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Zero Zero soldi

La crisi ha colpito anche James Bond. A fermare la superspia con licenza di uccidere, amare, bere champagne d’annata e giocare a blackjack non erano riusciti supercriminali di una cattiveria stupefacente, ma c’è l’ha fatta la recessione.

3 Maggio 2010 alle 00:00

La crisi ha colpito anche James Bond. A fermare la superspia con licenza di uccidere, amare, bere champagne d’annata e giocare a blackjack non erano riusciti supercriminali di una cattiveria stupefacente, ma c’è l’ha fatta la recessione. La Metro Goldwin Mayer – mica cotica – ha finito i soldi e il ventitreesimo episodio di 007, il terzo interpretato dal biondino incazzoso Daniel Craig, è stato sospeso fino a data da destinarsi. Roba da matti. La realtà supera la fantasia e, per una volta, non è un modo di dire.
Di per sé la cosa è già abbastanza scioccante, ma se ci fermiamo a sviscerare i significati impliciti  ci accorgiamo che siamo di fronte a una vera sovversione.

Fino a oggi le creazioni letterarie, i personaggi nati dalla fantasia degli scrittori, gli eroi immaginari, vivevano in un mondo che non era costretto a subire le limitazioni e le vessazioni di quello reale, sottratto com’era alle miserie della quotidianità. Quello che è accaduto a James Bond, la cui notorietà e importanza nell’immaginario maschile lo rendono del tutto apparentabile ai grandi protagonisti avventurosi della nostra giovinezza (D’Artagnan, Sandokan, Diabolik e ognuno aggiunga i suoi) scombina le regole. Certo, dirà qualcuno, oggi l’agente segreto superuomo è un modello superato dalla realtà. Sarà, ma circa due miliardi di persone sulla terra hanno visto almeno un film di James Bond. E anche il mero dato numerico vorrà pur dire qualcosa.

Non è  una novità, ma in certi romanzi, soprattutto negli ultimi anni, è stata ripresa con successo, l’idea di far uscire i personaggi dalle pagine e mandarli in giro per la realtà. Ovviamente si tratta pur sempre di una realtà letteraria anche quella, giacché viene raccontata dal romanzo che il lettore sta leggendo: una specie di image en abîme, per dirlo con un po’ di prosopopea. Nel caso del povero James Bond, invece, è accaduto il contrario. Qui è la realtà che ha fatto irruzione nell’universo fittizio della letteratura con una prepotenza degna della Spectre. Anche se è tutto un po’ più confuso di così, perché ormai i film di James Bond sono solo lontani parenti dei romanzi di Ian Fleming e, per essere precisi, la crisi è entrata a piedi uniti in un film e non in un romanzo. Ma al di là di questi sofismi, resta il fatto che le barriere tra fantasia e realtà sono saltate.

Credo che tra qualche settimana i produttori della serie sulla spia britannica in smoking ingualcibile troveranno il modo di metterci una pezza: ci sono troppi soldi in ballo perché non ci riescano, tuttavia, d’ora in poi le cose non saranno più le stesse. D’ora in poi, ogni volta che vedrò Daniel Craig camminare nel circoletto della “gun barrel” sulle note del tema immortale “dum-dum-dum-dum-pa-pa-papaa-papapaaaa” non potrò non pensare a quella volta che anche un doppio zero – sigla che contraddistingue gli agenti con licenza di uccidere – ha avuto problemi di liquidità. Roba che neanche un Er Bertulla o un Pio Pompa qualunque. E allora, già lo so, mi verrà da immaginare che, forse non ce l’hanno mai fatto sapere per non nuocere all’immagine del personaggio, ma magari ha avuto anche qualche altro problema di quelli che affliggono noi mortali: chissà, forse una volta ha fatto cilecca anche lui. Anche se non me lo vedo proprio dire all’esotica partner di turno “Scusa, sai, non mi era mai successo” e, soprattutto, non mi vedo lei consolarlo dicendogli che non è niente di grave, che a tutti è capitato almeno una volta e così via. E, magari, anche il fiore all’occhiello dell’MI 6 soffre di alitosi da reflusso esofageo o ha la rata dell’Aston Martin che lo strozza e lo obbliga a restare in servizio attivo da mezzo secolo. Certo, così diventa più umano, ma, effettivamente, perde un po’ di charme.

Suggestionato da questo improvviso bagno di realtà, mi sono divertito a immaginare altre contaminazioni neorealistiche della fiction a scopo puramente apotropaico. Anche per non lasciare il povero James Bond da solo alle prese con la banalità della vita moderna.

- Il lupo, dopo aver abbattuto con un soffio le case di paglia e di legno riesce ad abbattere anche quella di mattoni, perché costruita con materiali scadenti da un’impresa abusiva della camorra. Dentro, però, non ci trova il porcellino saccente giacché, a causa della crisi, non è riuscito a pagare la rata del mutuo e la banca gli ha pignorato la casa. Il lupo, in piena crisi di identità, finisce travolto da una minicar guidata da un sedicenne ubriaco.

- In un impeto di frustrazione Anna decide di buttarsi sotto il treno, ma la linea è bloccata da uno sciopero del temibile sindacato dei ferrovieri russi. Così, mentre aspetta, sulla banchina conosce un ballerino sudamericano, peraltro molto più simpatico del conte Vronskij. Affascinata dal suo tango figurato lo sposa rapidamente. Divorzierà sei mesi dopo e, visto che lui è nullatenente, gli dovrà pagare gli alimenti per tutta la vita.

- Jennifer Cavalleri, bella e povera ragazza che Oliver Bartlett IV ha sposato contro il volere del padre straricco, si ammala di leucemia ma lui non fa in tempo a scoprirlo perché è già scappato alle Barbados con la segretaria dello studio legale per cui lavora, stupida, ma che al contrario di Jennifer non compone eleganti nonsense su che cosa significhi amare. Jennifer muore senza assistenza medica perché la riforma della sanità americana è ancora di là da venire.

- Lois Lane, l’eterna fidanzata di Clark Kent, alias Superman, dopo anni di astinenza, cede alle avances del giornalista Jimmy Olsen. L’uomo d’acciaio la coglie in flagrante adulterio grazie alla sua supervista. Si lasciano, lui cade in depressione e finisce a fare la guardia notturna in un centro commerciale; lei invecchia da sola in venticinque metri quadrati con il cane Krypto e, anni dopo, mentre una sera lo porta a fare i suoi bisogni fosforescenti, al parco incontra l’ex fidanzato che parla con il contenuto di un sacchetto del supermercato. Lui non la riconosce perché è diventato miope.

- Zenone di Elea cerca di dimostrare il suo paradosso più famoso facendo correre i cento metri ad Achille e a una tartaruga, ma Achille strabatte la tartaruga. Lui va in confusione, cerca di dimostrare altri paradossi con risultati analoghi. Fa una figuraccia tremenda, finisce fuori dai libri di filosofia e per sopravvivere si adatta a scrivere le frasi nei Baci Perugina. E Moccia gliele sega tutte.

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