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Buona la seconda

La possibilità di rivedere le nostre meno brillanti riuscite è un magnifico dono che si smarrisce diventando adulti, quando sulle nostre gracili spalle calano delle responsabilità.

12 Aprile 2010 alle 09:38

Sarà contento Alemanno che qualche tempo fa minacciava di buttarla giù: l’architetto americano Richard Meier ha accettato di apportare delle modifiche alla sua teca dell’Ara Pacis. Del resto, su questo edificio se ne sono dette così tante (una pompa di benzina texana paracadutata al centro di Roma, per citarne una) che, probabilmente, ha ritenuto più saggio scegliere la linea diplomatica. Il muretto non piace? E noi lo riduciamo. O magari lo abbattiamo proprio. E' inusuale che un artista sia così disponibile a cambiare una sua opera. E, per certi versi, è ammirevole. In un mondo dove i wedding planner sono convinti di essere la reincarnazione di Leonardo e certi blogger si credono la versione 3.0 di Shakespeare, Meier merita un plauso per la signorilità.

L’episodio dell’Ara Pacis, però, è portatore di un contenuto universale che va ben al di là della semplice contingenza. Non si sta parlando solo della correzione di un’idea venuta più o meno bene: si tratta della non ineluttabilità della storia. Cerco di spiegarmi meglio prendendo in prestito una frase. Vittorio Gassman una volta, durante un’intervista, ha detto che bisognerebbe avere due vite: una per le prove e una per andare in scena. La trovo un’aspirazione geniale. Non sarebbe fantastico se si potesse fare così per tutto? Che magnifico adolescente sarei se potessi rivivere i miei quattordici anni alla luce dell’attuale consapevolezza. Quante timidezze saprei evitare che mi hanno sabotato la vita sentimentale. Quanti sgomenti potrei dribblare che mi hanno inibito lo splendore sociale. Quante paure che mi hanno impedito di cogliere l’attimo fuggente potrei svillaneggiare spensieratamente.

Finora a noi mortali per correggere gli errori della vita non restava che rifugiarci nell’arte: scrivendo romanzi a lieto fine, dipingendo donne meravigliose e sorridenti o componendo musiche travolgenti e così via. Certo, anche questo escamotage, per quanto efficace non mette al riparo dagli incovenienti: ne sa qualcosa persino Michelagelo che si è visto coprire i nudi del Giudizio Universale, ritenuti troppo scandalosi, dal povero Daniele da Volterra, per sua sfortuna passato poi alla storia con il soprannome non proprio esaltante di Braghettone (e chissà, magari quando l’hanno scelto per quel lavoro sarà pure stato contento). Ma, se non altro, il Buonarroti, resosi nel frattempo cadavere da un anno, ha evitato di doverlo modificare da sé il proprio lavoro, come invece sta capitando a Meier.

La possibilità di rivedere le nostre meno brillanti riuscite è un magnifico dono che si smarrisce diventando adulti, quando sulle nostre gracili spalle calano delle responsabilità. L’infanzia, invece, è un istante fortunato dove non sempre quel che è fatto è fatto. Non per niente è l’età in cui trionfa la tecnica del “Rifo! Rifo!”. Appellandosi a essa e pronuciando la magica formula (bada bene, da dire rigorosamente due volte) ci si arrogava il diritto di ripetere qualunque exploit al di sotto delle nostre aspettative, che si trattasse del lancio della figurina a sottomuro, della mossa sbadata con cui si suicidava la regina degli scacchi eccetera. Alla peggio c’era da discutere un po’ con i compagni dissenzienti, ma niente di più. La modifica di Meier, però, al di là dello stress che inevitabilmente comporterà per l’interessato, accende una luce di speranza per tutti noi. Anche nel mondo degli adulti si può tornare indietro. Si può metterci una pezza. E' una specie di chirurgia plastica esistenziale mediante la quale correggere la vita a Photoshop.

E allora, per un momento, e a puro scopo liberatorio, generalizziamo la pratica, almeno idealmente. Poi la vita riprenderà il suo movimento a senso unico, lo sappiamo, ma per un momento immaginiamoci di fare un salto quantico e di sfogliare una ristampa riveduta e corretta della nostra esistenza. Io avrei una lunghissima lista di cose, avvenimenti e azioni a cui vorrei apportare delle piccole modifiche. Tra quelle di cui mi sento di scrivere in pubblico vorrei segnalare:
- I supplementari di Italia-Francia agli Europei del 2000.
- La volta che ho regalato due intere annate di Alan Ford per fare spazio nella libreria.
- Lara che non si accorge di Zivago sul tram (ha ragione Nanni Moretti, non si resiste)
- Il posteriore della Citröen XM.
- Il mio compito in classe di matematica alla maturità.
- La volta che ho fatto a botte in quarta elementare, avevo torto e le ho prese.
- La volta che ho sbagliato una citazione in un articolo.
- Tutte le volte che ho evitato gli spaghetti al nero di seppia perché mi facevano impressione.
- Le zanzare, gli scarafaggi e tutti gli insetti in genere.
- Lo zenzero del sushi.
- La volta che avrei dovuto baciare Elvira e non l’ho fatto per timidezza adolescenziale.
- I film di James Bond con protagonista Timothy Dalton.
- I cardigan che portavo negli anni ’90.
- Tutti i telefilm tedeschi.
- Il pesce cotto nel burro.
- Le pensioni degli anni ’60 e ’70 sull’Adriatico.
- Tutte le volte che ho detto “un attimino”.
- I testimoni di Geova quando ti suonano il campanello la domenica mattina.
- Quando ho fatto il trenino alle feste di Capodanno.

Ma siamo sicuri che sia solo una fantasia? Forse è solo questione di credere che sia possibile. Se chiudo gli occhi, mi concentro sul Rifo! Rifo! e conto fino a tre, le cose torneranno indietro. Uno… due… tr…

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