Un Giulio poco alitaliano
Tremonti trova l'Europa più tremontiana
Giulio Tremonti trova un’Europa che gli piace di più, e l’Europa trova un Tremonti più disponibile. Al termine dell’Ecofin, Tremonti parla d’Italia, ma poco. “Mercoledì faremo un decreto, ma è meglio parlarne in Italia”. L’abolizione dell’Ici e la detassazione degli straordinari si faranno la prossima settimana. “Dobbiamo ancora definire le forme e i termini. Ma puntiamo alla copertura assoluta”, ha spiegato, dopo un incontro con il commissario agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, sempre pronto a fustigare le deviazioni italiane dal Patto di stabilità. “La nostra politica è quella di mantenere l’impegno” del pareggio di bilancio nel 2011.

Giulio Tremonti trova un’Europa che gli piace di più, e l’Europa trova un Tremonti più disponibile. Al termine dell’Ecofin, Tremonti parla d’Italia, ma poco. “Mercoledì faremo un decreto, ma è meglio parlarne in Italia”. L’abolizione dell’Ici e la detassazione degli straordinari si faranno la prossima settimana. “Dobbiamo ancora definire le forme e i termini. Ma puntiamo alla copertura assoluta”, ha spiegato, dopo un incontro con il commissario agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, sempre pronto a fustigare le deviazioni italiane dal Patto di stabilità. “La nostra politica è quella di mantenere l’impegno” del pareggio di bilancio nel 2011, ha spiegato il ministro dell’Economia italiano. Ma non è questo ciò che è venuto a dire ai suoi colleghi europei. “Non fatemi domande sull’Italia”, chiede Tremonti ai giornalisti, prima di lasciarsi scappare: “Tesoretto? Magari ci fosse”.
Con “un passaporto culturale” sotto il braccio – l’ultimo libro di Romano Prodi con dedica – Tremonti è venuto a parlare di Europa. O meglio, di come l’Europa non sia più quella accusata di “mercatismo” nel suo libro “La paura e la speranza”, ma una versione più gentile, meno dogmatica, in grado di affrontare la crisi globale con “una dialettica che in altri tempi non c’era”. “Oggi c’è la consapevolezza che non si possono affrontare problemi nuovi con soluzioni datate”, ha spiegato Tremonti, presentando un abbecedario, un “alfabeto dei problemi” su cui gli stati membri dell’Unione europea appaiono convertiti al tremontismo. “A come agricoltura”: contrariamente a quanto scritto nel pamphlet, “da ultimo la politica agricola comune è cambiata in senso positivo”, ha riconosciuto Tremonti, perché c’è stato “un ritorno alla coltivazione dei campi, una svolta che marca un’epoca perché riflette cambiamenti epocali”. Rimane un “dubbio” sulla posizione della Commissione a favore dell’uso dei cereali per produrre biocarburanti: “In termini di umanità non è la scelta giusta”. “A come aiuti di stato”, in particolare quelli per sostenere il sistema bancario e finanziario colpito dalla crisi dei mutui subprime: “Io li ritengo ammessi e sono politiche giuste”, ha detto Tremonti, chiedendo “certezza del diritto”, dopo il salvataggio della Northern Rock da parte del governo britannico. “B come bonus”, quello dei manager delle grandi società, le mega liquidazioni, le stock option, gli stipendi d’oro, che Tremonti ha ipotizzato di “tassare in modo diverso”.
Il ministro dell’Economia ha sottolineato che, su questo, “cinque anni fa non avrei mai immaginato una discussione come quella avvenuta all’Eurogruppo”. I ministri delle Finanze della zona euro hanno giudicato “scandalosi, un vero flagello sociale” i super-bonus ai manager. Per Tremonti le soluzioni non sono ancora in vista, ma il fatto che se ne parli “è un indicatore importante di cambiamento di categoria politica”.
Visto che i tabù cominciano a cadere, il ministro dell’Economia ci ha messo del suo. “E come Eurobond”, che in realtà l’Ue non vuole, ma che Tremonti vede come un “investimento identitario” dell’Europa su se stessa, nel momento in cui “è finita la lunghissima fase economica dal mercato interno alla moneta unica e sta iniziando la fase politica”. Poi “E come energia: è meglio Gazprom o Euratom?”. Più che un soggetto di mercato, il monopolista del gas russo a Tremonti “ricorda la Compagnia delle Indie, quella fase primordiale del mercantilismo”. Meglio emettere “eurobond per fare Euratom”, costruendo centrali nucleari che garantiscano l’indipendenza energetica dell’Ue. Tra i diplomatici di Bruxelles ci si interroga sul nuovo Tremonti meno eurocritico, perfino meno berlusconiano su Gazprom. Alla fine, ha rivelato il ministro, “nessuno resta proprio uguale, uguale”.
Con “un passaporto culturale” sotto il braccio – l’ultimo libro di Romano Prodi con dedica – Tremonti è venuto a parlare di Europa. O meglio, di come l’Europa non sia più quella accusata di “mercatismo” nel suo libro “La paura e la speranza”, ma una versione più gentile, meno dogmatica, in grado di affrontare la crisi globale con “una dialettica che in altri tempi non c’era”. “Oggi c’è la consapevolezza che non si possono affrontare problemi nuovi con soluzioni datate”, ha spiegato Tremonti, presentando un abbecedario, un “alfabeto dei problemi” su cui gli stati membri dell’Unione europea appaiono convertiti al tremontismo. “A come agricoltura”: contrariamente a quanto scritto nel pamphlet, “da ultimo la politica agricola comune è cambiata in senso positivo”, ha riconosciuto Tremonti, perché c’è stato “un ritorno alla coltivazione dei campi, una svolta che marca un’epoca perché riflette cambiamenti epocali”. Rimane un “dubbio” sulla posizione della Commissione a favore dell’uso dei cereali per produrre biocarburanti: “In termini di umanità non è la scelta giusta”. “A come aiuti di stato”, in particolare quelli per sostenere il sistema bancario e finanziario colpito dalla crisi dei mutui subprime: “Io li ritengo ammessi e sono politiche giuste”, ha detto Tremonti, chiedendo “certezza del diritto”, dopo il salvataggio della Northern Rock da parte del governo britannico. “B come bonus”, quello dei manager delle grandi società, le mega liquidazioni, le stock option, gli stipendi d’oro, che Tremonti ha ipotizzato di “tassare in modo diverso”.
Il ministro dell’Economia ha sottolineato che, su questo, “cinque anni fa non avrei mai immaginato una discussione come quella avvenuta all’Eurogruppo”. I ministri delle Finanze della zona euro hanno giudicato “scandalosi, un vero flagello sociale” i super-bonus ai manager. Per Tremonti le soluzioni non sono ancora in vista, ma il fatto che se ne parli “è un indicatore importante di cambiamento di categoria politica”.
Visto che i tabù cominciano a cadere, il ministro dell’Economia ci ha messo del suo. “E come Eurobond”, che in realtà l’Ue non vuole, ma che Tremonti vede come un “investimento identitario” dell’Europa su se stessa, nel momento in cui “è finita la lunghissima fase economica dal mercato interno alla moneta unica e sta iniziando la fase politica”. Poi “E come energia: è meglio Gazprom o Euratom?”. Più che un soggetto di mercato, il monopolista del gas russo a Tremonti “ricorda la Compagnia delle Indie, quella fase primordiale del mercantilismo”. Meglio emettere “eurobond per fare Euratom”, costruendo centrali nucleari che garantiscano l’indipendenza energetica dell’Ue. Tra i diplomatici di Bruxelles ci si interroga sul nuovo Tremonti meno eurocritico, perfino meno berlusconiano su Gazprom. Alla fine, ha rivelato il ministro, “nessuno resta proprio uguale, uguale”.