzato a Renato Brunetta, ministro per la cancellazione degli scansafatiche: “Eccellenza, nel mentre che si trova può licenziare anche questi fannulloni del cdr qui al Corriere?”. E’ tutto un contrordine il terzismo. Anche Francesco Giavazzi ha subito aggiornato la sua stimata agenda annotando e glossando le ricette del cuoco Michele, le belle canzoni di Mariano Apicella e ingentilendo, infine, le austere pagine della rubrica, con le notarelle di costume firmate da Maria Laura Brambillà. Tutto volge alla revisione del revisionismo. Perfino Ernesto Galli della Loggia, il più autorevole editorialista del Corriere, evocando il decisionismo di Carl Schmitt, redige un inequivocabile articolo di fondo dal titolo ancora più chiaro: “Elogio del tenero Tiranno”. Non si sottrae alla fatica di sostenere il Cavaliere neppure Pigi Battista, il vicedirettore, che ancor più da storico che da giornalista, riprende un celeberrimo titolo di Concetto Pettinato e così scrive: “Se ci sei spara un colpo, elimina la magistratura rossa”.
Contrordine terzisti: ognuno sceglie il suo Berlusconi peggiore. Bruciante il titolo “Vogliamo tassarlo?”. E’ un pezzo firmato da Massimo Mucchetti (satira). Con una prosa degna della migliore tradizione dell’invettiva, il Mucchetti non le manda certo a dire: “Fategli un baco largo così, tassatelo questo Bazoli. O ancora credete alla favola dello scompartimento di seconda classe? E’ solo un pietoso tentativo di dissimulazione di un inesistente stato d’indigenza. Tassatelo”. Più che endorsement, sono outing questi dei senatori del Corriere e non può certo mancare nell’elenco Aldo Grasso, il più autorevole dei critici televisivi che, in un poderoso editoriale dal titolo, “Mandiamo piuttosto RaiTre sul satellite”, così argomenta: “Quattro reti televisive in mano al premier sono obiettivamente poche. Che ne prenda un’altra. Con cinque ne guadagniamo tutti in allegria”.