Il Lodo Alfano avanza, ma Veltroni cincischia per paura di Di Pietro

Il Consiglio dei ministri ha varato il lodo sulle immunità per le quattro più alte cariche dello stato. Il provvedimento arriva a ridosso della bocciatura all’emendamento che sospende i processi non urgenti inflitta dal Csm e, ieri, si è sovrapposto alla diffusione pubblica di telefonate private del premier.
29 GIU 08
Ultimo aggiornamento: 05:33 | 20 AGO 20
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Il Consiglio dei ministri ha varato il lodo sulle immunità per le quattro più alte cariche dello stato. Il provvedimento arriva a ridosso della bocciatura all’emendamento che sospende i processi non urgenti inflitta dal Csm e, ieri, si è sovrapposto alla diffusione pubblica di telefonate private del premier. Nonché all’assoluzione – ancora da parte del Csm – del gip Clementina Forleo. Il grande rimosso della giustizia tuona con prepotenza in un clima istituzionale che vede impegnata anche la presidenza della Repubblica in una difficile mediazione tra governo, Csm e opposizione.
La maggioranza, coesa, punta a un’approvazione rapida in Parlamento del disegno di legge sulle immunità (il 28 luglio comincia l’iter alla Camera) e spera nella collaborazione del Partito democratico per un percorso condiviso che dovrebbe riguardare anche il già approvato ddl sulle intercettazioni. A tendere la mano al Pd non è solo il grande ambasciatore Angelino Alfano, ma l’intero Pdl. “Il Pd – dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto – deve avere la consapevolezza che se non si misura su questo terreno inevitabilmente avanzerà l’operazione forcaiola di Di Pietro”.
Mai come adesso la pax giudiziaria cercata dal Guardasigilli Alfano sembra intrecciarsi con il destino dei rapporti tra maggioranza e opposizione, siano questi lo scricchiolante CaW o l’esile dialogo tra Berlusconi e D’Alema. Ma nell’ideale triangolo politico, tra la base di garanzia rappresentata dal Quirinale e la determinata coesione della maggioranza, è proprio l’opposizione a rappresentare il lato che manca. Veltroni non ha accettato l’invito al dialogo, ma neppure lo ha rifiutato del tutto: “Le immunità si dovrebbero fare attraverso una legge costituzionale – ha detto il segretario – comunque i veri problemi del paese sono altri, ritirino la norma che sospende i processi”.
Secondo il Pdl, l’indecisione dei democratici deriverebbe dal timore che Antonio Di Pietro, a cavallo dell’antipolitica, possa rafforzarsi al punto da intaccare le rendite di consenso del loft in vista delle europee. Lo stesso Di Pietro, pochi giorni fa, ha detto: “Veltroni arriverà alle europee, ma il problema è capire come ci arriverà. Il problema è che lui ha scelto di fare un’opposizione collaborativa – continua l’ex pm – Va bene, questo, ma prova a mettere nello stesso ovile una pecora e un lupo, rimane solo il lupo”. Una considerazione che preoccupa in parte la Lega, il cui verace interesse per il dialogo con il Pd è noto e riguarda l’agognato federalismo. Per questo grandi speranze sono rivolte al vigile lavoro di mediazione che la presidenza della Repubblica ha messo in campo per moderare i frizzanti interventi del Csm. Una strategia che, se coronata da successo, contribuirebbe a svelenire il clima e forse a liberare il Pd dall’ombra di Di Pietro.

“Ma non seguiremo l’Idv in piazza”

Martedì il plenum del Csm si esprimerà sull’emendamento che sospende i processi minori. Una bocciatura appare inevitabile, ma il Consiglio potrebbe correggerla con alcuni accorgimenti diplomatici: sfumature capaci di influire positivamente sia sui rapporti tra Pd e Pdl sia sugli equilibri di forza tra Pd e Idv. D’altra parte Di Pietro, nei giorni delle fughe di notizie dal Csm, aveva parlato di “dittatura dolce” e di “Csm da difendere a tutti i costi”. Perseguendo quasi una politica di sfida nei confonti del Pd. Sulle intercettazioni, mercoledì, l’ex pm insinuava: “La legge sulle intercettazioni passerà sicuramente perché coinvolge trasversalmente persone di entrambi gli schieramenti”. Una polarizzazione da barricata riproposta anche ieri. Il leader dell’Idv ha annunciato un referendum abrogativo, minacciato il ricorso alla piazza e promesso battaglia parlamentare “senza sconti contro l’ennesima legge ad personam”. E sebbene il senatore dalemiano Nicola Latorre, dai microfoni di Sky, dica che “non lo seguiremo in piazza”, è pur sempre lui ad annunciare la “lotta” del Pd contro le immunità. Una dichiarazione solo in parte compatibile con quella di Di Pietro e apparentemente in contrasto con l’apertura che solo due giorni fa faceva dire ad Anna Finocchiaro: “Il Pd non è contrario al principio della immunità”.
A confermare l’origine tattica dell’apparente retromarcia è un pettegolezzo. Giovedì, nel corso del coordinamento, dopo il parere del Csm, Veltroni sarebbe stato molto netto: dopo i toni assunti da Berlusconi e di fronte all’acuta reazione dipietrista, avrebbe spiegato, non si può dare l’impressione di cedere a ricatti o di accettare baratti.
Ma c’è anche un’altra leggenda – smentita – circolante stavolta in campo berlusconiano . La maggioranza, per amor di pace, sarebbe anche disponibile a ritirare l’emendamento che sospende i processi qualora il Pd non facesse ostruzione sul lodo. In questo caso è certo che la frattura, grazie anche alle garanzie del Quirinale e allo spirito collaborativo ribadito ieri dal vicepresidente del Csm Nicola Mancino, si risanerebbe. Ma sembra già tardi.