Una fogliata di libri
Bang Bang Mussolini
La recensione del libro di Anna Vaught edito 8tto Edizioni (304 pp., 19 euro)
di
31 MAY 23
Ultimo aggiornamento: 03:51 AM

Può una storia di follia tradursi in una storia di salvezza? La risposta di Anna Vaught è il suo romanzo, Bang Bang Mussolini, che racconta l’amicizia immaginata tra Lucia Joyce, figlia di James Joyce, tormentata danzatrice che balla per rabbia o per tristezza, e Lady Violet Gibson, che il 7 aprile del 1926 ha attentato alla vita di Benito Mussolini con un colpo di pistola. L’impietoso file-rouge che lega le vite delle due donne è la reclusione nel St. Andrew’s Hospital, manicomio di Northampton. Che si siano realmente incontrate o che i loro sguardi si siano incrociati, riconosciuti, incuriositi, non è dato saperlo. Ma l’immaginazione supera di gran lunga la realtà, e Anna Vaught dona loro una nuova voce, una nuova via possibile, quello che non è stato ma avrebbe potuto essere. Lucia Joyce parla in prima persona, senza fare sconti cala il lettore nella vita dentro il manicomio e accompagna dentro i loro pensieri e le loro storie famigliari. Etichettate come isteriche che hanno preso congedo dalla propria ragione, Violet e Lucia hanno una stanza tutta per sé per essere pazze e un giardino per essere libere, pagando a caro prezzo l’aver scardinato i criteri che il patriarcato dichiarava per loro. Non potendo riscrivere i loro destini, con estrema delicatezza l’autrice traccia per loro una storia di salvezza: la possibilità di evasione grazie all’immaginazione, che per tutti è un dono, ma per chi è recluso è vitale. Così, le due internate insieme ad altre due donne, Blanche Wittmann – la Regina delle Isteriche – e Bertha Pappenheim – prima paziente di psicoanalisi, la Anna O del caso studio di Josef Breuer e Sigmund Freud – rimodellano il loro passato insieme e riscrivono il loro futuro. Come quattro uccelli che prendono il volo, le quattro donne superano le costrizioni di tempo – quello che le ha divise – e di spazio – quello che le ha rinchiuse – e si presentano a un mondo che le ha lasciate in ombra. Il libro di Vaught getta luce sulla realtà delle malattie mentali, è un atto di denuncia e un appello alla consapevolezza. Soprattutto, offre un urgente punto di vista: guardare nell’abisso con gli occhi degli altri. “Violet sa che cosa può fare l’immaginazione; le altre donne l’hanno intuito perché dovevano, per la loro sopravvivenza, per lo sforzo creativo di essere integre quando si presumeva che fossero isteriche, malate nella mente. L’immaginazione è vasta e versatile. Se non imparate niente altro da queste pagine, imparate questo”.