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Furbetti d’Italia

Qualche giorno fa un frequent flyer ha notato a Malpensa una stranezza. Dopo l’atterraggio di ciascun aereo, nel giro di un paio di minuti sul nastro trasportatore dei bagagli compariva una valigia rossa.

8 Novembre 2010 alle 00:00

Aeroporto di Milano-Malpensa

Aeroporto di Milano-Malpensa - Foto LaPresse

Qualche giorno fa un frequent flyer ha notato a Malpensa una stranezza. Dopo l’atterraggio di ciascun aereo, nel giro di un paio di minuti sul nastro trasportatore dei bagagli compariva una valigia rossa. Il cronometro si fermava e il tempo medio di consegna dei bagagli andava così a influenzare positivamente il rating internazionale dell’efficienza dell’aeroporto varesino. Fin qui niente di male. Il problema cominciava nel momento in cui dopo quel primo bagaglio non arrivava nient’altro per 15-20 minuti. Incuriosito dal fatto che la valigia comparisse dopo ogni volo e fosse visibilmente sempre la stessa, il frequent flyer è andato a controllare e, accertato che non c’era nessuna etichetta identificante il proprietario, convinto che non appartenesse a nessuno l’ha aperta e all’interno ha trovato delle riviste e del polistirolo.

Questo potrebbe sembrare il solito espediente con cui ci si adatta a sopravvivere, trovando una via di mezzo pragmatica tra il mondo astratto dell’efficienza statistica e la molto più concreta e meno splendente realtà quotidiana, fatta di tagli del personale, endemica carenza di fondi, arrangiamenti e trucchetti per tirare a campa’. Invece è la cifra di questo paese. Un paese che nonostante se stesso è la sesta o la settima economia mondiale, ma che non riesce a dimenticare le proprie origini un po’ mariuole. E, come si vede, questo tipo di DNA non conosce limiti geografici, perché la valigia per le allodole è comparsa a Malpensa, nel più profondo del profondo Nord.

Perché spendere tante parole per quattro disgraziati che truffacchiano le statistiche con uno stratagemma da poveracci, quando i problemi dell’Italia sono ben altri e drammaticamente sotto gli occhi di tutti ogni giorno? Perché se non rinunceremo a questa logica da furbetti non usciremo mai più dal fango etico, morale e politico in cui diguazziamo ormai da troppo tempo. Certo, l’approccio problem solving è parte della nostra storia ed è innegabile che ci abbia consentito di cavarcela in situazioni apparentemente disperate; anzi, pare che proprio nei frangenti più gravi gli Italiani riescano a trovare dentro di sé delle risorse insospettate, però sarebbe ora che alzassimo l’obiettivo. O vogliamo solo cavarcela per sempre? Vogliamo consegnare le valigie a tempo di record solo sulla carta o vogliamo provare a fare le cose come vanno fatte? Problem solving, va bene, ma non a qualunque costo. Altrimenti continueremo a coltivare questa mentalità guappesca, dove vince il più furbo e non il più bravo, ed è questa weltanschauung (per dirla con un parolone) che è il presupposto della mafia.

Ora, capiamoci, non voglio dire che quei quattro poveracci di Malpensa siano mafiosi, ma il loro trucchetto per fregare la statistica si muove all’interno di quello stesso ordine di idee. Io credo che nessuno di quelli che ha avuto la pensata della valigia rossa si senta neppure lontamente supporter di una visione mafiosa della vita, anzi, sono propenso a credere che singolarmente siano dei bravi cristi. Ma è proprio qui il guaio. Finché non riconosceremo che le nostre azioni, anche al di là delle intenzioni stesse, comportano delle responsabilità oggettive, non usciremo dalla buca in cui siamo finiti.

Al momento mi pare che la logica imperante
sia che se non ti beccano, il reato non esiste. Invece non è così. Anche se non ti beccano, le tue azioni (secondo gli indù il karma) modificano lo stato dell’universo e poiché ciascuno di noi partecipa, per quanto gli è dato, alla configurazione universale, pensieri e azioni migliori migliorano il quadro globale e pensieri e azioni deteriori lo deteriorano. La complessità contemporanea è tale che ci sembra di non poter fare nulla per contribuire a rendere migliore il mondo in cui viviamo. E' difficile rapportarsi con gli immani problemi che l’umanità deve fronteggiare e ognuno di noi si sente una formica impotente. E' vero, ma non completamente. Per esempio, nel nostro piccolo, possiamo evitare di fare i furbetti. Come diceva quel filosofo greco? Datemi una valigia e vi solleverò il mondo.

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