I missili e l'oro (nero) di Mosca
Man mano che la sua forza condizionante si è accresciuta, la Russia ha elevato non solo il prezzo del gas, ma anche quello politico richiesto all’Europa, e che consiste, di fatto, nella sua restituzione allo status di grande potenza globale e non solo regionale.

Pier Ferdinando Casini esprime preoccupazione per la sudditanza dell’Europa a una “dittatura” energetica russa. In effetti la dipendenza dalle forniture russe, rese ancora più preziose dalla crescita della domanda internazionale, e quindi della concorrenza di potenziali acquirenti come la Cina, rappresenta una condizione decisiva per le capacità produttive e di consumo dell’Europa. Per la verità non da oggi. Man mano che questa sua forza condizionante si è accresciuta (il polo energetico alternativo è rappresentato dai paesi arabi), la Russia ha elevato non solo il prezzo del gas, ma anche quello politico richiesto all’Europa, e che consiste, di fatto, nella sua restituzione allo status di grande potenza globale e non solo regionale. Mosca si sta svincolando dagli impegni di unità contro il pericolo terroristico e la disseminazione nucleare, rendendo meno efficace la reazione internazionale al programma iraniano di arricchimento dell’uranio.
Approfittando di un’ingenuità rodomontesca del governo filo occidentale georgiano, la Russia ha mostrato i muscoli della sua potenza militare, anche per impedire che si costruiscano oleodotti che trasportino il petrolio del Caspio a occidente senza passare per il proprio territorio. Rispondere in termini politici alla sfida di Mosca, che non ha il carattere della guerra fredda ma si colloca sul terreno della lotta per i nuovi equilibri di potere, richiederebbe l’esistenza simmetrica di un potere europeo, la cui assenza non è surrogabile dalla sola buona volontà di Sarkozy.