Un esperimento svela il paradosso delle agenzie letterarie

Ho scritto un romanzo al solo scopo di inviarlo a un’agenzia letteraria e scoprire cosa accadesse dopo. Il costo per il servizio è moderato, ma i dettagli rivelano alcune approssimazioni. A stupire di più è la risposta finale

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9 MAY 26
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Stefano Porta /LaPresse

Ho fatto un esperimento: ho scritto un romanzo al solo scopo di inviarlo a un’agenzia letteraria e scoprire cosa accadesse dopo. In tanti, infatti, mi rimproveravano dicendo che per scrivere sul serio, qualsiasi cosa significhi, è necessario avere un agente; altrimenti non sei nessuno, sei uno che molesta gli editori senza un’adeguata processione di mediatori e sherpa. Sono dunque a riferire così che anche voi, qualora voleste praticare un esperimento analogo, possiate regolarvi di conseguenza. Il costo per il servizio è moderato – fate conto di comprare una decina di libri – e copre lettura e valutazione del manoscritto, che si ottengono dopo una selezione gratuita tramite sinossi ed estratto. Se dunque l’agente accetta di valutarvi, è perché ritiene già valido il vostro testo; il suo giudizio non si appunterà sulla vostra bravura, bensì sulla più opportuna collocazione del manoscritto. Mi sono rivolto a una delle migliori agenzie su piazza, della cui professionalità non dubito tuttora, ricavandone una scheda di cinque pagine su carta intestata, contenente un riassunto del mio romanzo (caso mai non l’avessi letto), una ricostruzione della sua genealogia autoriale, una ragionevole disamina dei difetti e un’accurata spiegazione delle mie intenzioni, talune sorprendenti.
Il dettaglio che per sei volte nella scheda il titolo fosse scritto errato non scuote la mia certezza che la mia stessa sportività sarebbe stata mostrata dall’agenzia, qualora io avessi sbagliato sei cifre dell’Iban all’atto del bonifico. Alla fine, la scheda si rammarica di come il romanzo “vada in una direzione piuttosto divergente rispetto alle ricerche attuali di gran parte degli editori”, elencando ciò nondimeno una minoranza di marchi di nicchia che mi esorta a contattare da solo, poiché in linea con la qualità del testo. E io che, ingenuamente, credevo gli intermediari utili a mediare fra le esigenze di chi scrive e quelle di chi pubblica. Sta forse però qui il curioso paradosso delle agenzie letterarie: sbattute fra i marosi di un’editoria bulimica, per non naufragare si vedono costrette a proporre agli editori soltanto libri che gli editori pubblicherebbero comunque, anche senza agenzie.