La sconfitta dell’Europa
L’assedio di Tbilisi è la sconfitta dell’Europa. Un’Europa senza schiena dritta finisce sotto le bombe di Gori. Un’Europa senza forza delle idee divide l’Ucraina e delude i sogni di modernizzazione a Kiev. Un’Europa con le idee confuse non sa se, come e dove accettare o solo dialogare con la Turchia. Un’Europa senza orgoglio politico è costretta a stare zitta perché Mosca ha in mano l’interruttore della nostra luce.

L’assedio di Tbilisi è la sconfitta dell’Europa. Un’Europa senza schiena dritta finisce sotto le bombe di Gori. Un’Europa senza forza delle idee divide l’Ucraina e delude i sogni di modernizzazione a Kiev. Un’Europa con le idee confuse non sa se, come e dove accettare o solo dialogare con la Turchia. Un’Europa senza orgoglio politico è costretta a stare zitta perché Mosca ha in mano l’interruttore della nostra luce. Che senso ha regalare all’est la prospettiva di un ingresso nell’Ue, se poi non si ha il coraggio e la forza di convincere Mosca del fatto che l’allargamento è sinonimo di stabilità e può essere fatto – come il Consiglio Nato più Russia creato a Pratica di Mare almeno fino a ieri dimostrava – in collaborazione con il Cremlino? Mentre le stanche democrazie della vecchia Europa inanellano lagnosamente referendari “no” all’Europa prossima ventura, c’è una nuova Europa che mette la bandiera dietro la scrivania anche se non ne fa ancora parte. C’è una nuova Europa coraggiosa che già ai tempi della liberazione dell’Iraq da Saddam trovava lo slancio della speranza di un futuro migliore per popoli oppressi e si schierava con l’America di quel Bush che, quasi solo, oggi osa dire parole di verità in faccia all’ex amico Putin. C’è un’Europa fatta di lettoni, estoni, polacchi, lituani, cechi, insomma tutta un’altra Europa pronta ad andare ad aiutare la spericolata ma fiera Georgia. Un’Europa senza cuore politico non sa nemmeno consigliare ai suoi aspiranti membri la via più efficace e prudente per entrare nella Nato e nell’Ue. Un’Europa senza testa rivolta verso il futuro neanche vede che Putin vuole impedire che il Vecchio continente possa anche non dipendere da lui per l’energia. Certo noi dobbiamo comprare energia, ma certo la Russia deve venderla. Dunque possiamo essere almeno pari. Il problema non è trattare. Qualunque capacità di dialogo, di moral suasion, di negoziato è benvenuta. Il problema è sapere che cosa si vuole. E nel caso dell’Europa questo pare sempre essere un interrogativo e quasi mai una constatazione.
Dopo questi giorni, nel Caucaso e alle porte dell’Europa nulla sarà più come prima. Mosca ha ottenuto già l’obiettivo di impedire un vero ritorno allo status quo ante. Ferma gli attacchi solo perché e quando ha ottenuto ciò che voleva. In più ha lanciato un chiaro messaggio a tutti i popoli e alle nazioni (Ucraina soprattutto) che sognano di allontanarsi dalla sfera russa per avvicinarsi all’Europa, all’occidente. Il messaggio è questo: l’Europa è fiacca e ricattabile, l’America è lontana, non vi resta che la Russia. A noi invece non resta che la speranza che un po’ di quello spirito orgoglioso e politico della nuova Europa contagi la vecchia. Anche per tornare a trattare con Putin, ma con la schiena dritta.
Dopo questi giorni, nel Caucaso e alle porte dell’Europa nulla sarà più come prima. Mosca ha ottenuto già l’obiettivo di impedire un vero ritorno allo status quo ante. Ferma gli attacchi solo perché e quando ha ottenuto ciò che voleva. In più ha lanciato un chiaro messaggio a tutti i popoli e alle nazioni (Ucraina soprattutto) che sognano di allontanarsi dalla sfera russa per avvicinarsi all’Europa, all’occidente. Il messaggio è questo: l’Europa è fiacca e ricattabile, l’America è lontana, non vi resta che la Russia. A noi invece non resta che la speranza che un po’ di quello spirito orgoglioso e politico della nuova Europa contagi la vecchia. Anche per tornare a trattare con Putin, ma con la schiena dritta.