Si sentiva la mancanza dell’allarme democratico
Gira e rigira il fascismo è tornato e soli non ci ha lasciati
Beh, certo, poi c’è il fascismo… Sta qui dietro, praticamente a dieci metri, appena girato l’angolo… E allora, riecco l’allarme democratico, l’appello alla vigilanza, i versi antifascisti, l’esortazione costituzionale. Si fa un gran chiacchierare, intorno a questo fascismo. L’ha evocato persino il ministro Tremonti, così su Liberazione Piero Sansonetti gli dà entusiasticamente ragione.

Beh, certo, poi c’è il fascismo… Sta qui dietro, praticamente a dieci metri, appena girato l’angolo… E allora, riecco l’allarme democratico, l’appello alla vigilanza, i versi antifascisti, l’esortazione costituzionale. Si fa un gran chiacchierare, intorno a questo fascismo. L’ha evocato persino il ministro Tremonti, così su Liberazione Piero Sansonetti gli dà entusiasticamente ragione. E giù articoli dove vengono adunati illustri storici che provano a dare risposte sensate a domande insensate: scusi, c’è per caso il fascismo in Italia? Non è da tutti buttare, lì per lì, un improvvisato proclama “ai liberi e ai forti”, ma ci si arrangia alla meno peggio. E poi non tutti hanno, come Eugenio Scalfari, la grande agilità di un’intera paginata domenicale, dove si rifà alle tesi di Giuseppe D’avanzo manco fosse Mario Pannunzio: “Non sarà fascismo, ma certamente è un allarmante ‘incipit’ verso una dittatura che si fa strada in tutti i settori sensibili della vita democratica, complici la debolezza dei contropoteri, la passività dell’opinione pubblica e la sonnolenta fragilità delle opposizioni” – al povero Veltroni tocca, contemporaneamente, di stare all’opposizione e di fare la figura di un Facta. L’Unità è in grande allarme – titolo a tutta pagina: “Siamo un paese a libertà vigilata” – e Furio Colombo in grande spolvero, davanti “alla nuova prova mortale a cui è sottoposta adesso la democrazia italiana”, e con giubilo rispolvera la parola “regime”, e anzi ricorda che anni fa lui e Padellaro andarono anche a spiegare a un’assemblea di senatori Ds, piuttosto testoni, perché mai nessuna parola era più adatta di “regime”. Un Bonaiuti capace di oscurare Farinacci fa pure capoccetta qua e là. Gli incrollabili rivendicano antiche certezze. “Noi – dice Giorgio Bocca al plurale – sui fascisti non più fascisti e sul Caimano diventato agnello, conserviamo gli antichi dubbi”.
Le intercettazioni, combinate con i 2.500 soldati che il ministro Ignazio La Russa smania per vederli pattugliare lì dove, fino alla sera prima, ancheggiavano i trans, sono la benzina che alimenta il fuoco sacro del ritrovato antifascismo. Il Manifesto, l’altro giorno, pareva l’Ordine nuovo quando il duce c’era davvero: fotona di scarponi militari in marcia a tutta pagina: “Quelli della notte!”. Allarmato editoriale di Livio Pepino: “Stato di ex diritto”. Fotona dove un soldato col mitra osserva dall’alto (e pare minacciare) due fidanzatini che pomiciano lì sotto. Foto del La Russa stesso con identica faccia di un Bava Beccaris. Intanto Marco Travaglio è pronto a farsi arrestare, con lui sono pronti ad offrire i polsi alla causa tutti quelli del suo giro e altri esterni, persino Franco Bechis, e pure Mario Cervi mica è per niente convinto. Su Micromega, Andrea Camilleri legge “dieci poesie incivili” – una dietro l’altra. “Una feroce satira – viene spiegato – contro il fascismo strisciante di Berlusconi, Fini e Bossi e la non opposizione di Veltroni” (e due!). Evoca “forme paranoico-fascistoidi” Giovanni Russo Spena. Ora, nel gran ritorno dei lodi Schifani – quando l’avvocatesco prende la mano al decisionismo – ogni convinzione è possibile. Ma proprio per questo improbabile. Prendete la faccenda dei militari. Certo, c’è un fiorire in giro di caporalismo di quarta fila (uno accende un tiggì locale e trova il presidente di municipio che va a fare i pattuglioni con i vigili per spaventare battone e trans, e poi dichiarare manco fosse il generale Patton), ma è colore, più che altro. Un cuore da virile graduato forse batte pure nel petto del ministro La Russa – ci furono pure certi tempi gloriosi: “Cile, Grecia, Argentina/ l’Italia si avvicina!” – e la voglia di salutare un contingente diretto a Casal di Principe è struggente e motivata, ma: a) ci sono molti sindaci di sinistra che questi militari li vogliono, fosse pure perché “meglio di niente”; b) c’è tutto un fiorire di esponenti di centrodestra e generali vari che sono contrari; c) i militari verranno mandati a pattugliare dopo attenta discussione e voto in Parlamento. Così, alla fine, finiranno con l’annoiarsi persino gli auspicati colonnelli.