La scordata

Per la nuova Alitalia i numeri su esuberi e partecipanti alla cordata mutano in maniera inversalmente proporzionale. Con il passare dei giorni le indiscrezioni che filtrano sul nuovo piano elaborato da Intesa Sanpaolo mettono in luce la criticità di un organico gonfiato da politiche clientelari e la necessaria iniezione di nuovi capitali (cifra che balla da 1,5 a 2 miliardi di euro).
2 LUG 08
Ultimo aggiornamento: 03:19 | 17 AGO 20
Immagine di La scordata
Le voci sugli esuberi che scatterebbero con il nuovo piano industriale di Alitalia sono "destabilizzanti e lontane da una realistica possibilità di concretizzazione". Lo afferma l'Anpac, associazione dei piloti, in una nota precisando che "il personale in esubero, secondo quanto riportato dai principali organi di stampa ammonterebbe ad oltre 6.000 unità, cioè circa il triplo di quanto originariamente previsto nella proposta di Air France-Klm. Giova ricordare che durante la recente campagna elettorale, ed anche una volta nominato Capo del Governo, il Presidente Berlusconi espresse un giudizio molto critico sulla proposta franco/olandese, considerandola eccessivamente penalizzante per la Compagnia di Bandiera e per il Paese". (Agi)
"Non possiamo perdere la compagnia di bandiera. Bisogna andare nella direzione opposta". A sottolinearlo e' stato il premier Silvio Berlusconi in uno dei passaggi del suo intervento alla conferenza stampa a palazzo Chigi sul settore del turismo. (Adnkronos)
Roma. Per la nuova Alitalia i numeri su esuberi e partecipanti alla cordata mutano in maniera inversalmente proporzionale. Con il passare dei giorni le indiscrezioni che filtrano sul nuovo piano elaborato da Intesa Sanpaolo mettono in luce la criticità di un organico gonfiato da politiche clientelari e la necessaria iniezione di nuovi capitali (cifra che balla da 1,5 a 2 miliardi di euro). Visto il defilarsi di imprenditori il finanziamento dovrebbe arrivare in maggior parte da un consorzio di banche, con la partecipazione diretta di Intesa che si ritaglierebbe un inedito ruolo di advisor e azionista. Nel presentare l’operazione al mercato e all’Europa però, sia Corrado Passera, sia Giulio Tremonti vorrebbero associarla ad un nome forte del sistema Italia, pronto ad assumere un incarico diretto nella governance. A chi affidare dunque il ruolo di playmaker? I rumors di queste ore indicavano in Roberto Colaninno, il nome a cui affidare la mission impossible. L’ex alfiere della razza padana, come l’ha definito sul Sole 24 Ore Paolo Madron, avrebbe tutte le caratteristiche per un’operazione bipartisan. L’imprenditore mantovano non è più l’uomo di parte, il capitano coraggioso elogiato da Massimo D’Alema che dileggiava le opinioni del centrodestra come “starnazzamenti”. Il turnaround compiuto con Piaggio, nome storico del made in Italy, e il tentativo di imbarcarsi nel salvataggio della Fiat pre-Marchionne, gli ha fatto conquistare la stima di Silvio Berlusconi.
La crepa al piano però, secondo il Messaggero, arriverebbe proprio da un riluttante Colaninno, che avrebbe ridotto la sua disponibilità finanziaria da 300 a 50 milioni di euro. Una quota simbolica per non uscire dall’operazione, ma che certo non gli permeterebbe di avere un ruolo di capocordata. Fonti vicine al dossier riconducono la freddezza di Colaninno al mancato coinvolgimento di un alleato estero, con cui stringere un impegno vincolante su un’uscita a medio termine. Un accordo simile a quello che nel ’99 Alcide Leali strappò a Lufthansa per la sua Air Dolomiti. Dopo un infruttuoso negoziato con Alitalia, l’imprenditore siderurgico fece entrare come soci di minoranza i tedeschi, aggiungendo una clausola di cessione (put) che esercitò nel 2003.
Nel caso però Corrado Passera non riesca nell’opera di persuasione nei confronti di Colaninno, su quale nome si potrà puntare? Improbabile che un simile ruolo lo possa ricoprire Marco Tronchetti Provera o Gilberto Benetton. Durante l’assemblea Pirelli di aprile, Tronchetti ha precisato come il suo apporto sarà perlopiù simbolico: “ho dato la mia disponibilità a mettere un chip, che vuol dire qualche milione di euro". Ruolo defilato anche per la famiglia del triveneto, dove il vicepresidente del Gruppo, Alessandro Benetton, si è autodenunciato come portatore di un conflitto di interessi (Aeroporti di Roma). Degli altri imprenditori che avevano esplicitamente dato il loro assenso non si sente più parlare. Il patron di Geox, Mario Moretti Polegato aveva dichiarato di essere pronto, “per amore dell’Italia”, a scendere in campo. A maggio aveva aggiunto però di attendere che qualcuno gli mostrasse uno straccio di piano industriale. Da allora, non ha più parlato. Poco ciarliero anche Salvatore Ligresti, che era stato il primo a fare outing sulla sua presenza in cordata. L’ultimo pronunciamento del capo di Fondiaria Sai è di aprile (“una mano bisogna darla, penso sia giusto e doveroso nei confronti del paese, della compagnia, dei lavoratori e del turismo”). Anche Giovanni Consorte, l’uomo nero di Unipol, tre mesi fa aveva teso una mano verso il Cav. (“lo dico perché chi di dovere sappia fin da subito di poter contare su di me”). Il nome però dell’ex capo di Unipol è presto sparito dai resoconti giornalistici. Molti rumors, ma nessuna conferma poi sulla disponibilità a versare fiches da parte di Diana Bracco, Marco Fossati, Emilio Riva, Gianluigi Aponte e Miro Radici. Francesco Gaetano Caltagirone, anche lui più volte citato, si è invece chiamato fuori (“sono solo un utente”).
di Giuseppe Marchini