Viva il partito contenitore

I grandi partiti delle democrazie dell’alternanza sono partiti contenitori, che offrono opzioni alternative ma nell’ambito dell’economia di mercato, della moneta unica nell’Eurozona, del rispetto delle libertà e delle garanzie e delle alleanze e dei trattati internazionali. Pare poco, ai cantori enfatici delle identità, e invece è quel che è bastato per far crescere altrove un sistema politico efficace.
10 AGO 08
Ultimo aggiornamento: 15:20 | 9 AGO 20
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I grandi partiti delle democrazie dell’alternanza sono partiti contenitori, che offrono opzioni alternative ma nell’ambito dell’economia di mercato, della moneta unica nell’Eurozona, del rispetto delle libertà e delle garanzie e delle alleanze e dei trattati internazionali. Pare poco, ai cantori enfatici delle identità, e invece è quel che è bastato per far crescere altrove un sistema politico efficace.
Il centrosinistra, bene o male, questo contenitore lo ha costruito, il centrodestra, che si appresta a farlo, dovrebbe far tesoro anche dei problemi di chi l’ha preceduto nell’operazione. Parte con alcuni vantaggi: una collocazione unitaria nel Partito popolare europeo, una leadership forte e vincente, un impegno di governo che richiede di trovare intese su ogni singolo provvedimento. Insomma, il centrodestra ha già una classe dirigente nazionale, deve trovare il sistema di unificare le classi dirigenti locali e di dotarsi di un modello di selezione interna dei dirigenti nel quale si affermi qualche primo ma robusto elemento di democrazia. Gli errori da evitare sono quelli commessi dal Partito democratico, che è parso costruire il suo contenitore più su criteri di esclusione che di inclusione. La giustapposizione dei gruppi dirigenti pregressi invece sarà inevitabile, ma naturalmente è più facile digerire una nomenklatura vincente di una che inanella una seria di sconfitte. Sarebbe però auspicabile, soprattutto per il futuro, qualche meccanismo di verifica delle leadership, primarie o non primarie.