cerca

Antonomasia, chi?

Da recenti sondaggi pare che gli universitari non conoscano l’italiano. Sarà un segno della decadenza dei tempi, d’accordo. Di certo il momento storico non aiuta. Perciò, per i neolaureati fornisco la definizione di “antonomasia” dell’autorevole vocabolario della lingua italiana Sabatini.

11 Marzo 2010 alle 00:00

Da recenti sondaggi pare che gli universitari non conoscano l’italiano. Sarà un segno della decadenza dei tempi, d’accordo. Di certo il momento storico non aiuta. Perciò, per i neolaureati fornisco la definizione di “antonomasia” dell’autorevole vocabolario della lingua italiana Sabatini:

Figura retorica consistente nell'usare un nome comune al posto di un nome proprio (p.e. il poverello, per designare san Francesco) o, viceversa, un nome proprio come nome comune (Casanova o casanova, per indicare un donnaiolo) || per a., per eccellenza.

Non riesco a immaginare nulla che ne incarni il concetto meglio di un noto prodotto industriale scandinavo entrato con prepotenza nelle case di tutti noi. Chiedete a un minore di quarant’anni che oggetto gli evochi la parola Billy. In tutto l’Occidente contemporaneo la risposta sarà invariabilmente “libreria”. Che l’equivalenza sia ormai conclamata lo testimonia anche il cambio di nome della rubrica libri del TG1, dal comunisteggiante “Benjamin” di Riotta al più cerchiobottista “Billy” della gestione minzoliniana.

Quando trent’anni fa creò la Billy, il designer svedese Gillis Lundgren, un simpatico vecchietto il cui sorriso bonario risplende a pagina 11 del catalogo IKEA 2010, di sicuro non immaginava di stare disegnando una porzione significativa delle nostre vite. Eppure l’archetipicità era già insita nell’oggetto. Guardate una libreria Billy bianca. Niente decorazioni, niente modanature, niente fronzoli: essenziale, lineare, pura. Zen. Se chiedete a un bambino di cinque anni di disegnare una libreria vi disegnerà una Billy. E, peraltro, se da sola è bruttarella, se ne mettete dieci insieme e le riempite di libri, il risultato fa anche la sua porca figura.
Chi non ne ha a casa almeno una? Se non guado fiumi di volumi sparsi per il pavimento è solo grazie al progetto del signor Lundgren. E se non sono finito sotto i ponti, rovinato dal mutuo per l’acquisto di tutte le librerie che mi servivano, lo devo all’esistenza della Billy. E anche quel fiero intellettuale fuori dal coro che ancora non ne avesse acquistata una, in qualche momento della sua vita avrà considerato di farlo. E se non l’ha ancora fatto, prima o poi lo farà. La Billy è come il raffreddore, prima o poi si prende, è inevitabile. Questo accade quando un marchio diventa un’antonomasia.

Per le nuove generazioni lo spettro semantico della parola Billy si è quindi drasticamente, e credo irriversibilmente, ridotto. In questi tempi accidentati in cui le parole si consumano più rapidamente di quanto facessero i sassi di Gino Paoli negli anni ’60, credo si imponga un momento di raccoglimento. Il pezzo di questa settimana, pertanto, è dedicato alla commemorazione commossa, grata e anche un po’ nostalgica di alcuni dei significati scomparsi o in via di estinzione di Billy, un certo numero dei quali ha accompagnato nel bene o nel male la gioventù e l’età adulta di chi sta scrivendo.

•    Billy Budd, nocchiero di trinchetto di Herman Melville
•    Billy il succo d’arancia degli anni ’80. “Bevi nuovo, bevi Billy”
•    Billy Basket Milano (vedi voce precedente)
•    Billy Eliot, l’insopportabile adolescente ballerino
•    Billy Wilder. Per A qualcuno piace caldo, Viale del Tramonto e un’altra decina di capolavori
•    Billy the Kid, pistolero dei fumetti di Lucky Luke
•    Billy Joel. Per Just the way you are, soundtrack di molti primi baci di una generazione
•    Billy Idol. Anche se non l’ho mai ascoltato tanto, ma ai tempi andava parecchio
•    Billy Higgins. Sublime batterista non appariscente
•    Billy Cobham. Per aver provato a essere l’esatto contrario di Billy Higgins
•    Billy Strayhorn. Per aver arrangiato Duke Ellington
•    Billy Corgan degli Smashing Pumpkins
•    Billy Costacurta. Invalicabile con Baresi, Tassotti e Maldini
•    Billy (o cane di Montaimbeuf). Di cui ho ignorato a lungo l’esistenza.
•    Billy Bis de L’Intrepido, l’alternativa de noantri a James Bond
•    Billy Ballo. Ma solo ne L’uomo che usciva la gente 
•    Billy Crystal. Per alcune delle migliori battute di Harry, ti presento Sally
•    Billy Boy delle patatine San Carlo. Per il coraggio di essere stato un giocattolo veramente orrendo
•    Billy Bob Thornton. Ma solo in un paio di film dei Cohen
•    Billy Costigan di The departed di Martin Scorsese
•    Billy Bones e la sua mappa del tesoro

Una prece.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi