Redazione e intercettazione

Tu, tu-tu. Intercettazione in redazione. In attesa della mannaia giudiziaria, contravvenendo anche ai desiderata del Cav., Nove Colonne, da sempre voce indipendente, pubblica gli ultimi scampoli di intercettazioni.
27 AGO 08
Ultimo aggiornamento: 02:30 | 17 AGO 20
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Dal Foglio del 14 giugno 2008
Tu, tu-tu. Intercettazione in redazione. In attesa della mannaia giudiziaria, contravvenendo anche ai desiderata del Cav., Nove Colonne, da sempre voce indipendente, pubblica gli ultimi scampoli di intercettazioni. Sono registrazioni delle quali la rubrica è venuta in possesso grazie alle tante talpe operative presso le più autorevoli testate giornalistiche. Qui leggerete la scottante verità di ciò che la legge, al contrario, vorrebbe celare alla pubblica opinione.Comincia il Corriere della Sera nelle cui casseforti dormono tante tra le bobine che scottano. Nove Colonne ha scelto quella che vede per protagonista nientemeno che un futuro direttore di via Solferino, ascoltate: “… perciò torni a Detroit?”. E’ Totò Cuffaro che parla a un’utenza riconducibile ai centralini di Saxa Rubra. “Ma tu come l’hai saputo?”. E’ Gianni & Riotto detto Johnny che risponde. “… da certi amici… tu sai – spiega il Cuffaro all’attuale direttore del Tg1 – che io parlo più con il Cavaliere che con questo Casini. Lui in persona mi disse che addirittura l’hai chiesto tu, dopo la nomina dell’a noi carissimo Stefaneddu Parisi alla direzione generale, di tornartene alla Rai americana per il Tg1 e che così ti prepari con comodo per tornare come un reuccio a via Solferino e buttare fuori questo Mielo”. Riotto: “… ma Totò, tu sai sempre tutto! A Raffadali che si dice?”. Cuffaro: “Si dice che siamo tutti contenti e che però non devi dimenticare la famiglia: ci sono quattro guantiere di cannoli. Dovresti portarli agli intimi”. Riotto: “Nessun problema, Raffadali comanda e picciotto va e fa”.
Neppure Guido Ruotolo è riuscito a pubblicare le intercettazioni di una conversazione telefonica tra Roberto Saviano, autore di “Gomorra”, e un non ben precisato Duddù su cui stanno portando lumi i giacobini. Giulio Anselmi, direttore della Stampa, pare si sia opposto per lesa torinesità. Nove Colonne continua a non capire il perché della mancata divulgazione e perciò, nel dubbio, divulga. Parla questo non ben precisato Duddù: “Roberti’, ti faccio la mia solidarietà per l’attacco proditorio di Antonio Baricco…”. Saviano: “Uè, Duddù, ma perché, si chiama Antonio?”. Duddù: “E’ un vezzo da sciantosa. Non si usa più cambiarsi il cognome, oggi ci si cambia il nome”. Saviano: “E io ti dico: il film di Baricco è meglio del libro ma il film è peggio di un fotoromanzo e Baricco non si chiama Antonio, di nome fa Alfonso”. Duddù: “Già, Antonio Alfonso Baricco detto ’o Lancio Story”.
Anche la Repubblica, sebbene prodiga di scoop, oggi non vuole pubblicare la trascrizione di una telefonata all’utenza di Marco Travaglio. Il quotidiano di largo Fochetti, forse perché già con Beppe D’Avanzo ha picchiato duro sul povero Travaglio, oggi ha voluto soprassedere. Sarebbe una dichiarazione di guerra a tutta l’ala che da Travaglio arriva fino a Di Pietro, un giornale democratico come la Repubblica non se lo può consentire, noi però abbiamo il testo, ed eccola. “Renatino sono”. Un’utenza riconducibile a Palazzo Madama chiama, infatti, Marco Travaglio: “Renatino chi?” domanda Travaglio. Risposta: “E che ti sembro, Michele Chi?. A proposito: questo Santoro non ci piace più. Ma tu, anche se m’hai fatto del male, anche se mi hai fatto una mascariata di mafioseria, tu caro Marco resti sempre nel mio cuore”. Travaglio: “… mi commuovi”. Renatino: “AnnoZero deve finire nelle mani tue. Se sei d’accordo, oggi, io ne parlo con il Cavaliere. Ma anche con Dell’Utri e Miccichè. Così facciamo finalmente tutti una bella paciata”. Travaglio: “Scusi, ma perché dobbiamo fare questa paciata?”. Renatino: “Scusami tu, ma se Berlusconi dialoga con Veltroni, perché non ci dobbiamo dialogare io e te? E poi, il fior fiore della Sicilia, perché non deve dialogare anche col fior fiore dell’antimafia?”. Tu, tu-tu. Clic.