Per l'Associazione nazionale magistrati la norma porterebbe "gravissime disfunzioni per il sistema giudiziario e per il sistema carcerario".
Il reato d'immigrazione clandestina oscilla tra principi e applicabilità
A costo di apparire ondivago, Silvio Berlusconi si costringe nel ruolo del mediatore e torna a puntualizzare sul problema della sicurezza. “Non ho cambiato idea sul reato d’immigrazione clandestina. Pongo il problema di come applicarlo, sarà il Parlamento a risolverlo”.

Roma. A costo di apparire ondivago, Silvio Berlusconi si costringe nel ruolo del mediatore e torna a puntualizzare sul problema della sicurezza. “Non ho cambiato idea sul reato d’immigrazione clandestina. Pongo il problema di come applicarlo, sarà il Parlamento a risolverlo”. Il Cav. sottolinea che la sua derubricazione del reato ad aggravante, presente già nel decreto in vigore, non rappresenta “una marcia indietro” rispetto al reato contenuto nel ddl da approvare nelle Camere. La sua era una “opinione personale”, rafforzata tuttavia ieri da un corollario: “Quando arrivano mille immigrati clandestini tutti insieme, come fare i processi e dove trovare le carceri per rinchiuderli?”. In sostanza il premier lascia indovinare che il reato è destinato a scomparire: se il CaW si oppone, mancherà la maggioranza in Parlamento. Sullo sfondo non ci sono soltanto questioni tecniche e, anzi, suona al limite più incostituzionale la clandestinità come aggravante di altri reati che non il reato d’immigrazione illecita. C’è soprattutto la reazione contraria, misurata ma forte, della Lega. Mentre Alleanza nazionale oscilla tra la disponibilità a negoziare in Aula (il ministro della Difesa Ignazio La Russa) e la tentazione di segnalare il cedimento del Cav. alle pressioni esterne: “La vicenda relativa all’immigrazione clandestina è all’attenzione del Parlamento e della sua sovranità. Se Berlusconi, alla luce di una serie di riflessioni che sono giunte a partire dal Vaticano, ritiene che l’aggravante possa bastare è nelle possibilità del presidente Consiglio correggere la propria idea mentre il Parlamento verifica il provvedimento” (Italo Bocchino). Traduzione: la maggioranza per andare avanti invece ci sarebbe, Berlusconi si prenda le responsabilità della fuga dal principio della tolleranza zero. Ma quanto pesano i condizionamenti esterni? E’ vero che il Cav. incontrerà Ratzinger domani e preferirebbe farlo senza code polemiche sopra la testa. E’ vero pure che l’area cattolica della maggioranza – dai democristiani di lungo corso come Giuseppe Pisanu e Gianni Letta al più giovane Maurizio Lupi – è molto sensibile ai richiami critici del Vaticano. Tuttavia le riserve ufficiali berlusconiane restano di carattere tecnico, come puramente tecnici sono i dubbi nutriti dagli esperti in materia. Si tratta quindi, e prima di ogni altra cosa, d’individuare una via d’efficacia per scoraggiare l’immigrazione scriteriata senza affollare carceri e tribunali. L’atteggiamento dei leghisti per ora non allontana il punto di equilibrio nella maggioranza. Martedì sera Umberto Bossi era molto contrariato e lo è ancora. Ieri pomeriggio Bossi ha confermato che la polemica può essere contenuta prima che raggiunga dimensioni fastidiose: “Sono sicuro che troveremo una linea. Non c’è nessuna lite all’interno della maggioranza, basterebbe copiare quello che fanno in Germania oppure nella cattolicissima Francia. Quello ci andrebbe bene”. Il Carroccio tiene il punto senza strafare, con la preoccupazione di non dissolvere il potenziale dissuasivo sprigionato nel primo Consiglio dei ministri.
Il rischio della disillusione
Come uscirne? Il tempo non manca ma il ddl già cammina secondo l’iter stabilito. E’ approdato in prima commissione al Senato, dove martedì prossimo comincerà la discussione. Come il collega della Camera Gianfranco Fini, anche il presidente di Palazzo Madama garantisce che il nuovo reato non intaccherà i diritti umani né sarà incostituzionale. Sul piano tecnico la legge prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per lo straniero che faccia ingresso nel territorio dello stato in violazione delle disposizioni e “salvo che il fatto costituisca più grave reato”. L’arresto del reo diventa obbligatorio, si procederà poi con il rito direttissimo e, dopo la sentenza di condanna, con l’espulsione dello straniero”. Il che lascia immaginare un periodo di detenzione non lungo, ma non mancherebbe il lavoro per le procure. Da qui la giravolta del Cav. e il pasticcio di queste ore. L’essenziale è non arrivare alla conta pubblica degli sconfitti (i leghisti, al momento). Se il reato di clandestinità sarà derubricato, la maggioranza cercherà di potenziare il decreto, al momento della sua conversione, aggiungendo altre disposizioni penali non necessariamente legate all’ingresso clandestino. Esempio: la proposta di rafforzare la pena per gli extracomunitari che si servano di documenti falsi presentata dal Pd in Senato. Ma è evidente che la soluzione migliore sarebbe stata un’altra: affidare da subito una proposta di legge alle Camere, senza mirare alto e forte in Cdm per poi rischiare una cocente delusione.
Il rischio della disillusione
Come uscirne? Il tempo non manca ma il ddl già cammina secondo l’iter stabilito. E’ approdato in prima commissione al Senato, dove martedì prossimo comincerà la discussione. Come il collega della Camera Gianfranco Fini, anche il presidente di Palazzo Madama garantisce che il nuovo reato non intaccherà i diritti umani né sarà incostituzionale. Sul piano tecnico la legge prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per lo straniero che faccia ingresso nel territorio dello stato in violazione delle disposizioni e “salvo che il fatto costituisca più grave reato”. L’arresto del reo diventa obbligatorio, si procederà poi con il rito direttissimo e, dopo la sentenza di condanna, con l’espulsione dello straniero”. Il che lascia immaginare un periodo di detenzione non lungo, ma non mancherebbe il lavoro per le procure. Da qui la giravolta del Cav. e il pasticcio di queste ore. L’essenziale è non arrivare alla conta pubblica degli sconfitti (i leghisti, al momento). Se il reato di clandestinità sarà derubricato, la maggioranza cercherà di potenziare il decreto, al momento della sua conversione, aggiungendo altre disposizioni penali non necessariamente legate all’ingresso clandestino. Esempio: la proposta di rafforzare la pena per gli extracomunitari che si servano di documenti falsi presentata dal Pd in Senato. Ma è evidente che la soluzione migliore sarebbe stata un’altra: affidare da subito una proposta di legge alle Camere, senza mirare alto e forte in Cdm per poi rischiare una cocente delusione.