Lassù c'è un altro Robin Hood
Rafforzamento della vigilanza, trattativismo con le imprese che non rispettano le regole del mercato, clemenza in cambio di denunce di cartelli, e una implicita presa di distanza dal neoconsumerismo del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Questo per grandi linee l’indice della relazione annuale di Antonio Catricalà presidente dell’autorità Antitrust.

Roma. Rafforzamento della vigilanza, trattativismo con le imprese che non rispettano le regole del mercato, clemenza in cambio di denunce di cartelli, e una implicita presa di distanza dal neoconsumerismo del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Questo per grandi linee l’indice della relazione annuale di Antonio Catricalà presidente dell’autorità Antitrust. Primo punto, intensificazione dell’azione di vigilanza in una fase di crisi economica; fase in cui le imprese tendono naturalmente a organizzarsi in cartelli, anche in settori di solito sufficientemente funzionanti dal punto di vista della concorrenza: “In tempi di lenta crescita dell’economia – dice la relazione – l’insicurezza nel futuro può indurre a un bisogno collettivo di protezione e alla ricerca di valori fondanti diversi dalla libertà di mercato”. Secondo, politica degli impegni: a fronte di “specifiche violazioni”, le imprese accettano di impegnarsi a rimuovere i comportamenti lesivi della concorrenza. Terzo, rafforzamento della “disciplina dei programmi di clemenza”, e cioè: “Un’impresa denuncia l’esistenza di un cartello al quale ha aderito e ottiene l’immunità”.
Si tratta della concessione di un’attenuazione della responsabilità civile, è una specie di pentitismo anticoncorrenziale. L’autorità sta lavorando a dodici casi. Il quarto punto su cui Catricalà rivendica il ruolo svolto tutti i giorni dall’Autorità, è la tutela dei consumatori. Nel 2007 le segnalazioni sono cresciute del doppio rispetto all’anno scorso, 1.600. Un call center istituito sette mesi fa ha raccolto 6.309 denunce. Settori maggiormente critici: telecomunicazioni, energia e credito (a banche e assicurazioni viene contestata un’attitudine anticoncorrenziale già a partire dai sistemi di governance, dove si registrano legami tra imprese in teoria concorrenti).
Il fronte della tutela consumerista è delicato perché vi si concentrano interessi politici. Nella scorsa legislatura era stato Pierluigi Bersani da ministro dello Sviluppo economico a fare un investimento sul mondo consumerista introducendo la class action, cioè uno strumento per consentire a più soggetti di reagire alle asimmetrie dei contratti di massa dove le aziende sono in vantaggio sui singoli. A proposito della class action, in vigore tra sei mesi, Catricalà ritiene che l’autorità resta “per l’ormai acquisita conoscenza dei mercati e per l’organizzazione specifica, come l’ente più adatto a inibire su scala nazionale l’utilizzazione di clausole vessatorie nei contratti di massa”, e si dice disponibile a svolgere un ruolo anche con la nuova disciplina. Ma oggi il vero interlocutore – potremmo dire concorrente – dell’Autorità sulla tutela dei consumatori è il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Sia la Robin Hood Tax, sia soprattutto l’intervento per la rinegoziazione dei mutui che ha dato origine a un protocollo con l’Associazione bancaria italiana, in una visione tradizionale della vigilanza sul mercato sono un po’ un’invasione di campo.
Per tutta la durata dell’intervento, il capo dell’Antitrust non cita mai l’intesa Abi-governo voluta da Tremonti. Dice invece che l’Abi sta accettando di collaborare su alcuni temi sollevati dall’Autorità (sugli indici dei costi dei servizi, per esempio), e ricorda che la questione da cui dipende la rigidità del mercato dei mutui è la mancata applicazione della portabilità, “nonostante la nostra tempestiva presa di posizione e nonostante un intervento della Banca d’Italia molte banche si sono ostinatamente attardate in una prassi che noi consideriamo elusiva della legge”. Catricalà non vuole caricare di significati la contrapposizione sottintesa tra il modello della rinegoziazione Abi-governo (che allevia le rate del mutuo, ma sposta in avanti l’estinzione) e la portabilità. Però che vi sia una resistenza culturale al tremontismo economico, ad alcuni osservatori è sembrato chiaro nella parte conclusiva della relazione: “La libertà di mercato non è invece compatibile con l’assistenzialismo nelle politiche pubbliche che, comunque, non sarebbe utile a difenderci dalle minacce della globalizzazione”.