L'idra della maldicenza
Il primo frontale tra maggioranza e togati potrebbe averlo scongiurato ieri il presidente Napolitano, anche o sopra tutto in qualità di capo del Csm. In circostanze normali l’iniziativa del Quirinale dovrebbe essere più che sufficiente a sconsigliare l’esondazione nel recinto della politica.

Il primo frontale tra maggioranza e togati potrebbe averlo scongiurato ieri il presidente Napolitano, anche o sopra tutto in qualità di capo del Csm. In circostanze normali l’iniziativa del Quirinale dovrebbe essere più che sufficiente a sconsigliare l’esondazione nel recinto della politica. Una Corte costituzionale esiste già, le Camere sono sovrane. Ma in circostanze normali nessun presidente del Consiglio sarebbe sottoposto all’esercizio venatorio riservato al Cav. da anni e specialmente in questi giorni di pestilenze mediatiche e dipietrificazioni. Invece i militanti dell’idea giustizialista credono di guadagnarsi anche questa mesata avvelenando la fonte del diritto all’immunità per le prime cariche dello stato, nonché il diritto del decisore politico a stabilire gerarchie temporali nello svolgimento dei processi. Tutto questo avviene anche in conseguenza del pallore culturale riemerso sui volti di un’opposizione incapace di andare al fondo delle cose: stabilendo da subito la sindacabilità dell’obbligo nell’azione penale e concordando il profilo di un salvacondotto istituzionale da realizzare qui e ora. L’aspetto singolare della vicenda è che lì dove arriva il realismo giuridico di persone come Violante, non sospettabili d’intelligenza con il nemico ancestrale berlusconiano, non si accompagna un’adeguata presenza del centrosinistra a vocazione minoritaria.
Ma l’idra della maldicenza ha troppe teste per mozzarle tutte in un colpo. Per un Csm manodotto verso la ragionevolezza istituzionale, incombono decine di leggende proliferate nella discarica a cielo aperto delle intercettazioni collegate alla Rai e appiccicate alla coda del Cav. Qui la questione oscilla tra la surrealtà e la rappresentazione burlesque. E gli interessi politici degli editori si combinano all’indifferentismo esangue del giornalista collettivo, un commiserevole fenotipo pronto a pubblicare le deiezioni di qualche intercettatore trascurato magari dai pm, ma non dai moralisti pruriginosi. Pare sia in arrivo altro sterco telefonico e non è detto che per contenerlo basteranno un decreto o un discorso berlusconiano alla nazione. Si favoleggia di miserie a sfondo erotico e ministeriale. Lo si fa da giorni, in omaggio alla sorda legge impersonale del “si dice che”. Lo si fa con tale eccitazione da far sperare che il petardo, se esiste, venga sparato presto (giovedì?) o dichiarato irricevibile come consiglia il quotidiano Europa (bravi). Fetido come un’intercettazione pubblicata c’è soltanto il clima da intercettazioni in arrivo.