La volontà di un giudice non è quella di Eluana

Giacomo Caliendo, oggi sottosegretario alla Giustizia, non ama “commentare le sentenze”, e però, per quella che riguarda Eluana Englaro, decide di fare uno strappo alla regola.
14 LUG 08
Ultimo aggiornamento: 06:15 | 22 AGO 20
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Milano. Giacomo Caliendo, oggi sottosegretario alla Giustizia, non ama “commentare le sentenze”, e però, per quella che riguarda Eluana Englaro, decide di fare uno strappo alla regola. Caliendo, nell’ottobre del 2007, da sostituto procuratore generale della Corte di cassazione, chiese ai giudici della prima sezione civile di rigettare il ricorso presentato da Beppino Englaro, il papà di Eluana, contro il decreto della Corte d’appello di Milano del dicembre 2006. Il padre di Eluana, allora, chiedeva ciò che non ha mai smesso di chiedere dal 1999, cioè che alla figlia, in stato vegetativo permanente dopo l’incidente stradale del 18 gennaio 1992 fosse staccato il sondino endogastrico che la alimenta e la idrata.
“Quel che penso oggi – dichiara Caliendo – è esattamente quello che pensavo allora: un giudice non dovrebbe esprimere valutazioni in base alle emozioni né basarsi su testimonianze emotive di fatti che sono avvenuti oramai più di quindici anni fa”. Nella sua requisitoria dell’ottobre scorso il procuratore Caliendo disse che “non c’era il consenso della ragazza” né in un senso né nell’altro, ma che proprio tale constatazione non inficiava il fatto che nessuno potesse arrogarsi il diritto di staccare il sondino che la teneva (e la tiene) ancora in vita. Per Caliendo era chiaro allora e lo è ancora oggi che “senza ombra di dubbio non ci troviamo di fronte a un caso di accanimento terapeutico” perché, come diceva nella sua requisitoria, “il trattamento al quale è sottoposta Eluana Englaro è difficile qualificarlo come trattamento sanitario, in quanto si tratta soltanto della somministrazione del nutrimento”. Ed è in base a tale dato che è oggi piuttosto scettico dinanzi alle disposizioni attuative della Corte d’appello di Milano secondo cui, dopo che sarà staccato il sondino ad Eluana, le si dovrà garantire “un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio”. Per Caliendo, “togliere il sondino significa far morire Eluana facendola soffrire. Per evitare i dolori le si dovrebbero somministrare delle medicine”, cosa che finora non è mai successa, ma in questo caso allora – ragiona Caliendo – si verrebbe a creare una situazione paradossale, si renderebbe necessario un trattamento sanitario, finora inutile, che potrebbe essere definito “accanimento terapeutico” a meno che il suo scopo non sia la cura…
In quella sua requisitoria dell’ottobre 2007 l’allora procuratore spinse le proprie considerazioni fino ad affermare che il motivo che lo portava a respingere il ricorso avanzato dal padre e dalla curatrice della ragazza era che “il nostro ordinamento tutela, più di ogni altra cosa, il valore supremo rappresentato dal bene della vita, ancor più del valore della dignità umana: la decisione se vivere e morire e come vivere e morire, deve essere lasciata alle persone direttamente interessate e non ad altri”. Oggi lo ribadisce: “Non credo che i colleghi giudici di Milano non riconoscano il valore supremo della vita. Non penso che sia questo il punto di cui discutere. Penso invece che bisognerebbe riconoscere che è impossibile a noi, oggi, ricostruire la volontà di Eluana Englaro basandoci su episodi lontani nel tempo. La volontà presunta del soggetto è impossibile da decifrare. E come potremmo?”.
Secondo quanto riportato dai giornali, Eluana, provetta sciatrice, avrebbe detto ad alcune amiche che lei non avrebbe mai voluto sopravvivere come Leonardo David, lo sciatore italiano che entrò in coma dopo un incidente nella discesa libera di Lake Placid il 3 marzo 1979. Le testimonianze dei conoscenti sono state vagliate anche da Caliendo che però torna a dire: “Tali parole non possono essere considerate da un giudice né rilevanti né attuali in quanto non riguardano il consenso di Eluana all’alimentazione col sondino. Quando le pronunciò non era nella situazione in cui si trova adesso. Il fatto quindi di non potere decidere noi al posto di Eluana dovrebbe farci riflettere bene su come comportarci oggi nei suoi confronti”.