Buena vista social Cav.
La storia politica degli ultimi quindici anni ha dato ragione al Cav. anche quando aveva torto. Figurarsi se oggi sia possibile infliggergli, foss’anche con tenerezza, una lezione di moralina liberista di fronte al suo dolce naufragar nel realismo sociale e di mercato.

La storia politica degli ultimi quindici anni ha dato ragione al Cav. anche quando aveva torto. Figurarsi se oggi sia possibile infliggergli, foss’anche con tenerezza, una lezione di moralina liberista di fronte al suo dolce naufragar nel realismo sociale e di mercato. Quando Berlusconi dice che assieme al federalismo fiscale, alla riforma della giustizia e a quella della legge elettorale per le europee “stiamo facendo una politica di sinistra”, si rivela ancora una volta l’eccelso e diretto interprete della volontà generale. Oltretutto il Cav. è in degna compagnia, ha accanto a sé l’apocalittico Tremonti come guardiano della soglia finanziaria, è circondato da ex socialisti come Brunetta e Sacconi, presiede un governo a tasso zero di destra storica o reazionaria e ad alto contenuto local-identitario (la tribù di Bossi).
In più il capo del centrodestra è talmente forte nel gradimento degli elettori da sentirsi tenuto a fare anche il capo ombra del centrosinistra. Ovvero ad azzardare quel che aveva invano promesso Veltroni: impersonare pure le istanze dei ceti popolari che un tempo votavano molto a sinistra e che poi, nell’aprile dell’anno scorso, hanno espulso i comunisti dal Parlamento dividendosi tra Pd e Pdl. Il social Cav. di questi mesi ha l’aria di un club destinato a infoltirsi, anche perché non sembra subire alcun attrito all’interno della maggioranza. Tutt’al più si espone a qualche crudezza di circostanza proveniente dall’opposizione, e ai più fondati rilievi dei liberisti inconsolabili per il suo vero o presunto tradimento di un’ideologia, quella della detassazione creatrice, disinvoltamente decaduta dal lessico fantasioso del Cav.
A voler prendere troppo seriamente la questione ci si dovrebbe chiedere se il bagno di consensi non avrà come contropartita uno smarrimento nel così detto blocco sociale che è stato finora giudicato come il combustibile dell’avventura berlusconiana: gli studi di settore, le imprese, il mondo delle professioni liberali. Ma una volta ricordato che gli spiriti animali del capitalismo in Italia sono quasi sempre cresciuti in cattività, nel recinto materno dello stato e delle sue propaggini regionali, la dimensione del problema torna alla propria giustezza. Il Cav. IV sta proseguendo sulla via già calcata nella precedente esperienza di governo, allora furono promesse originali e defiscalizzazioni impercettibili. Oggi la sua buena vista fa di lui un governante come altri nel passato. Non è affatto una diminutio né, conoscendolo, sarà la sua ultima parte in commedia.