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L'accentiàmo?

Crèmisi o cremìsi? Leccòrnia o leccornìa? Diàtriba o diatrìba? Quante volte nella vita vi siete trovati in imbarazzo con l’accento tonico, questa botola infida pronta a spalancarsi a metà di qualunque discorso, anche il più serio, argomentato e ufficiale e a farlo precipitare nel ridicolo?

19 Aprile 2010 alle 00:00

Crèmisi o cremìsi? Leccòrnia o leccornìa? Diàtriba o diatrìba? Quante volte nella vita vi siete trovati in imbarazzo con l’accento tonico, questa botola infida pronta a spalancarsi a metà di qualunque discorso, anche il più serio, argomentato e ufficiale e a farlo precipitare nel ridicolo? O, peggio, a lasciarlo languire tra i risolini di sufficienza degli astanti?  Celebre nei recenti annali della politica è la gaffe dell’ultimo 22 ottobre del ministro della Pubblica Istruzione, colta da sgomento tonico di fronte al Senato a metà della frase “al libro bianco sulla scuola, scritto sotto l’egìda… l’égida dei ministri Fioroni e Padoa Schioppa”. Perché la vita ogni tanto ha una certa vena di umorismo sadico.

Purtroppo a tutti può capitare di imboccare inavvertitamente contromano una sdrucciola o una bisdrucciola credendo sia una piana, tanto a madrilingue toscani purissimi quanto a brianzolo-campani ibridissimi. Ma che cosa fare quando si sa che una parola va detta in un certo modo, ma si sa altrettanto bene che pronunciandola correttamente si contraddice la vox populi che, invece, la dice sbagliata da sempre? Già, perché il fatto di essere nel giusto non vi mette affatto al riparo dalle ritorsioni. Non ci credete? Provate, provate in una discussione, preferibilmente in presenza di un po’ di gente, magari in un salotto: buttate lì una frase del tipo “mia nonna portava una guaìna con delle stecche di balena” e poi scrutate i volti dei presenti. State pur certi che ci sarà quello che sorride sotto i baffi, ebbro di gioia, convinto di avervi beccato in castagna. E se siete fra amici magari ci sarà anche quello più esuberante che vi darà di gomito e vi farà notare che “Pirla, si dice guàina!”.

A questo punto ci sono diverse scuole di pensiero sul comportamento da tenere. Si può scegliere la via didattica, spiegando, magari dizionario alla mano (ormai con gli smartphone e internet la consultazione al volo è a possibile 24/7) che la forma corretta ha l’accento tonico sulla penultima sillaba, ma oltre che a passare per dei pedanti c’è sempre il rischio del rimosso. E' una ben nota realtà della psiche umana che, quando un fatto è troppo doloroso, perché troppo scioccante o perché costringerebbe a una troppo radicale revisione della propria weltanschauung, la nostra mente semplicemente lo nega. Nel vostro caso ci sarà sempre qualcuno che rifiuterà di credere che sia come dite voi. E non importa che siate laureato in storia della lingua italiana alla Normale di Pisa o che siate il presidente dell’Accademia della Crusca, lui vi dirà che no, non è come dite voi. Se non ve la sentite di squadernare il dizionario online per non passare da secchioni primi della classe – personaggio che di solito non riscuote enorme successo tra le ragazze – potete scegliere: o ritrattate per il quieto vivere, anche se alla lunga è una pratica che fa venire i brufoli, o cercate un sinonimo meno lùbrico, anche se a volte non è proprio un’impresa semplicissima, o ricorrete a un escamotage, anche se volevate proprio dire scandinàvo e non della Svezia o della Norvegia o della Finlandia (senza trattare più specificamente la posizione della Danimarca).

Se siete di quelli puntigliosi, potete anche difendere la vostra scelta tonica appellandovi alle origini della nostra lingua. Per cui se voi dite ossimòro e c’è qualcuno che solleva con sufficienza il sopracciglio suggerendo ossìmoro?, se ve la sentite potete rispondergli che l’italiano è una lingua neolatina e non neogreca, e che quindi quel sopracciglio se lo può anche infilare nel pòdice o se preferisce nel podìce. Più democraticamente, però, potete stemperare la tensione affermando di preferire la pronuncia latina, ma se lui ama quella greca, per voi va bene. Di solito il surclassamento sul piano della magnanimità smorza il furore polemico del prossimo senza costringervi a una battaglia legale a colpi di Devoto-Oli, Sabatini e Zingarelli. In ogni caso, prima di arrivare alla tempesta perfetta dei dizionari, siate certi che almeno la vostra pronuncia sia la prima tra quelle elencate come possibili. E non fidatevi di un dizionario solo,  perché come non mancherà di ricordarvi il santommaso di turno che ha fatto tre esami a giurisprudenza “testis unus testis nullus”.

Personalmente, se posso, cerco di pronunciare il vocabolo in maniera corretta, ma se qualcuno l’ha già pronunciato sbagliato lo ripeto a pappagallo, a scanso di discussioni. Perché, come diceva Groucho Marx: “Questi sono i miei principi. E se non vi piacciono ne ho degli altri.”

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