una fogliata di libri

Infanzia

Giorgia Mecca

La recensione del libro di Tove Ditlevsen, Fazi, 150 pp., 15 euro

Ora che siamo lì, davanti alla strega, noto anche che le mani di mia madre sanno di bucato. Lo detesto quell’odore, e mentre in perfetto silenzio usciamo dalla scuola, il mio cuore si riempie di quel caos di rabbia, dolore e compassione che da oggi in poi, per tutta la vita, mia madre desterà sempre in me”. Tove è nata in un giorno di dicembre del 1918, l’anno in cui è finita la guerra. A sette anni si è accorta che la malasorte si è abbattuta sul suo destino e quello della sua famiglia. Tove vive con il padre socialista e disoccupato, la mamma giovane, distante e turbolenta, il fratello Edvin che è bello e sveglio ed è, al contrario della sorella, l’orgoglio di mamma e papà. Tove legge molto, impara a scrivere da piccola, le piacciono i canti di Chiesa e a volte, tra le pagine dei libri legge di persone fuori da comune che spera di incontrare anche nella vita reale. Purtroppo non le accade mai. “Dovunque ci si volti, si va a sbattere contro la propria infanzia e ci si fa male, perché è spigolosa e dura, e ci si ferma solo dopo esserne stati completamente lacerati”, scrive Tove Ditlevsen, sopravvissuta ai suoi otto, nove, dieci anni e alla solitudine e alla confusione di emozioni che si possono provare. Infanzia è il primo volume tradotto in italiano da Alessandro Storti e inaugura la trilogia di Copenaghen, un romanzo di formazione interiore che racconta quel miscuglio di sentimenti, dolcezza e rancore, che lega genitori e figli fin da quando sono piccoli. La donna diventa adulta, scrittrice e poetessa, con i residui della sua infanzia ancora appiccicati addosso, sì, perché l’infanzia ha un proprio odore, “anche se nessuno sente il proprio e a volte si ha paura che sia peggiore di quello degli altri”. Tove ricorda ancora, nitidamente, i silenzi ostili e improvvisi di sua madre, quando soltanto i loro corpi rimanevano vicini l’uno all’altro, evitando però ogni contatto. Lascia cicatrici che non si vedono la nostra vita di prima, compromette le relazioni sociali. Tove ha un’amica quando è piccola e si chiama Ruth, “ed è tutto quello che io non sono”. Ruth è una ladruncola e dice le parolacce, Tove vive con il costante terrore che la sua amica possa scoprire la sua vera natura. “Nei suoi confronti ho un misterioso debito che, sommato alla paura e al vago senso di senso colpa, mi grava sul cuore e colora il nostro rapporto allo stesso modo di tutte le altre relazioni strette e durature che avrò nel resto della vita”. Nel 2014 l’autrice è stata inclusa nel canone letterario danese, oggi finalmente possiamo leggerla anche in italiano 

 

Infanzia
Tove Ditlevsen
Fazi, 150 pp., 15 euro

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