Chiassovezzano. Una casa e una famiglia temeraria in tempo di guerra

La recensione del libro di Piero Dorfles, Bompiani, 202 pp., 18 euro
di
22 MAY 24
Immagine di Chiassovezzano. Una casa e una famiglia temeraria in tempo di guerra
In questo memoir, narrato con una prosa tanto limpida quanto scorrevole, il giornalista e critico letterario Piero Dorfles ha raccontato la storia della sua famiglia, formata da ebrei assimilati: una vicenda che si svolge tra la Trieste della metà del Novecento e la tenuta di Chiassovezzano – situata nel territorio del piccolo comune di Lajatico, in provincia di Pisa – dove, a seguito della promulgazione delle leggi razziali, i Dorfles furono costretti a rifugiarsi perdendo nel contempo la Umlaut che ne connotava il cognome.
Pienamente integrata nella vita culturale e civile della città giuliana la famiglia, negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, era costituita principalmente da due fratelli: Giorgio, il padre di Piero, e Gillo. Avvocato il primo, teorico e critico d’arte il secondo, decidono entrambi di restare a Trieste fino a quando nel 1943, con l’armistizio e l’occupazione tedesca, non resta loro che la fuga: e dove fuggire, se non a Chiassovezzano?
Frutto di un’accurata indagine storica condotta anche attraverso l’analisi di lettere, taccuini e annotazioni varie, il libro si rivela suggestivo soprattutto in virtù della scelta effettuata dall’autore: il quale ha deciso di rievocare quei mesi terribili descrivendo la casa ubicata nella tenuta, le sue stanze piene di storia e storie, il vasto giardino, la galleria sotterranea, il granaio, l’attrezzatissima cucina, la pantera nera che è il simbolo dell’abitazione: dal momento che ogni cosa, in quei luoghi, parla di chi vi ha vissuto.
C’è poi, contemporaneamente, la grande storia con la quale i Dorfles sono costretti a fare i conti: vale a dire la caduta del fascismo, la ritirata dei nazisti, le vessazioni antisemite, la quotidianità che li espone a continui pericoli. Scrive al riguardo l’autore: “A me sembra che quello che ne emerge, in fondo, è che tanto Gillo che mio padre sembrano essersi preparati, fin da quando apparivano enfant gâtés, a una battaglia che li costringeva a quella sfida, imposta loro dal momento storico in cui sono vissuti. E che forse è stata superata soltanto con la fine della guerra e delle persecuzioni”.
Da ultimo sembra interessante notare come nel racconto di Dorfles non appaia mai il termine “eroismo”, giacché egli preferisce utilizzare la categoria della “temerarietà”: il che viene messo subito in rilievo dal sottotitolo del volume. Nessun atto eroico viene compiuto, dunque, ma solo gesti e comportamenti “ordinariamente” temerari, magari un po’ sconsiderati. Un understatement che, insieme al tono sovente ironico e alla varietà dei temi, fa di Chiassovezzano un testo gradevolissimo.