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Mondo canino

Sulla scia del successo planetario della saga di Twilight, in cui si narrano le avventure di Bella ed Edward, la coppia mista umana-vampiro di teenager che difendono il loro amore fuori dagli schemi - roba che nemmeno la versione più illuminata dei DICO ha previsto - agli editori è partita la brocca.

4 Marzo 2010 alle 00:00

L’accademia dei vampiri;  I tarocchi dei vampiri della notte eterna; La setta dei vampiri; La guerra dei vampiri; Il crepuscolo dei vampiri; L’impero dei vampiri; La rivolta dei vampiri; L’ora dei vampiri; La città dei vampiri; Io credo nei vampiri; Il vangelo dei vampiri; Il signore dei vampiri;  Scopri e colora i vampiri; Dizionario dei vampiri e dei lupi mannari; e poi tutti libri da cui sono tratti gli episodi della serie tv True blood, dove i titoli contengono la parola morto in tutte le sue declinazioni: Decisamente morto; Morto stecchito; Morti viventi a Dallas; Morto per il mondo; Il club dei morti; Morti viventi.

Questi sono solo alcuni dei titoli che si trovano girando per librerie in questo periodo. Sulla scia del successo planetario della saga di Twilight, in cui si narrano le avventure di Bella ed Edward, la coppia mista umana-vampiro di teenager che difendono il loro amore fuori dagli schemi - roba che nemmeno la versione più illuminata dei DICO ha previsto - agli editori è partita la brocca. Ma è solo comprensibile avidità di denaro o c’è dell’altro sotto un’epidemia di vampirismo di proporzioni tali al cui confronto quella vittoriana è solo un’anemica anteprima?

Innanzitutto quando ero ragazzino il vampiro era sempre al singolare: Dracula, il vampiro, appunto e aveva immancabilmente la faccia pseudocarpatica di Christopher Lee. Certo, la produzione culturale pop è sempre stata attratta dalla figura del non morto e ha con regolarità tentato variazioni sul tema. Per citare solo un esempio legato alla mia giovinezza, ricordo una serie di epici albi in cui Za-gor-te-nay, ovvero lo Spirito con la scure, per gli aficionados solo Zagor, affronta e sconfigge un epigono del conte stokeriano, il barone Bela Rakosi. Ma nella fluviale produzione del personaggio di Gallieno Ferri e Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) si trattava pur sempre di episodi marginali. E comunque, il vampiro era e restava Dracula.

Quelli che avevano studiato sapevano che c’era anche un romanzo di Bram Stoker oltre i canini e gli occhi rossi dell’attore della Hammer. E qualche nerd antelitteram l’aveva perfino letto, ma finiva lì. Del vampiro si sapeva che era un essere fuori del comune, raro, misterioso. E proprio su questa eccezionalità si fondava gran parte del suo fascino. C’era anche una punta di superomismo in questo aristocratico transilvano che aveva la forza di dieci uomini, la velocità del lampo, il potere di assumere varie forme (lupo, pipistrello, topi, nebbia), che era invulnerabile alle pallottole e che, per di più, indossava il mantello foderato di rosso senza essere ridicolo e, anzi, nessuna delle bellissime donne che pullulavano nei suoi film si negava l’ebbrezza di farsi succhiare il collo dal sexyssimo conte: insomma, era una specie di James Bond delle tenebre.

Adesso, invece, il vampiro ci viene proposto in tutte le salse, moltiplicato, pluralizzato, serializzato. Ci manca solo la Barbie vampira nel suo castello di Moplen con tanto di gothic-Jacuzzi e poi abbiamo visto tutto. Così il vampiro si inflaziona e perde il suo charme; diventa il vicino di casa un po’ scemo che invece di fare la spesa al supermercato ogni tanto si succhia qualche ragioniera di passaggio. Praticamente uno sfigato con dei disturbi alimentari. Per non parlare poi di quando smette anche di essere cattivo. Che dire di quei poveretti di Twilight che, siccome sono vampiri sì, ma con il senso di colpa, succhiano solo lepri, caprioli, cervi e altri mammiferi della fauna nordamericana? Ma siamo matti? Cos’è, una versione ematica del metadone? Il vampiro dev’essere cattivo, santo cielo! Va bene che siamo in tempi di relativismo e che abbiamo capito che l’unica certezza è che non ci sono certezze, ma se cominciamo anche a sindacare i miti è veramente la fine. Adesso che perfino l’Inter si è messa a vincere non ci sono proprio più certezze. Poi dice che i ragazzini crescono sbandati in mancanza di parametri di riferimento…

Per la verità, il fenomeno dei vampiri si inquadra in un più vasto interesse per la magia, l’occulto, l’extrasensoriale, il sovrumano che negli ultimi decenni sta dilagando in tutto l’Occidente. Harry Potter è la dimostrazione che con ingredienti simili, frullati in proporzioni diverse – per la verità con un notevole talento, va pur detto – si possono scrivere storie di enorme successo. Evidentemente la gente ha bisogno di spaventarsi, di eccitarsi, di provare la catarsi della liberazione. E tutte queste cose gli riescono più facili se avvengono in quella zona grigia tra sacro e profano che è il terreno dell’immaginario esoterico, o meglio, pseudo tale.

Senza entrare in una letale dissertazione sui limiti epistemologici dell’esoterismo, da non confondere con l’occultismo eccetera, per i quali conviene rivolgersi ad autorevoli testi che scavando nel ciarpame misterico delle librerie è ancora possibile reperire, mi pare chiaro che i vampiri di oggi sopperiscano a una mancanza. Vi ricordate quei fantastici racconti in cui sacro e magia erano elargiti a piene mani, tra una spuma al ginger, una partita a bigliardino e un Mottarello, negli oratori di una volta? Chi non si è emozionato con le avventure di Mosè, il mejo fico del bigoncio dell’Antico Testamento? Uno che, tanto per dirne qualcuna, parlava a tu per tu con Dio, trasformava i bastoni in serpenti, divideva le acque del Mar Rosso e faceva delle cose che nemmeno David Copperfield. Oggi in chiesa ci va sempre meno gente e le storie ai bambini le racconta più Disney Channel che la nonna. L’unico vero tabù rimasto a questa società è la morte che, non a caso, è stata accuratamente rimossa dai mass media, salvo nelle sue forme più ecumeniche, quelle delle disgrazie naturali e degli attentati che, però, per il fatto di essere collettive sono sempre qualcosa che riguarda gli altri. E che i vampiri siano i non-morti forse qualcosa vorrà dire. Del resto, si sa, il rimosso tende a ritornare.

Non per metterla giù troppo dura, ma consentitemi qualche citazione. Nel 2003 il Vaticano per voce dell’allora cardinal Ratzinger condannava il maghetto con gli occhiali come agente di uno strisciante complotto magico-diabolico (ultimamente pare che, invece, il Principe Mezzo Sangue gli sia piaciuto). Ben prima del prelato bavarese il discusso scrittore tradizionale René Guenon ne “Il regno della quantità e i segni dei tempi”, se la prendeva con la desacralizzazione della società moderna che, chiudendo la porta agli influssi spirituali provenienti dall’alto spalancava la finestra a quelli provenienti dal basso. E prima ancora il caro Sigmund Freud metteva in guardia Jung contro la nera marea dell’occultismo. Alla luce di ciò mi verrebbe da dire, un po’ alla buona, ne convengo, ma sono un ragazzo semplice, che il modo più rapido per rimettere i vampiri al loro posto e riavere delle librerie meno monotematiche sia di ricominciare a mandare i bambini all’oratorio. O, per i laici, adesso che sta tornando di moda il vinile, di ritirare fuori le Fiabe sonore dei Fratelli Fabbri, dove gli orchi erano orchi, i lupi, lupi e Biancaneve non aveva ancora scoperto le gangbang con i sette nani. “A mille ce n’è, nel mio mondo di fiabe da narrare… da narrarar…”

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