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Il mondo come dovrebbe essere

L’economia va malino. La fame nel mondo invece va sempre bene. Il riscaldamento globale è in gran spolvero. Con il Golfo del Messico ridotto a un lavandino intasato, dell’inquinamento non ne parliamo nemmeno.

16 Agosto 2010 alle 00:00

L’economia va malino. La fame nel mondo invece va sempre bene. Il riscaldamento globale è in gran spolvero. Con il Golfo del Messico ridotto a un lavandino intasato, dell’inquinamento non ne parliamo nemmeno. Violenza, corruzione, degrado non mancano. Bambini e vecchi sono più o meno abbandonati ai loro destini. Potrebbe sembrare che il mondo stia andando in vacca. Invece, c’è un’isola di serenità cui ciascuno può guardare con fiducia, certo di trovarvi la soddisfazione dei propri desideri: l’Application Store di Apple.

La porta della felicità è l’iPhone.
Certo, è un po’ caro, ma in qualche modo bisognerà pur quadagnarselo il paradiso, no? Già, perché a ben guardare, quello che prospetta il telefonino della mela non è solo un conglomerato di bellurie tecnologiche – caratteristica che da sola non avrebbe mai determinato il successo planetario di quella mattonella da tasca – ma la materializzazione di un sogno: l’iPhone, concettualmente, è quanto di più simile all’utopia del mondo come dovrebbe essere.

Siamo continuamente alle prese con una realtà ostica, refrattaria, tetragona e irrimediabilmente restia a esaudire i nostri desideri. Nella mia immaginazione i sacchetti della spesa si riempiono da soli e veleggiano magicamente al mio fianco, senza obbligarmi a banfare come un toro per sette piani di scale perché qualche pirla ha lasciato le porte dell’ascensore aperte. Quando non so dove svoltare nella trama dei vicoli del centro storico,  mi piacerebbe che si materializzasse una freccia nell’aria che mi indicasse la strada. Quando non mi ricordo chi canta quella canzone che fa pa-pa-pa-para-pà-pà-pà, sarei felice di poterla intonare a qualcuno che la riconoscesse e mi snocciolasse titolo, autore ed esecutore e, magari, anche che  la canzone mi si materializzasse lì. Ecco, l’iPhone, in collusione con il suo braccio armato, l’Application Store, ci dà l’illusione dell’onnipotenza.

Qualunque cosa si cerchi o si desideri, tra le decine di migliaia di applicazioni disponibili c’è. Da iSwimnude che ti dice, gratis, dove trovare la tua prossima spiaggia nudista, a Urine Teller che per soli 0,79 Euro fa un’analisi delle urine, fino a iPopcorn Popper che trasforma l’iPhone in una piastra per popcorn (anche se di quest’ultima non c’è più traccia nello Store, ma solo in un paio di video su YouTube). Certo, i sacchetti non galleggiano nell’aria, ma dal telefonino posso ordinare la spesa al supermercato e fare in modo che magicamente compaia nella mia anticamera. Questa virtuale illimitatezza dell’offerta dà l’illusione di disporre dell’intero contenuto dell’universo – appagando così un sogno che l’uomo moderno sta inseguendo almeno dal Rinascimento – e ha quindi un enorme potere mitopoietico. È qualcosa a metà tra Adamo che vuole la conoscenza e Prometeo che strappa il fuoco agli dei. Se poi ci aggiungiamo che questa tavoletta magica si può portare addosso, il gioco è fatto. È l’anello del potere.

Certo, poi nella realtà, con o senza l’iPhone e le sue applicazioni, continuiamo a restare sempre quelli di prima, ma mai sottovalutare la potenza del sogno. Nella storia c’è chi sulla capacità di vendere sogni ha costruito la propria fortuna. Avere sempre con sé una cosa in grado di fornire una soluzione per tutto, e che quando con ce l’ha se la può procurare con un semplice download è una sorta di immensa coperta di Linus: rassicura e coccola, come fanno  le illusioni, che non risolvono, ma aiutano a vivere.

Il capitalismo avanzato talvolta riesce a dare delle fantarisposte ai desideri degli uomini etichettandole con dei marchi. Un esempio per capirci: Ikea. Nel suo campo, anche l’azienda svedese fa qualcosa di simile a quello che fa Apple con l’Application Store. Nei suoi showroom sono riprodotte tutte le immaginabili permutazioni cabalistiche dell’arredamento: avete il bagno fatto a L? All’Ikea è previsto. Avete spazio per una libreria solo dietro una porta che si apre al contrario? All’Ikea potete trovare lo scaffale da adattare. Comprando un mobile o un complemento d’arredo si entra a far parte di un mondo dove le cose vanno come dovrebbero andare, così ogni loculo suburbano, per quanto malsano, buio e sconfortante può appartenere allo stesso genere di quegli ambienti allegri, luminosi e confortevoli bellamente esposti.

Apple e Ikea - ma lo faranno sicuramente anche altri marchi che ora mi sfuggono - tra le righe veicolano un’immagine infinitamente consolatoria e interamente irrealistica del nostro mondo, ma tanto più rassicurante di quella vera. Nel loro universo ideale tutto è sempre sotto controllo, i pozzi non impazziscono vomitando petrolio in mare per mesi e se anche qualcosa rivelasse un piccolo difetto, è rapidamente e facilmente perfezionabile, basta fare l’update. Cambiano gli dei, ma non cambia il modo degli uomini di averne bisogno. E ora scusate, ma devo andare a scaricare un’applicazione per scrivere le prossime puntate di Vie Traverse. Ci sarà di sicuro.

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