L'insostenibile pesantezza di chiamarsi Valeria
Sorella Bruni
Essere Carla (Bruni-Sarkozy) o essere Valeria (Bruni-Tedeschi) non porta, per fortuna, a una sorellanza di tipo “Che fine ha fatto Baby Jane?” – film in cui Joan Crawford e Bette Davis, sorelle-coltello, si tormentavano con torture psicologiche incrociate. Anzi. Solo abbracci e sorrisi, illuminati dai colpi di sole (dell’una o dell’altra, a turno), sembrano scambiarsi le sorelle Carla e Valeria.

Essere Carla (Bruni-Sarkozy) o essere Valeria (Bruni-Tedeschi) non porta, per fortuna, a una sorellanza di tipo “Che fine ha fatto Baby Jane?” – film in cui Joan Crawford e Bette Davis, sorelle-coltello, si tormentavano con torture psicologiche incrociate. Anzi. Solo abbracci e sorrisi, illuminati dai colpi di sole (dell’una o dell’altra, a turno), sembrano scambiarsi le sorelle Carla e Valeria – una bellissima, l’altra bella; una famosissima, l’altra famosa; una magrissima, l’altra normalmente magra – eredi di una famiglia di industriali torinesi emigrati in Francia in anni di terrorismo rosso (per paura dei sequestri). E bisogna proprio voler vedere la macchiolina nera sul foglio bianco per notare che Valeria ha sempre l’occhio pensieroso e Carla sempre l’occhio vittorioso. Le due si vogliono bene, e addirittura sembrano l’una il prolungamento dell’altra, con Valeria che agisce laddove Carla soltanto parla – e se Carla dice che l’ex brigatista Marina Petrella deve essere curata (e non in carcere), Valeria si reca al di là delle sbarre per constatarlo di persona. Unisono di pensiero e azione, epperò è pur sempre un inferno.
Valeria studiava danza, Carla la copiava.
Valeria studiava danza, Carla la copiava.
Valeria amava i dolci, Carla li ignorava. Valeria era riflessiva, Carla scapestrata. Valeria recitava con fama intermittente, Carla alla prima foto era già top model. Dissimili fin da quel cognome diversamente monco, Bruni e Bruni-Tedeschi, apparente vezzo che forse ricorda la radice diversa – le due ragazze non hanno lo stesso padre, anche se uno e unico è stato l’uomo che le ha cresciute, Alberto Bruni-Tedeschi, padre naturale di Valeria e marito della pianista Marysa Borini – che ebbe Carla da un giovane amante negli anni Sessanta, ma poi nessuno odiò nessuno. Marysa cioè l’ex modella (come Carla). Marysa l’ex rubacuori (come Carla). Marysa la sostenitrice della non-imprenscindibilità dell’essere fedeli (come Carla). Marysa che osserva la figlia minore con l’orgoglio di chi vede in “Carlina” l’ultima propaggine della se stessa di un tempo, tanto che la “presidenza” via matrimonio di Carla, per lei, “è come un destino”. Marysa che in “Attrici”, film di Valeria, impersona una moglie infedele a cui un illuminato marito spiega che l’adulterio non è ragione sufficiente a squassare un matrimonio.
Nessuno sa se anche Valeria sia d’accordo, fatto sta che, mentre Carla passava da fidanzati cantanti a fidanzati filosofi già impegnati – ma d’altro canto, come ha detto al Giornale l’ex tata di Carla e Valeria, a tradire si è in due, incolpate quegli uomini – Valeria trascorreva anni operosi accanto al solito Mimmo Calopresti. E recitava, sì, ma voleva anche dirigere, e intanto Carla, con noncuranza, balzava dalle passerelle ai concerti e dava alla luce un figlio (a differenza delle tormentate protagoniste del film di Valeria). E anche se Valeria, oggi regista affermata, in un sussulto trasgressivo di stampo materno si è scelta un nuovo compagno di vent’anni più giovane, Louis Garrel, deve comunque leggere quelle parole di Marysa sui giornali: Valeria ha preso la sua strada, ma deve sempre crearsi complicazioni. E si capisce che le complicazioni, per quanto ragionevoli, hanno pur sempre la pesantezza del chiamarsi Valeria.