Per il Presidente Napolitano "è un problema reale che va affrontato. Serve un largo accordo"
Intercettazioni a strascico
Le corna, le parolacce, le cattiverie, le mascalzonate. Principi e mignotte, intese pure pucchiacche, attricette da sistemare, frocio con il culo dell’altro (fare il) e “il frocione”, inteso conduttore televisivo. Le prodezze sessuali, le macchinone di lusso, le porcelle – nello specifico doc. Le cazzate, per dire, dell’illustre ex ministro, l’esultanza sull’avere una banca, quel tale coglione, quell’altro tale un po’ stronzo. E vaffanculo, intanto, e a quello faccio un culo così… Clicca qui e leggi l'editoriale di Giuliano Ferrara "Possiamo fare a meno del buco della serratura" Lettori del Foglio on line, che ne pensate? E' giusto limitare l'uso delle intercettazioni? Dite la vostra su Hyde Park Corner

Le corna, le parolacce, le cattiverie, le mascalzonate. Principi e mignotte, intese pure pucchiacche, attricette da sistemare, frocio con il culo dell’altro (fare il) e “il frocione”, inteso conduttore televisivo. Le prodezze sessuali, le macchinone di lusso, le porcelle – nello specifico doc. Le cazzate, per dire, dell’illustre ex ministro, l’esultanza sull’avere una banca, quel tale coglione, quell’altro tale un po’ stronzo. E vaffanculo, intanto, e a quello faccio un culo così… E un bacio al signor governatore, e un bacino sul pancino a Bettino, e tu, caro Lelito, e ciao amore ciao… E saranno cazzi suoi vedere quello che cazzo deve fare! Quei sardi lì, l’unica cosa che sanno fare, inculano le capre, e poi puzzano la stessa cosa… Sono proprio degli stronzi… E poi, presidente, glielo dico senza piangerie… Il buco della serratura è l’eterna tentazione. La piccola cosa un po’ zozzona, da film pecoreccio degli anni Settanta – come guardare l’attricetta di turno, appunto, dal buco della serratura mentre fa la doccia: la scena più attesa. Ma appunto, filmino o filmaccio, niente di più.
Da qualche anno, invece, la singolare attività ha raggiunto dignità istituzionale, validità legale, competenza giornalistica. Il buco è diventato cratere, voragine: l’unica discarica al momento funzionante. La gloria ignota dei marescialli ascoltatori, quella pubblica dei magistrati e dei giornalisti – lo sputtanamento, spesso senza risarcimento, degli innocenti. Svolazzano intercettazioni come streghe shakespeariane, e in qualche modo riescono a raggiungere (quasi) tutti: il farabutto e la persona perbene, il corrotto e lo spaccone, la canaglia e il semplice idiota. Faceva ridere, fino a un certo punto, il saluto al maresciallo ignoto ogni volta che ci si trovava col telefono in mano – salute, maresciallo! – ora la paura di finire nella rete della gigantesca tonnara ha preso alla gola parecchia gente, e parecchi che pure niente hanno da temere, né dagli investigatori né dai giudici. E’ questa strana sensazione di dover rendere conto un giorno, magari, non solo (giustamente) di ruberie o delitti, ma anche di battutacce e confidenze o vanterie, che deve aver spinto i giovani industriali a salutare con un’ovazione il Cav. mentre alzava la voce contro l’andazzo intercettatorio, e scandiva gli anni di carcere – e cinque! e cinque! e cinque! – perfetto come un Fouché della privacy violata. Pro intercettazione sua, come hanno subito lanciato l’allarme gli anti da sempre? Ma gli applausi c’erano davvero, e sostanziosi (non che i giovani industriali siano così temerari da fischiare un capo di governo, ma si è visto un consenso oltre la cortesia istituzionale). Ognuno umanamente sa di poter finire come niente impiccato a una parola, a una battuta, a una spacconata. Ognuno di noi finge: al telefono, quando non si deve sostenere uno sguardo, o quando la conversazione è complice (non in senso di associazione a delinquere), il linguaggio muta, la voce è diversa, le considerazioni sono altre. Da non ripetere in pubblico, che in pubblico non si direbbero mai. Come molti altri atti, di cui nessuno giustamente chiederà mai conto.
Che poi, chiedere conto di una cosa detta al telefono – a meno che non sia l’annuncio di un proposito criminale – è cosa priva di senso, quasi come chiedere conto di un sogno. Io a quello gli faccio il culo – dico; poi lo vedo e gli faccio tanti complimenti – e allora? Tra il dire e il fare, il sentimento e l’ipocrisia, c’è una gamma di convenzioni che permette a una società di stare decentemente in piedi. Questa massiccia pesca a strascico – il sistema delle intercettazioni – dà la sensazione di un meccanismo sfuggito a ogni controllo. Ci sono bobine e bobine con racconti di scopate clandestine, di surreali vaneggiamenti, di parolacce raccapriccianti: si getta l’amo e si tira su. E mica sempre tutto si puo spiegare con la logica e l’opportunità. Poi, c’è il gusto della gente. L’occhio nel buco della serratura tutti lo buttiamo, magari dopo aver fatto la faccia sdegnata – come i giornali, che in prima hanno l’editoriale contro queste vagonate di monnezza e dentro hanno un bel custodito deposito della monnezza stessa. Onestamente: tra un’intercettazione al ministro che svela i dati della prossima Finanziaria, e quella di un calciatore che racconta una notte con un paio di trans, cosa corriamo a leggere? Per questo, anche per questo, mica è sempre necessario fornire materiale agli istinti più primitivi. Come dice Giuliano Vassalli, che non fa l’avvocato del Cav., “quasi si assiste a un’orgia di piacere nell’intercettare a destra e a sinistra” – attrazione per la miseria del privato altrui. E dunque, spiega, “serve una legge che sia anche radicale, netta”.
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