Quando fu abortito Moro - seconda parte
Le cronache di quei giorni sono la sintesi perfetta di come mondi completamente diversi, dopo essere stati travolti dai cinquantacinque giorni di prigionia del presidente della Dc, arrivarono in Parlamento a discutere nuovamente di “vita”. Prima del nove maggio, la vita in ballo era quella del presidente della Dc. Dal giorno dopo quegli undici colpi di mitra, le vite su cui discutere – e da difender oppure no – diventarono quelle dei nascituri. Comunque la si voglia mettere, una questione di umanità. Il sette maggio, due giorni prima che Moro venisse ucciso dalle Brigate rosse, l’Osservatore Romano scriveva così: “E’ una delittuosa serenità quella che si vuole ottenere con l’aborto. Chi fa della questione dell’aborto un problema di schieramenti parlamentari riduce la vita a una pratica burocratica. Non è solo nel segno dell’appartenenza a un partito o a una fede che bisogna difendere la vita, ma nel segno dell’umanità”.

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.
