Girotondo sul carro del perdente/6

Come se non gliel’avessimo già detto in sessanta milioni, che cosa doveva fare. Neanche a Lippi arrivavano tanti consigli su tattiche e formazioni. Che è già il segno dell’inferiorità rispetto al principale esponente, al quale nessuno si permetterebbe di segnalare in pubblico candidati al Parlamento, ministri, loghi e presidenti di partito, capigruppo, cantautori preferiti, videoclip, comitati esecutivi, coordinatori e vicecoordinatori, facce da mandare in tv, strategia delle alleanze. di Stefano Menichini
18 APR 08
Ultimo aggiornamento: 04:17 | 4 AGO 20
Immagine di Girotondo sul carro del perdente/6
Come se non gliel’avessimo già detto in sessanta milioni, che cosa doveva fare. Neanche a Lippi arrivavano tanti consigli su tattiche e formazioni. Che è già il segno dell’inferiorità rispetto al principale esponente, al quale nessuno si permetterebbe di segnalare in pubblico candidati al Parlamento, ministri, loghi e presidenti di partito, capigruppo, cantautori preferiti, videoclip, comitati esecutivi, coordinatori e vicecoordinatori, facce da mandare in tv, strategia delle alleanze. E Walter lì, nella stanza vista Circo Massimo, a fare no, no, no, io mi fido solo del mio intuito, il mio spin doctor sono io, il mio vice sono io, il mio messaggio sono io, sul palco ci sto solo io.
Questo fino a qualche giorno fa. Adesso la finale del primo campionato è perduta, adesso ai consigli occorre dar retta. O almeno fingere. Perché questo è per Veltroni il maggior cruccio del dopo-voto. Perdere era messo in conto e, notoriamente, dovendo perdere era meglio che il principale esponente potesse fare da solo senza anche la rogna di dovergli dare una mano. Ora però toccano le riunioni coi capoclan, tocca valutare e soppesare, tocca il dibattito sul futuro del partito, inventare governi ombra per dare un lavoro ai disoccupati, toccano i consigli non richiesti sui giornali.
E chi si tira indietro.
La prima mossa l’ha fatta ieri. Peccato non potergliela consigliare, ancor peggio che, più che averla fatta, la mossa l’abbia subìta: dire a Di Pietro arrivederci e amici come prima, invece di farselo dire, dopo che l’Idv s’è piazzata sulle spalle della mini-coalizione e ha preso voti dem (un terzo del suo 4,4 per cento) che mai gli sarebbero arrivati se fosse stata lasciata nel girone degli inutili a far compagnia a Pecoraro. Di Pietro sta in Parlamento per gentile concessione, non è servito a vincere, probabilmente ha tenuto lontano dal Pd qualche decimale, ora come al solito decide di testa sua. Vabbè, è andata.
Seconda mossa. C’era una volta un partito che quelli bravi o promettenti o tosti li mandava in Puglia, Sardegna, Sicilia a far legna. Il loft è piccolo, i posti nobili in Parlamento sono quattro, lo shadow cabinet porta sfiga. Ed ecco allora Bersani, Fioroni, Fassino, Melandri, Orlando (o magari nessuno di questi, e invece Pinotti, Verini, Bindi, Vernetti…) prendere il pullman che all’incontrario va e dedicarsi in giro per l’Italia a trasformare le piazze piene in urne almeno altrettanto piene.
Terza mossa. Chiamare invece a Roma, non per sempre ma spesso, gli sceriffi buoni Cofferati, Chiamparino, Domenici, Emiliano, Zanonato, De Luca, Vincenzi, gente col know how che chissà per quale miracolo sa che cos’erano vigilanza democratica, senso dell’ordine e rispetto delle regole.

Chiudere Europa e Unità, aprire un giornale

Quarta mossa. Prepararsi per tempo per quando chiederanno se per caso piace l’autonomia fiscale delle regioni, la crescita in deficit, l’abolizione della Via (che pure il Pd la voleva semplificare parecchio), il grado unico di giudizio, la separazione delle carriere. Oddio, non è detto che il principale esponente possa essere tanto produttivo, ma hai visto mai. Si può dire di no a tutto, l’importante è non rimanere imbambolati se qualcuno chiede.
Quinta mossa. Schierarsi per la privatizzazione della Rai, tutta o il meglio di. Tanto sta già nascendo l’Usigrai di destra e a Saxa Rubra rimarrà poco da salvare, poi saremo al bis di Alitalia e allora sarà tardi per contrapporre una cordata italiana, chessò, a Tf1, alla Bbc, magari ai putiniani di Ntv.
Sesta mossa. Chiudere l’Unità ed Europa, polverosi inutili residui novecenteschi. Per poi, certo, lanciare tutti quei fichissimi socialforum on line che fanno tanto aggregazione giovanile, ma insieme a loro anche un bel giornaletto di battaglia politica, sveglio e cattivo, sulla linea giusta, che faccia vedere i sorci verdi ad amici, nemici e concorrenza (anche perché, hai visto: comprensibilmente largo Fochetti, fondatore a parte, “non sarà d’opposizione”. E allora questo segretario vuole proprio rimanere il partito di se stesso finché non avrà più alcun partito, o per caso gli serve una mano?).
Stefano Menichini