una fogliata di libri
Maria Zef
La recensione del libro di Paola Drigo, minimum fax, 202 pp., 14 euro
di
3 AUG 22

Ambientato nella durezza aspra delle montagne della Carnia degli anni Trenta, Maria Zef di Paola Drigo è un romanzo preceduto da un’eco potentissima: per come ha saputo affrontare tematiche di genere e allo stesso tempo lo straziante dramma della povertà che caratterizzava le zone alpine all’inizio del secolo scorso. Ha fatto benissimo Minimum Fax a riportare nelle librerie quella che è una pietra miliare della letteratura italiana troppo a lungo assente dagli scaffali e che vive ancora oggi di una lingua dalla straordinaria freschezza e attualità. Paola Drigo nata alla fine dell’Ottocento è la prima grande scrittrice e giornalista italiana ad ottenere spazio (collaborava già per il Corriere della Sera) e un vero e proprio successo letterario.
Scrittrice di racconti e romanzi, con Maria Zef Paola Drigo scandalizza la società italiana dell’epoca, dando una svolta alla sua letteratura parlando di fame e disagio sociale con cruda schiettezza. Una lingua che rivela anche oggi con esemplare modernità una forza evocativa straordinaria. Sfondo e protagoniste della storia le montagne mostrate in tutta la loro tragica inospitalità. Un realismo magnetico che porta i lettori a vivere la tragica vicenda di Mariute e Rosùte, orfane di madre e abbandonate alla violenza di uno zio che si rivela un orco privo di ogni forma di clemenza. Il mondo è quello contadino e le pratiche sociali riportano più ai libri di Piero Camporesi che a un Novecento di riscatto e modernità. L’infanzia è solo un dato anagrafico nella vita di Maria e di sua sorella, anzi più che altro un ostacolo all’emancipazione dalla fame e un’impossibilità palese a proteggere se stessi con la forza che quel mondo arcaico richiedeva a chiunque.
A dominare sono gli uomini, i maschi che alle leggi della montagna oppongono “leggi umane” altrettanto dure e violente. La vita è pura sopravvivenza e la religione si palesa in una chiesa quale esile rifugio. Restano così le infinite notti affamate e confuse da visioni a tratti lisergiche come solo la fame e la fatica possono dare. Lontano dall’ideologia neorealista che a distanza di decenni affatica o peggio ha terribilmente invecchiato molti dei testi degli anni Cinquanta e Sessanta, Maria Zef sembra parlare con la piccola Maria, seppure da un altro secolo, direttamente a El, Eleven di Stranger Things. Maria Zef si regge infatti straordinariamente sull’universalità emotiva e sentimentale di una bambina, e sulla sua capacità – nonostante tutto – di immaginare un possibile riscatto.
Maria Zef
Paola Drigo
Minimum fax, 202 pp., 14 euro
Paola Drigo
Minimum fax, 202 pp., 14 euro