L'Antialmanacco è la via di fuga dalle solite cronache pallonare

Gino Cervi

Delitti, partite, amori e pettegolezzi. Un fantasmagorico papier collé d’autore, nato  come rubrica di quel singolare blog d’inessenzialità sportive che è Portiere volante

Carlo Martinelli, autore dell’“Antialmanacco del calcio. Delitti, partite, amori e pettegolezzi” , la sera del 28 gennaio 2008 era presente, nell’inconvenzionale scenario di un’osteria milanese di Porta Ticinese, a una delle ultime, o forse davvero l’ultima, apparizione pubblica di Enzo Bearzot, indimenticato padre della patria nostra pedatoria. L’occasione era, anche allora, la pubblicazione di un libretto di non conclamata annunciazione che una compagnia amatoriale,  Em bycicleta. Presidio di fabulazione sportiva, aveva messo insieme per festeggiare, l’anno prima, gli ottant’anni del Ct del glorioso Mundial. La plaquette s’intitolava “Un coro per il Vecio” e Martinelli era tra gli autori dei diciannove racconti dedicati a Bearzot. Quella sera il Vecio si era scagliato contro una pubblicità – credo di un gestore telefonico – che all’epoca imperversava: Life is now. “Ma come? – diceva Bearzot (e lo potete andare ancora a vedere perché di quell’incontro ci sono 10 minuti molto divertenti su YouTube) – Diobono! La vita non può essere soltanto adesso. E ieri, e domani”. Un’entrata a gamba tesa contro la dittatura morale dell’attualità.

  

  
L’inattuale è la dimensione che, pervicacemente, coltiva Martinelli nelle sue passioni sportive a fronte di un mondo, proprio come quello dello sport, che vive oggi di sole contingenze, senza pensare al domani e dimenticando rapidamente le storie del giorno prima, come se avesse una memoria troppo piena per poter archiviare il passato, conservandolo per poterlo consultare alla bisogna. L’archivista Martinelli sull’argomento – in questo caso pallonaro – conserva uno sterminato archivio di carta stampata – libri, quotidiani, riviste – e da queste ha rigorosamente attinto per costruire il suo Antialmanacco, un fantasmagorico papier collé d’autore, nato originariamente come rubrica di quel singolare blog d’inessenzialità sportive che è Portiere volante. Martinelli, come nella tecnica inaugurata dal cubismo sintetico – Picasso, Bracque, Juan Gris – ricompone frammenti di cronaca calcistica e dintorni del passato, proponendoli tel quels, “non una riga di più, non una riga di meno”, ma aumentandone, proprio in virtù della ri-combinazione, il loro senso originario. Il risultato sono 365 tessere, dal 1° gennaio al 31 dicembre, di un anno che copre un secolo di avvenimenti, pescati e rigenerati dalle pagine di poco meno di una trentina di testate giornalistiche. L’architettura citazionista, spiega Martinelli, provoca dunque un effetto situazionista che fa deviare dal senso comune in una sorta di terapeutico détournement, di salutare via di fuga dal rumore di fondo dell’attualità insapore e linguisticamente impoverita delle cronache pallonare contemporanee, scritte, parlate o digitali. Così, se sfoglierete le pagine di gennaio di questo antialmanacco, verrete a conoscenza del nome del cane – un lupino – della fidanzata di Antonio Valentin Angelillo; del sorprendente gesto di Juan Alberto Schiaffino che regala una bicicletta nuova a un suo giovane tifoso vicino di casa, disperato perché gli avevano rubato la sua – notizia a dir poco strabiliante, conoscendo la leggendaria tirchieria del Pepe – ; della cronaca di una partita al Polo Sud; di un efferato omicidio causato dalla foto con dedica del portiere del Grande Torino, Valerio Bacigalupo, rinvenuta nella borsetta della vittima dal suo fidanzato forsennato di gelosia; di un portiere portoghese che para due cani entrati in campo; e della definitiva intervista di Marguerite Duras a Michel Platini sul senso del gioco del calcio. 

 
“Antialmanacchi, antialmanacchi nuovi… Bisognano, signore, antialmanacchi?”. Certo che ne bisognano di questi antialmanacchi. Diciamo noi “passeggeri” al “venditore” Martinelli. “Cotesto 18 euri e mezzo li vale tutti”.

 

Di più su questi argomenti: