La forza di Tsvangirai, il minatore che Mugabe ha eliminato mille volte

Morgan Tsvangirai si è rifugiato nell'ambasciata olandese ad Harare. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Maxime Verhagen all'agenzia stampa Anp, che ha spiegato che il Movimento democratico per il cambiamento, il partito del leader dell'opposizione che ieri si è ritirato dal ballottaggio per le presidenziali del prossimo 27 giugno, nei giorni scorsi aveva fatto una richiesta in proposito all'ambasciata. (Adnkronos)
23 GIU 08
Ultimo aggiornamento: 05:32 | 20 AGO 20
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Morgan Tsvangirai si è rifugiato nell'ambasciata olandese ad Harare. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Maxime Verhagen all'agenzia stampa Anp, che ha spiegato che il Movimento democratico per il cambiamento, il partito del leader dell'opposizione che ieri si è ritirato dal ballottaggio per le presidenziali del prossimo 27 giugno, nei giorni scorsi aveva fatto una richiesta in proposito all'ambasciata. "Ha chiesto un rifugio temporaneo per proteggere la sua sicurezza personale -ha detto Verhagen- sta ancora decidendo quali saranno i suoi prossimi passi". Il leader dell'opposizione è arrivato ieri alla sede diplomatica olandese e vi ha trascorso la notte, scrive ancora l'agenzia stampa. (Ses/Zn/Adnkronos)
Dal Foglio del 2 aprile 2008
Harare. In Zimbabwe i presidenti di seggio hanno già esposto al pubblico i risultati di ciascuna sezione, fogli di carta appesi con lo scotch. Gli osservatori dell’opposizione sparsi per tutto il paese hanno contato i voti in fretta, a campione, in circa il sessanta per cento dei seggi. Secondo i loro calcoli il voto per scegliere il prossimo presidente ha lo stesso risultato di quello per il prossimo Parlamento, che ha appena assegnato 68 seggi su 132 a Morgan Tsvangirai e 64 al presidente Robert Mugabe: vince l’opposizione, perde il regime. Ma le autorità stanno facendo uscire i risultati finali con lentezza disperante per permettere a Mugabe – leader africano passato dalla guerriglia anticolonialista combattuta nel mezzo della selva alla democrazia e poi alla repressione dittatoriale contro i dissidenti – di fronteggiare in qualche modo la situazione. Ieri il presidente uscente ha fatto dire ai suoi collaboratori di essere sul punto di cedere il potere. Segno che questa volta, al contrario di quanto avvenne nel 2002, i risultati gli sono così contro che è difficile perfino per la sua macchina autoritaria brogliare con qualche efficacia. E segno anche che alla corte di Mugabe il cielo sta cadendo sulla testa: il partito Zanu Pf era un’istituzione monolitica dello Zimbabwe, era il centro del sistema solare e quasi nessuno pensava a una vera possibilità di ricambio alle elezioni.
Contro Mugabe, Morgan Tsvangirai. Il capo dell’opposizione è stato criticato per i suoi difetti, la mancanza di brillantezza – Mugabe lo chiama “ignoramus” – la colpa di essersi fatto superare in furbizia dal governo alle pseudoelezioni del 2002, la disorganizzazione. Sotto la sua guida, l’opposizione ha perso pezzi e si è scissa: otto dei seggi appena strappati a Mugabe non sono sotto il suo controllo diretto. Tsvangirai ha però compiuto una scalata politica straordinaria. La sua è stata un’opposizione politica fatta di resistenza fisica, di muscoli, di corpo. Nel 1997, in uno dei tre attentati contro la sua vita, un gruppo di sicari è entrato nel suo ufficio al decimo piano, l’ha colpito sulla testa con una sbarra di ferro e l’ha sollevato per gettarlo fuori dalla finestra. Ma l’ex minatore – dieci anni nelle miniere di nickel – ha resistito contro gli aggressori fino a quando non sono accorse le sue guardie del corpo.
L’anno scorso, a marzo, il giorno dopo il suo compleanno, è stato arrestato mentre andava a un raduno di preghiera – lui è cattolico – vicino alla capitale. E’stato trascinato a una stazione di polizia vicina. I soldati l’hanno preso in consegna e lo hanno sottoposto al trattamento speciale riservato agli oppositori politici. Un poliziotto lo racconta così: “I soldati l’hanno pestato usando i calci dei fucili e le cinture dell’esercito, fino a quando Tsvangirai non è svenuto. Uno dei soldati gli ha versato acqua fredda su tutto il corpo per farlo rinvenire. Ma ha ripreso conoscenza più tardi… Avevano lasciato una donna per lavorarselo ancora. Quella s’è tolta la cintura dell’esercito dalla vita e l’ha frustato fino a quando lui non è svenuto di nuovo”. Un freelance locale, Edward Chikombo, è riuscito a rubare qualche immagine del dopo, con i capelli rasati dai medici di un pronto soccorso per curare le ferite e gli occhi ridotti a due fessure. “Era stato picchiato sul serio – dice un avvocato che lo vide – non riuscivi a distinguere la faccia dalla testa”. Non si trattava, ovviamente, del primo arresto e del primo trattamento speciale.
Una delle sue prime e più feroci battaglie politiche è stata contro una moltiplicazione di tasse fatte da Mugabe: una di queste sarebbe servita a compensare i veterani di guerra.
Dopo essersi visti negare i soldi, i veterani sono diventati nemici giurati di Tsvangirai e hanno ucciso almeno cento degli appartenenti al suo partito, il Movement for Democratic Change. Eppure, con la minaccia permanente dei rivali – gli ex guerriglieri – e degli scagnozzi del governo, Tsvangirai è riuscito a allestire un’opposizione credibile, a fare un lavoro politico che farebbe ottima figura anche in Europa e non mollare la sua personale maratona politica. E’diventato capo dei sindacati, ha fondato l’assemblea costituzionale nazionale – che riunisce studenti, sindacati, movimenti per i diritti civili – ha girato il paese in lungo e in largo, nonostante gli arresti. Uno dei suoi tour più coraggiosi è stato quello per testimoniare contro l’operazione Gukurahundi, l’efferata campagna di massacri indiscriminati compiuta dai Baschi rossi della Quinta brigata. Il risultato di queste ultime elezioni è dovuto anche alla sua campagna elettorale in tutte le zone rurali, quelle che appoggiano per tradizione Mugabe. I consiglieri dei due leader stanno negoziando un’uscita onorevole per l’ex presidente.