Le prime parole di Berlusconi dopo la vittoria
Il comandante in Cav.
Dopo il vertice con Gianfranco Fini e Umberto Bossi Silvio Berlusconi ha parlato ai giornalisti. "Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità" ha detto il Cav., aggiungendo di non escludere un coinvolgimento "tecnico" di alcuni esponenti del centrosinistra nel prossimo governo. Governo su cui non ha più voluto fare nomi: "Ricordo a tutti che è il capo dello stato a nominarli su proposta del presidente del Consiglio e io non lo sono ancora".

Dopo il vertice con Gianfranco Fini e Umberto Bossi Silvio Berlusconi ha parlato ai giornalisti. "Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità" ha detto il Cav., aggiungendo di non escludere un coinvolgimento "tecnico" di alcuni esponenti del centrosinistra nel prossimo governo. Governo su cui non ha più voluto fare nomi: "Ricordo a tutti che è il capo dello stato a nominarli su proposta del presidente del Consiglio e io non lo sono ancora". Sul ruolo della Lega Nord Berlusconi ha fatto sapere che "il nostro programma è stato largamente condiviso con Umberto Bossi" e che "si farà un federalismo solidale e non ci sarà una regione italiana che sarà penalizzata". Parlando di Alitalia ha detto che incontrerà chi tra i suoi ha curato tutta la pratica. Per quanto riguarda il ponte sullo Stretto di Messina, il futuro premier ha fatto sapere di avere aperto il dossier "già questa notte". Infine, interrogato sui conti dello stato, il Cav. ha detto che "stiamo mettendo in piedi una commissione indipendente per fare una due diligence sui conti dello Stato per non avere sorprese come fu nel 2001, quando la sinistra ci lasciò un extradeficit di 38mila miliardi di debito".
Pubblichiamo l'articolo apparso oggi sul Foglio:
Ieri era lecito concedersi un po’ di tregua giocosa e Silvio Berlusconi ha dato spettacolo in conferenza stampa baloccandosi coi giornalisti. Ma l’aspetto ludico non è dominante. Il giorno dopo l’apoteosi elettorale – mentre in Friuli e a Roma prendevano corpo altre code di valanga – il Cav. era già di nuovo il presidente operaio, ma con un tocco più maturo e non sgradito all’opposizione. Lo scambio di amenità con il coordinatore del Partito democratico, Goffredo Bettini, e poi l’invito berlusconiano a incontrarsi tramite il maestro cerimoniere Gianni Letta, segnalano una volontà di coerenza rispetto alle premesse del voto. Una frase del Cav. fra le altre: “Sarei io il più felice di un confronto continuativo e dialogante con le opposizioni”. Poi anche schermaglie, però, con il capo dell’opposizione. Il Cav. si sta godendo il duraturo lieto fine celebrato anche da Nicolas Sarkozy e George W. Bush, lo sta facendo con determinazione operosa. La lista dei ministri sarà pronta in settimana, il primo Cdm dovrebbe andare in scena a Napoli, per proiettare l’iniziativa del governo sopra l’emergenza rifiuti; e l’abolizione dell’Ici sulla prima casa sarà in cima alla lista dei provvedimenti. E’ chiaro che al centro della scena c’è il nuovo rapporto che la maggioranza vuole instaurare con l’opposizione, i poteri dello stato e l’establishment. La telefonata di congratulazioni del presidente Giorgio Napolitano è stata molto apprezzata da Berlusconi, perché è servita a togliere subito dalle nebbie della campagna elettorale la prospettiva di una coabitazione complicata che nessuno vorrebbe. E’ scontato ma notevole l’atteggiamento simpatizzante del mondo imprenditoriale esemplificato dalle parole di Luca Cordero di Montezemolo, (ex) numero uno di Confindustria: “Mi sembra che dai risultati elettorali emergano tre elementi molto significativi. Il primo, ed è il più importante, è che abbiamo una maggioranza chiara e netta, che permette una piena governabilità e l’approvazione di riforme necessarie e ineludibili. Il secondo è che si ha finalmente una forte semplificazione dei gruppi parlamentari e questo ci avvicina agli altri paesi europei. Il terzo è la netta sconfitta delle forze politiche portatrici di una cultura anti impresa, anti mercato e anti sviluppo”. Promessa di Montezemolo: “Le imprese italiane assicurano tutto il loro impegno affinché l’Italia riprenda con forza il cammino dello sviluppo”. Quanto ai sindacati, si fa strada una grande speranza sul riverbero che la vittoria del centrodestra potrà avere per sbloccare in un verso o nell’altro la trattativa con Air France sul dossier Alitalia. Malgrado sia la terza volta del Cav. a Palazzo Chigi, le aspettative intorno al nuovo governo sembrano generalmente alte e forti. Il prossimo premier ha annunciato che confermerà i vertici di Eni, Enel e Finmeccanica. Veniamo alle questioni interne al recinto domestico dei vincitori. Dopo la conferenza stampa e la festa di ieri, oggi si torna al lavoro con il primo vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli. Berlusconi dovrebbe pranzare con Umberto Bossi e Gianfranco Fini. Il Cav. è già costretto a contenere l’esuberanza dei leghisti, ebbri per l’impennata nei consensi e inclini a riprodurre lo schema vincente (per loro) nella legislatura 2001-2006. Ma in questo nuovo ciclo berlusconiano non ci sarà alcuna riedizione del cosiddetto asse del nord. Stavolta An fa parte del Pdl e Fini, oltre a essere premiato con la presidenza della Camera, rappresenterà il lato più politico e affidabile di un’alleanza da consolidare. La collegialità sarà salvaguardata senza indelicatezze verso An, affluente decisivo del progetto berlusconiano, e ogni deliberazione sarà sovrastata dalle mani libere di Palazzo Chigi. La Lega otterrà i giusti riconoscimenti, ma il baricentro della maggioranza non poggia più lungo la dorsale FI-Lega.
Lo si può dedurre anche dalla determinazione con la quale Berlusconi rivendica la presidenza del Senato per un dirigente forzista, che dovrebbe essere Renato Schifani. Verso Schifani il leader del Pdl ha un debito di riconoscenza che riguarda la Sicilia. Anche qui il risultato elettorale è stato travolgente sia alle politiche sia alle regionali. Raffaele Lombardo (Mpa-Pdl, al 65,3 per cento) ha più che doppiato Anna Finocchiaro (Pd, al 30,3). Se però si vanno a scomporre i dati si scopre che il Pdl è al 33,2, mentre due anni fa la somma di FI e An totalizzava il 40 per cento. Tracollo? Al contrario, se il potere d’attrazione dell’Mpa non ha svuotato il centrodestra tradizionale (Lombardo da solo è al 22 per cento), lo si deve al lavoro di Schifani e della “nuova guardia” formata da Angelino Alfano e Dore Misuraca: i loro candidati sono andati bene, cosa che non è riuscita a quelli di Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo (la “vecchia guardia”). Da segnalare sempre in Sicilia, ma ci torneremo con maggiore attenzione, la scomparsa della Sinistra Arcobaleno che si era affidata a Rita Borsellino e Claudio Fava e la legnata subita dall’Italia dei valori (Leoluca Orlando), ferma all’1,8 per cento. Anche questo è il segno che l’antimafia chiodata non ha sedotto né i moderati né i forsennati. Quanto al Pd, due anni fa era al 26 per cento e oggi è sceso al 18,8: la sconfitta peggiore di tutti i tempi, come ammette la Finocchiaro. A dimostrazione che il granaio elettorale del Cav. e di Totò Cuffaro, con Pier Ferdinando Casini accanto, resta una riserva ricca e imprescindibile.
Lo si può dedurre anche dalla determinazione con la quale Berlusconi rivendica la presidenza del Senato per un dirigente forzista, che dovrebbe essere Renato Schifani. Verso Schifani il leader del Pdl ha un debito di riconoscenza che riguarda la Sicilia. Anche qui il risultato elettorale è stato travolgente sia alle politiche sia alle regionali. Raffaele Lombardo (Mpa-Pdl, al 65,3 per cento) ha più che doppiato Anna Finocchiaro (Pd, al 30,3). Se però si vanno a scomporre i dati si scopre che il Pdl è al 33,2, mentre due anni fa la somma di FI e An totalizzava il 40 per cento. Tracollo? Al contrario, se il potere d’attrazione dell’Mpa non ha svuotato il centrodestra tradizionale (Lombardo da solo è al 22 per cento), lo si deve al lavoro di Schifani e della “nuova guardia” formata da Angelino Alfano e Dore Misuraca: i loro candidati sono andati bene, cosa che non è riuscita a quelli di Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo (la “vecchia guardia”). Da segnalare sempre in Sicilia, ma ci torneremo con maggiore attenzione, la scomparsa della Sinistra Arcobaleno che si era affidata a Rita Borsellino e Claudio Fava e la legnata subita dall’Italia dei valori (Leoluca Orlando), ferma all’1,8 per cento. Anche questo è il segno che l’antimafia chiodata non ha sedotto né i moderati né i forsennati. Quanto al Pd, due anni fa era al 26 per cento e oggi è sceso al 18,8: la sconfitta peggiore di tutti i tempi, come ammette la Finocchiaro. A dimostrazione che il granaio elettorale del Cav. e di Totò Cuffaro, con Pier Ferdinando Casini accanto, resta una riserva ricca e imprescindibile.