Su Martini - l'ottimismo non basta

2 AGO 08
Ultimo aggiornamento: 15:03 | 14 AGO 20
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La sospensione di ogni giudizio, l'ottimismo fine a se stesso sono la bandiera di una falsa libertà. Come si può dopo un'attenta analisi dei problemi della società attuale sospendere il giudizio, essere ottimisti sostenendo che tutto è buono allo stesso modo, non fornire non dico soluzioni ma per lo meno consigli? E' vero, c'è lo Spirito Santo - io ci credo - la cui potenza è infinitamente superiore alle forze umane, clero compreso, per fortuna. Ma un alto prelato della Chiesa cattolica non può ridurre tutto a un medesimo livello, magari mettendosi in chiaro contrasto con le indicazioni del Papa, quando ne capita l'occasione, o innocentemente esaltare aspetti di altre religioni in aperto dissidio con quella che eminentemente dovrebbe rappresentare, come è accaduto tempo fa con affermazioni sul Protestantesimo, pubblicate a stralci in almeno due articoli del Foglio. No, la "modernità" e l'"apertura" del cardinal Martini non possono portare a un discorso costruttivo dentro la Chiesa: il suo "ottimismo" mi sembra più un livellamento al pensiero dominante che è la grande rovina silente della nostra società e mi richiama alla mente l'atteggiamento di Papa Giovanni XXIII - se non erro - contro i "profeti di sventura", che fu così poco lungimirante e tanto negativo per il futuro - l'attuale presente - della Chiesa. Sospendere il giudizio non risolve i problemi, li lascia crescere indisturbati. Il dovere del nostro clero, Papa in testa, ovviamente, è quello di non smettere mai di dare indicazioni chiare a chi fa parte della Chiesa, ribadire in modo netto le Verità di fede e le caratteristiche che rendono differente quella cattolica dalle altre religioni, mettendo in evidenza la grande ricchezza che il credo cristiano porta con sé e non perdendo occasione per farlo conoscere in modo approfondito, sicuro. A chiunque abbia fede viene spontaneo agire in questo modo, a maggior ragione dovrebbe farlo chi si trova a capo della gerarchia ecclesiastica. Ratzinger lo fa benissimo, facendosi interprete di una fede vera, vissuta in un dialogo attuale, fecondo, con la persona vivente del Cristo. I suoi discorsi, lucidamente critici, sono pervasi da un ottimismo vero, concretamente fondato su indicazioni semplici e chiare per vivere secondo i grandi valori evangelici. I discorsi ai giovani della GMG di Sidney, per citare quelli più recenti, ne sono un ottimo esempio. Leggere per credere.